IL LAVORO COME CATEGORIA ANTROPOLOGICA

(.....)

In primo luogo il capitale mette in atto una massiccia ristrutturazione produttiva che determina l'espulsione di una parte consistente della classe operaia di fabbrica, emarginando in condizioni di disoccupazione enormi masse di lavoratori che non sono in grado di seguire il passo delle trasformazioni tecnologiche.

La massa di lavoro necessario nel processo di produzione industriale diminuisce con l'applicazione della tecnologia labor-saving, e con l'aumento dello sfruttamento relativo della forza-lavoro. Di fronte a questa riduzione del lavoro necessario, il movimento del '77 avanzó una proposta politica che il movimento operaio storico (sindacati e partiti) non riuscí a comprendere e meno che mai a tradurre realisticamente. Il programma era sintetizzabile nella formula "lavorare tutti ma pochissimo", lavorare meno per lavorare tutti.

(.....)

Questa possibilitá non fu colta al momento opportuno, quando la forza dei movimenti era alta, e di conseguenza si determinó una separazione fra settori residuali e settori emergenti del lavoro produttivo. A partire da quel momento il capitale mette in movimento una gigantesca macchina di sussunzione dell'attivitá mentale, e di sottomissione di questa attivitá alla regola del valore e della disciplina sociale.

L'attenzione deve spostarsi dalla dimensione economica a quella antropologica, se si vuole comprendere per intero la questione del lavoro. L'analisi critica del capitalismo deve farsi analisi critica del moderno in quanto dimensione epocale definita dal predominio dell'economia sulla tecnica.

Questa messa in questione della dimensione antropologica su cui il capitalismo si fonda é uno dei caratteri peculiari dei movimenti culminati nel '77, a partire dal movimento femminista, che proprio si fonda su questo spostamento dell'attenzione dalla struttura economico-politica alle categorie antropologiche del patriarcato e del familiarismo.

Il dominio é la condizione antropologica di possibilitá del rapporto di produzione capitalistico. Il dominio é la sussunzione della vita e dell'attivita' umana entro il modello di funzionamento economico (entro la legge del valore) e di conseguenza é la sottomissione del mondo naturale ed umano da parte della tecnica.

Entro questo contesto categoriale viene ad emergere la questione del tempo di vita, della qualitá della vita quotidiana. Il terreno sul quale il processo di sottomissione della vita umana al rapporto di produzione si svolge é questo: il depauperamento del mondo esperienziale.

Quanto piú povera é la vita quotidiana, quanto piú essa é infelice, tanto piú puó affermarsi il dominio capitalistico sul tempo di vita. Quanto piú misera é la relazione sociale, tanto piú facilmente e completamente puó venir sottomessa alla produzione di valore. Insomma, il predominio dell'economia sulla vita presuppone una condizione antropologica che si realizza attraverso lo svuotamento e la colonizzazione del tempo di vita.

(.....)

(FRANCO BERARDI BIFO - DELL'INNOCENZA, INTERPRETAZIONE DEL '77 - AGALEV EDIZIONE 1987).



2010 ulisse@lestintorecheamleto.net

1997 www.lestintorecheamleto.net