NON HANNO ANCORA CAPITO NIENTE
"Compagni carissimi, con una sequenza impressionante le mie mani si sono bagnate del sangue di Francesco, con la terra dei sampietrini, e dell'inchiostro per le impronte digitali. Ora sono in galera perché il Potere ha avuto paura delle piccole intelligenti macchine che abbiamo creato. Centinaia di celerini e carabinieri, ridicole tute da marziano per imbavagliare un circuito rimontato in mezza giornata. Di nuovo, le scene ripetute, il giorno dopo, col "fermo o sparo" tipici del loro modo di chiedere udienza. Non gli era bastato togliere la corrente elettrica a tutto il quartiere, i compagni hanno continuato a trasmettere con una batteria d'auto. E ancora, il giorno dopo, decine di carabinieri coi fucili, carri blindati, pistole agitate sotto il naso dei compagni. Ci avevano coperto il segnale con un fischio, ma abbiamo subito cambiato banda. Arrivavano continuamente telefonate di gente solo per dirci che erano contenti che continuavamo a trasmettere. Poi l'arresto.
Ora si cercano i responsabili. Con la stessa logica del PCI che divide fra movimento e provocatori, con la stessa logica di Radio Cittá che voleva contrattare prima le cose che avremmo detto per radio. NON HANNO ANCORA CAPITO NIENTE. Come quel carabiniere che mi stringeva le manette fino a farmi sanguinare perché lui non aveva potuto studiare, non hanno capito quello che Radio Alice ha rappresentato per un anno per migliaia di compagni; la possibilitá di parlare in prima persona, di esprimere col proprio dialetto, coi propri accenti i propri bisogni, la radicale esclusione di chiunque si erga a portavoce di altri, di chiunque non pratichi le cose che dice. Questo é il patrimonio dei protagonisti di questa straordinaria risposta agli assassini di Francesco.
Questa era l'aria che si respirava nelle assemblee. Il discorso politico, le analisi sociologiche di cosa fosse il movimento erano giá pratica quotidiana per i compagni.
A chiarire tutto questo sono stati gli assassini di Francesco; hanno chiarito fino a che punto la politica possa scindersi dalla vita; fino a cercare di sopprimerla. L'organizzazione dello stato, dei partiti, vive di questa alienazione. Questo é il nemico storico dei rivoluzionari.
Ma chi si lamentava delle insufficienze organizzative é stato travolto dalla capacitá pratica di funzionare insieme che hanno avuto i compagni nei giorni successivi. La rabbia ha risvegliato l'intelligenza collettiva del movimento. Proprio nella pratica della delega mascherata da partecipazione 10.000 compagni hanno socializzato conoscenze, emozioni, capacitá organizzative. E' stata un'esplosione di amore collettivo alla vita che ha fatto assaggiare ai commercianti che cosa vuol dire per i proletari far sacrifici, che ha detto a tutti gli uomini del Potere che per noi vale di piú di tutte le loro vetrine, di tutte le loro macchine di tutte le loro merci di lusso. Il Potere ha avuto paura. Il problema é non farsi contagiare dalla loro paranoia.
Se la Politica delle Istituzioni é il nemico del movimento, terreno di azione del movimento é la pratica collettiva della riduzione dell'orario di lavoro, che vuol dire diritto alla autodeterminazione per i non garantiti (la categoria di disoccupato non ha piú senso col livello attuale di forza del movimento).
Agli operai occorre chiarire che i carri armati sono per coprire l'abolizione delle feste, che l'estensione del tessuto produttivo di cui parla il PCI non fa che riproporre all'infinito la dialettica crisi-sviluppo di cui vive il capitale. Fino a quando questo pianeta non sará piú abitabile; che l'unico modo di cambiare modello di sviluppo é lavorare meno in qualunque modo possibile.
La pratica di vita che abbiamo
condotto nelle nostre case, nei luoghi d'incontro, nell'universitá
deve sottoporsi alla critica di grandi masse. Occorre essere pesci
nell'acqua. Senza l'illusione di rappresentare modelli, ma ciascuno
con la sua storia di lotta, di vita con - ancora una volta e per
sempre - la voglia di trasformarla."
un compagno dal carcere.
(AUTORI MOLTI COMPAGNI - BOLOGNA MARZO 1977 ... FATTI NOSTRI
