Vincenzo Sparagna: L'avventura
del "Male
L'esperienza del "Male" ha origine dal movimento del '77 e in specifico dalla fase che segue le "insurrezioni" di primavera. In quella fase si delinearono due filoni differenti che ebbero differenti futuri. Quello della lotta armata che devió velocemente verso un'attivitá di guerriglia immaginaria diffusa come recita obbligata di coerenza rivoluzionaria e quello che intuí l'importanza dello slittamento della lotta politica sulla lotta mediatica, sulla lotta della comunicazione con la coscienza di essere sulla soglia di un'epoca postideologica.
Il principale problema che attanaglió il movimento del '77 fu quello di riuscire in un qualche modo a comunicare i suoi contenuti fuori dei propri ambiti verso il resto della societá, e attorno a questo problema ci furono le due soluzioni: quella dell'ispirazione linguistica e quella della sparatoria. Io credo che la scelta dell'ispirazione linguistica fu coerentemente di sinistra, mentre la scelta della sparatoria fu una scelta sciocca perché non teneva conto che la vera guerra che si gioca nella societá contemporanea é quella della comunicazione. Queste riflessioni erano giá interne a quelle che furono le esperienze pilota del "Male", e cioé ai giornali "Cannibale", "l'Avventurista" e "I quaderni del sale".
"Cannibale" fu un giornale underground di massa perché anche se era stampato in 300 copie aveva l'aspirazione di parlare a tutti. Questa prima esperienza segnó il superamento dei vari fogli del '77 che erano una commistione di fraseologia rivoluzionaria e di letteratura. Intanto, nello stesso periodo, per iniziativa di Pino Zac e di Vincino nacque "I quaderni del sale", un giornale piú propriamente legato alla tradizione della satira di sinistra, mentre il quotidiano "Lotta Continua" cominció la pubblicazione di un inserto satirico che si chiamava "l'Avventurista". Fu in questi giornali, che vissero pochi mesi, che si formarono i protagonisti del Male.
In queste esperienze pilota si scelse
la battuta, lo scherzo, la scrittura "demenziale", e
soprattutto il fumetto come strumenti di comunicazione piú
"bassi" piú popolari, piú recepibili a
livello di massa. Per quanto riguarda i fumetti per esempio si
scoprí una cosa, magari banale ma per noi importante, e
cioé che non era assolutamente necessario saper disegnare
bene o possedere una qualche tecnica particolarmente raffinata.
Dal punto di vista dei contenuti quei fumetti, a differenza di
quelli degli anni Sessanta e Settanta, non avevano una funzione
di evasione ma di denuncia ironica e graffiante della miseria
della vita quotidiana che mirava a distruggere il mito della societá
reale ordinata e razionale. Questi elementi sono poi stati riassunti
dalle solite schematizzazioni linguistico-filosofiche dei media
come pura demenzialitá; un modo per impoverire un percorso
di intelligenza e di conoscenza.
Questi giornali si facevano dentro il movimento in una situazione assembleare in cui si incontravano delle persone intere e non delle frazioni di persone, come si incontrano nei meeting societari in cui ognuno interpreta il suo piccolo ruolo di specializzazione e di professionalizzazione. Dalla crisi di questi giornali, nel febbraio del '78, nasce il "Male". All'inizio non c'era una redazione fissa. I primi numeri erano piuttosto brutti perché quel che piú spiccava era il cattivo gusto di una satira vecchia, volgare e di maniera con i soliti stereotipi della sinistra che attacca la destra. A cambiare radicalmente l'orientamento del giornale fu il rapimento Moro. Lo sviluppo della vicenda Moro andó in parallelo con lo sviluppo del "Male" come impatto che esso ebbe sulle minoranze di massa del movimento che agivano comunicazione sociale nel senso della loro capacitá di produrre mutamenti reali di opinione. Il "Male" fu l'unico giornale a ribaltare l'operazione ipocrita di santificazione della figura di Moro operata dai media ufficiali.
Dopo l'uccisione di Moro, il "Male" aprí la fase dei falsi, che consistevano nella riproduzione delle testate dei maggiori quotidiani nazionali. Il primo fu quello del Corriere dello sport che annunciava l'annullamento dei mondiali di calcio. Poi ci fu quello dell'"Unitá" che titolava a caratteri cubitali: Basta con la DC. Era ancora il periodo dell'unitá nazionale, del governo delle astensioni e destino volle che il titolo di quel falso anticipasse la scelta che il Pci prese veramente l'anno successivo. La fortuna del falso dell'"Unitá" poggiava evidentemente su un immaginario che si intuiva desiderato per il "popolo di sinistra".
Le vendite ebbero un'impennata salendo
fino alle 50.000 copie. Seguirono altri falsi clamorosi come quello
del "Corriere della Sera" che annunciava lo sbarco degli
Ufo, quello del "Giorno" con I'arresto di Ugo Tognazzi
come capo delle Brigate Rosse, quello di "Repubblica"
che proclamava: Lo Stato si é estinto.
Parallelamente al successo di pubblico e di vendite correvano le denunce e le perquisizioni in redazione e nelle case dei redattori. Io fui arrestato e incarcerato per quattro giorni, ma questo valse, piú che da deterrente, da incentivo pubblicitario, portando le vendite del giornale a 80.000 copie. L'esperienza del Male, almeno nei suoi aspetti piú originali, finirá nel 1980 anche se il giornale proseguirá con altre redazioni fino al 1982. Nell'80 io, Scozzari, Mattioli, Tamburini, Pazienza, Liberatore, cioé il gruppo di "Cannibale", decidemmo di lasciare quell'esperienza e di promuovere la rivista "Frigidaire", partendo dalla convinzione che la satira di fine anni Settanta non era piú adeguata a svolgere un ruolo efficace nello scenario del decennio che si apriva; un decennio molto ambiguo in cui da un lato si assisteva al montare dell'ideologia del denaro, del successo, del potere, mentre dall'altro si constatava come 1'esito finale della deriva degli armati aprisse moltissimi e inediti canali di passaggio a una nuova comunicazione.
Io credo che, se il '68 é
stato la "presa della parola ", gli anni Ottanta sono
stati la presa delle tecniche della comunicazione moderna
che, in quanto tale, va oltre la parola. Oggi, infatti, esistono,
purtroppo ancora sparpagliati, divisi e incomunicanti tra loro,
variegatissimi personaggi che sotto la dicitura formale di operatori
dell'informazione, memori della ricchezza dell'esperienza passata
nelle strutture della comunicazione extraistituzionale, rappresentano
la costituzione soggettiva di potenziali guerriglieri dell'informazione.
(PRIMO MORONI/NANNI BALESTRINI -
L'ORDA D'ORO - SugarCo 1988 )
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