Febbraio 1977. Lama all'universitá.

"Lascia che ti dica. Sei stato mal consigliato".(Rossana Rossanda).
(.....) Lama si presentó con due altoparlanti da 10000 watt. La sventura cresceva nella piazza mentre si diffondeva la sua voce. Assordante, incomprensibile. Il vero messaggio erano quegli altoparlanti che controllavano e plasmavano irrimediabilmente le proporzioni e la forma di quell'incontro. Mostrandosi con una comunicazione unidirezionale, Lama rivela la sua vera natura, perché le ragioni profonde di quel movimento toccavano proprio la piú generale questione del potere che si presentava ormai, col passaggio dalla societá industriale alla societá informatica, sempre piú come questione della comunicazione. Dunque autonomia del movimento significava, prima di tutto, comunicazione bidirezionale ed immediata, cioé rapporti non mediati dai partiti o da altre istituzioni, comunicazione spontanea, esplosiva, orizzontale, senza ritegno.
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Il potere si presentava sempre piú come sistema di comunicazione unidirezionale, verticale, centrico, che seleziona omologa gerarchizza i messaggi. Interrompere questo flusso diventava sempre piú la condizione essenziale di esistenza di un movimento, la piú preziosa.
Lama invece non conosceva che la grazia di chi sa ascoltare, i saggi-maturi-consapevoli della prima societá.
Quel giorno gli apparve la differenza tra quella grazia e questa degli indiani metropolitani, fatta di volontá di comunicare, di ironia, di fragilitá, di presenza instabile - quindici giorni prima non esistevano - (....)
Lama scopriva che in questa loro diffidenza assoluta a confondersi con un potere a cui delegarsi, in questa instabilitá, in questa dispersione imminente, in questa loro inoperositá, si fondava la sua rovina. In questo dunque stava la loro forza, che neanche la nuova sinistra era stata capace di immaginare.
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Che dire di un ceto politico che risolve una situazione come questa a bastonate? Eppure fu quello che avvenne. Il servizio d'ordine di Lama, diretto da Paolo Ciofi della Federazione romana del PCI, attaccó gli indiani improvvisamente, ferendone moltissimi. Furono trasportati nella facoltá di lettere e scomparvero lasciando una scia di sangue sulla scalinata. Non ritornarono mai. C'é da meditare su questa sparizione.
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Subito dopo, da quella facoltá dove erano scomparsi gli indiani, apparvero molti passamontagna assai piú motivati del servizio d'ordine del PCI, che fu fatto sgomberare in pochi minuti.
Il compromesso storico finí quella mattina, nel momento in cui il PCI si riveló incapace di mantenere l'unico vero impegno che importasse alla DC, quello di assicurare il consenso e la pace sociale. Inutilmente si cercherá di salvarlo adoperando la palindroma teoria delle due societá, che si prestava al tentativo di convincere la DC che il PCI doveva considerarsi impegnato a garantire solo il consenso della prima societá, e che in questo senso aveva mantenuto gli impegni. Quello stesso pomeriggio la mano passó ai blindati di Cossiga, che occupó l'universitá e pote' dire al PCI: i miei uomini li hanno fatti scappare come lepri.
Ebbe fine cosí la breve esistenza degli indiani metropolitani. Ma in dieci anni, cambiando aspetto, sono tornati mille volte.
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(ENZO MODUGNO - Su At/traverso del marzo 1987).