
L'altra editoria, l'altra comunicazione
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Il rapporto tra giovani di movimento e scrittura é dei piú difficili. Pur se la riscoperta della letteratura e della poesia, la profonda rivoluzione del linguaggio imposta dal movimento del '77 e soprattutto la grande, potente trasformazione del costume e della realtá, non potranno non avere esiti letterari, anche se in tempi lunghi e probabilmente per opera di una generazione nuova che non é quella dei "politici".
Il sottobosco delle piccole case editrici e delle microiniziative di stampa é , comunque, piú vivo e vegeto che mai.
A Bologna, Roma, Milano e nella "provincia" é in corso un nuovo fenomeno: almeno dieci piccole case editrici in simbiosi con tipografie funzionanti a macchinari poveri, hanno acquistato la offset piana che costa pochi milioni e che permette una buona stampa, e pubblicano anche con tirature molto basse passando poi per un circuito alternativo nella distribuzione. Il fenomeno giá conosciuto in Germania in seguito alla brutale repressione esercitata dalle autoritá verso qualsiasi forma di produzione non istituzionale, ha trovato da noi altre sollecitazioni, altri moventi.
Non é che l'apparato industriale della cultura eserciti una forma di repressione esplicita nei confronti delle intelligenze emergenti: semlicemente le ignora. A lungo snobbó, per esempio, un'esperienza come quella dei "Quaderni Rossi". Tollera con difficoltá nuovi autori che non siano immediatamente riconducibili a categorie letterarie affermate, quelle dei Moravia, dei Calvino, dei filoni americani, e cosí via.
Arriva spesso ad assumere anche se in ritardo e quando la struttura interna degli operatori culturali nei suoi assetti lo permette il personaggio che faccia da tramite diretto con i settori di movimento. Per lo piú il nuovo talento viene individuato attraverso le sue prime pubblicazioni su riviste o nella piccola editoria, facendo assumere a quest'ultima una funzione di setaccio, ma ancor piú la grossa editrice tende a confezionare essa, dall'interno, libri e autori in un opera di puntuale pianificazione.
La separazione tra queste forme di editoria é netta c'é nelle grosse editrici un preciso progetto culturale che quasi sempre manca nelle piccole, le quali peró hanno percorsi culturali piú agili e soggetti a modificazioni. Ancora: c'é la programmazione dei titoli, elemento basilare e impianto di tutta la politica editoriale, le 80-90 piccole case che operano oggi in Italia fondano invece la loro esistenza proprio sul contrario, non tanto perché manchino di strutture, organizzazione del lavoro, personale adatto e sufficiente, ma perché ció che conta ed é vitale per loro é uscire con il libro giusto nel momento giusto. Per realizzarlo bastano anche due o tre mesi. Il pubblico col quale comunicano é ristretto, il bisogno cui dare risposta spesso é emergente o in via di formazione, per cui le tremila copie di media di tiratura sono quasi sempre sufficienti.
Per questo molte volte la piccola editoria si trova a giocare d'anticipo rispetto a fenomeni sociali che poi esploderanno o alla riscoperta di filoni che in seguito verranno rivangati dalla grossa editoria. É stato il caso del libro su "Radio Alice" pubblicato nel dicembre '76 da l'Erba Voglio che al momento non ebbe nessuna risonanza e che poi alimentó un interesse enorme sul linguaggio, radio libere, nuova immaginazione: tutti elementi che troveranno la carica dirompente nella primavera del '77. É stato il caso della riproposta dei poeti surrealisti, delle grandi scrittrici del passato come Virginia Woolf, ripresa dalle edizioni "femministe" e poi ristampata in grandi tirature dai grossi editori sempre pronti a cogliere al volo le indicazioni.
Giá nel '75 tuttavia escono i primi numeri di "A/traverso" come ricerca aperta sui problemi globali e complessivi del linguaggio, del privato, e dell'intelligenza nei confronti del potere, oltre i rigidi schemi ideologici delle organizzazioni ma anche oltre il terreno banale del dibattito sulla crisi della militanza e sull'emergenza dei bisogni; per cui vengono ricercate vie piú complesse che si riallacciano a un impianto culturale che va da Majakovskij a Bataille, dai "Quaderni Rossi" a Deleuze e Guattari. É un progetto di piccola rivoluzione culturale che nasce, non a caso, come riscontro speculare proprio a Bologna, dove il modello di socialismo realizzato risultava oppressivo, debole, poco attraente. Di qui anche un certo percorso parallelo con i nuovi filosofi alla Henri-Levy e alla Gluksmann che sposando la critica di ogni dissidenza portavano avanti un violento attacco ai paesi dei gulag.
Tra l'inverno '76 e il luglio '77 esplode un fenomeno senza precedenti: la nascita di 69 nuove testate con una tiratura complessiva di 300 mila copie di cui 288 mila vendute, stampate in nove regioni diverse d'Italia, nelle metropoli ma anche in situazioni incredibili come Pero, Sesto San Giovanni, Brugherio, in provincia di Catanzaro, Ascoli Piceno, Ferrara, Rimini, Savona, Imperia. Sono "Zut", "A/traverso" "Wow", "Bilot", giornale della Brianza, Nel morbido blu, catanzarese, in una sorprendente omogeneitá di linguaggio a dimostrazione di rivoli e percorsi culturali comuni, ad esprimere i contenuti del movimento'77. Si teorizza la trasversalitá all'interno dei grandi temi sociali fuori dalla costrizione di categorie come proletariato, borghesia, ormai consunte dall'ideologia.
Cosí come ha fatto il femminismo ci si oppone ad ogni sistema ideologico, I'antagonismo radicale di una forte emergenza rompe con 1'entrismo e l'illusione di modificazione di partiti, sindacati, regioni, scuole, industria culturale. La quotidianitá vissuta come momento rivoluzionario in tutte le sue componenti deve bruciare il massimo di inventivitá e creativitá. Di qui l'uso ironico del linguaggio, i nonsense, la rivendicazione del diritto a viaggiare (con i biglietti del treno perfettamente falsificati) il diritto allo spettacolo, non quello delle periferie ma quello delle "prime" (proprio per questo i circoli giovanili occupano le sale del centro" la teoria dell'intelligenza tecnico-scientifica (che fa impazzire i semafori di Bologna e svuota le gettoniere telefoniche di mezza Italia" il "totoismo rivoluzionario", cioé la comune passione per la maschera geniale di Totó riscoperta nelle sue radici popolari.
Radio Alice rompe tutti i termini
della comunicazione. Cosa mai fatta nella sinistra italiana, il
movimento rivoluziona il linguaggio con una ricerca consapevole.
Inventa nuovi metodi di stampa, con ritagli di giornale, pennarelli
e carta bianca battuta a macchina e applicata su lucido crea un
nuovo esecutivo di stampa che permette una libera impaginazione
uscendo dagli schemi tipografici.
Ma la carica di creativitá espressa dal movimento '77 riuscirá ad avere sbocchi editoriali imprevedibili anche a livello di un media ironico e dissacrante come "Il Male", che raccoglie intorno alla propria redazione il meglio dei disegnatori di "strip" a livello nazionale raggiungendo rapidamente tirature molto elevate.
Diversa é la sorte dell'area
della,<controinformazione>, che sará costretta a
ripiegarsi su se stessa nell'inseguire le tematiche della repressione
emergente, del dilagare della lotta armata e dell'irrigidirsi
del modello repressivo-carcerario.
(PRIMO MORONI/NANNI BALESTRINI -
L'ORDA D'ORO - SugarCo 1988 )
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