Il nero mese di maggio                                              

Dopo i giorni della furiosa rivolta il movimento si ritrova pesantemente perseguitato dall'iniziativa repressiva delle forze di polizia e della magistratura, criminalizzato dall'informazione ufficiale e dalle dichiarazioni di "unanime condanna" da parte delle forze politiche istituzionali. Ma ció che pesantemente influisce in termini negativi al suo interno sono le diverse valutazioni che emergono riguardo ai giudizi di bilancio sugli scontri. Comincia ad incrinarsi quell'omogeneitá politica che nei mesi precedenti aveva garantito compattezza alle iniziative di lotta. Si ufficializzano le divisioni tra i settori militanti che fanno riferimento ai vari progetti dell'autonomia operaia e le altre componenti del movimento, soprattutto le donne e i creativi.

Nel vuoto di iniziativa di massa che ne consegue trovano impulso tensioni e pratiche di piccoli gruppi militaristi. Lo stillicidio di piccoli e grandi attentati (alla fine dell'anno se ne conteranno piú di duemila) impongono a tutto il movimento prese di posizione chiare e definitive riguardo al problema dell'uso della violenza nelle lotte politiche.

Il 16 marzo riapre l'universitá di Roma che resta presidiata da ingenti forze di polizia. All'interno peró la contestazione trova continue forme di espressione indirizzate soprattutto contro i docenti legati al Partito comunista. Per reazione l'Universitá viene di nuovo chiusa, ma alla sua riapertura trova gli studenti puntualmente decisi a ripresentare nelle loro assemblee una piattaforma di richieste in linea con le lotte dei mesi precedenti: via la polizia dall'universitá, Universitá aperta dalle 8 alle 22, 27 garantito, libera scelta dell'argomento d'esame, corsi Universitari serali per i lavoratori ecc. Alla metá d'aprile anche il movimento bolognese riprende fiato: dopo che i mezzi corazzati della polizia hanno lasciato le piazze molte facoltá vengono rioccupate.

Ma a Roma il 21 aprile si riaccende lo scontro con la polizia. La mattina gli studenti occupano l'universitá sulla base delle richieste avanzate all'inizio del mese. II rettore Ruberti per la terza volta dall'inizio dell'anno accademico chiede l'intervento della polizia. Lo sgombero é immediato e si svolge in una relativa calma. Nel pomeriggio peró gruppi di studenti e di giovani proletari si organizzano nel vicino quartiere di San Lorenzo dove hanno sede i gruppi autonomi piú organizzati. I reparti di polizia all'interno dell'universitá appena sgomberata vengono attaccati con lancio di oggetti contundenti e di molotov. La reazione poliziesca é spropositata: colpi di fucile e raffiche di mitra ad altezza d'uomo. Dall'altra parte si risponde al fuoco. Tre allievi di PS cadono sull'asfalto, uno di loro é morto, un altro é ferito gravemente.

                  

Questo episodio segna l'inizio di un'escalation di azione-reazione nell'uso delle armi in piazza che risulterá catastrofico per il movimento di massa. All'indomani della morte del poliziotto Settimio Passamonti si scatena una campagna di criminalizzazione senza precedenti. Il movimento si ritrova, oltre che pesantemente isolato, drammaticamente diviso e confuso al proprio interno. Nelle assemblee che dovrebbero decidere la posizione da assumere rispetto al fatto scoppiano risse e si producono lacerazioni irreversibili. Lo schieramento repressivo ne approfitta dichiarando che " lo Stato d'ora in poi risponderá con le armi" mentre la questura di Roma vieta tutte le manifestazioni fino al 31 maggio.

Il 2 maggio l'Universitá riapre. A Torino, in concomitanza con l'apertura del processo contro i militanti delle "Brigate Rosse", un nucleo dell'organizzazione clandestina uccide l'avvocato Croce, presidente dell'Ordine. A Bologna viene di nuovo chiusa l'Universitá per impedire lo svolgimento di un convegno di movimento.


Il mese di maggio é il piú nero per il movimento. Le forze politiche, unanimemente, incitano alla repressione forsennata di ogni manifestazione collettiva di antagonismo politico. Polizia, carabinieri e magistratura si sentono legittimati all'uso delle manieri pesanti. Il primo maggio, a Roma, durante la manifestazione nazionale istituzionale il movimento si scontra con i servizi d'ordine del sindacato, interviene la polizia con pestaggi e arresti. Il giudice di Bologna Catalanotti arresta decine di aderenti al movimento con laccusa di aver organizzato il "complotto" di marzo. Anche a Padova, per iniziativa del procuratore della repubblica Calogero, mandati di cattura e denunce per associazione a delinquere contro docenti e studenti dell'Istituto di scienze politiche dell'universitá. La Dc lancia la campagna per la reintroduzione del fermo di polizia.

Il 12 maggio il movimento tenta una manifestazione pacifica di celebrazione della vittoria del referendum sul divorzio del '74. La manifestazione é organizzata dal Partito radicale. A piazza Navona la polizia interviene subito picchiando alcuni suoi deputati parlamentari; poi si scatenano le cariche contro tutti i gruppi che transitano nei pressi della piazza. La manifestazione non era organizzata, non c'erano servizi d'ordine né strumenti per difendersi.


Molti di questi gruppi retrocedono verso Campo dei Fiori dove vengono erette delle barricate e disselciato il fondo stradale per procurarsi dei sassi. La polizia getta in campo le sue squadre speciali: agenti in borghese travestiti da "estremisti" sparano ad altezza d'uomo.

Gli scontri proseguono per ore, a sera tarda su Ponte Garibaldi muore, uccisa dalla polizia con un colpo alla schiena mentre fuggiva, Giorgiana Masi, vent'anni, simpatizzante del Partito radicale.

La consapevolezza che il livello raggiunto dallo scontro mette in gioco 1'esistenza di chiunque osi scendere in piazza comincia a dare i suoi frutti in termini di deterrenza terroristica. All'indomani della morte di Giorgiana Masi non si assiste a una reazione simile a quella avvenuta a marzo dopo la morte di Francesco Lorusso. La partecipazione di massa é andata calando con il crescere della durezza dello scontro, dell'iniziativa repressiva, delle contraddizioni non risolte all'interno del movimento. Nonostante questo i settori piú organizzati dell'autonomia operaia romana sono in grado di determinare una controffensiva in molti quartieri della cittá. Scontri durissimi con sparatorie si svolgono a Garbatella, Prati, Appio, Montesacro.

Il giorno 14 sempre a Roma la polizia carica e disperde a manganellate un sit-in pacifico organizzato dalle femministe sul 1uogo dove era stata uccisa Giorgiána Masi. Lo stesso giorno a Milano durante un corteo dell'autonomia operaia che sfila per le strade del centro protestando contro la repressione un gruppo si stacca e apre il fuoco contro la polizia. Restano gravemente feriti due poliziotti, mentre un terzo, il brigadiere Antonino Custra, muore per un colpo che gli trapassa la testa.

Questo avvenimento che getterá in discredito l'autonomia operaia milanese presso tutto il movimento aveva giá avuto la sua incubazione due mesi prima in occasione del corteo del 12 marzo.

(PRIMO MORONI/NANNI BALESTRINI - L'ORDA D'ORO - SugarCo 1988 )


(della memoria) VOLTI :

(parole video giornali foto)

 

giorgiana masi 



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