MOVIMENTO CREATIVO E LAVORO PRODUTTIVO
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La forma stessa dell'impresa sembra cambiare radicalmente, quando dalla produzione capitalistica classica si passa alla produzione di servizi ed a maggior ragione di merci immateriali. Le piccole aziende di produzione video, e le piccole strutture di creazione, di pubblicitá, di moda, sono molto spesso imprese in cooperazione, attivitá nelle quali il lavoratore é tutt'uno con l'organizzatore e l'imprenditore; le forme organizzative riproducono spesso modelli di tipo artigianale, e la organizzazione dello sfruttamento sociale di questo tipo di lavoro é molto piú complessa e frammentata di quanto accade nel processo di produzione della grande industria.

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Quando nel '68 si disse "l'immaginazione al potere", si riprese il nucleo programmatico dell'avanguardia.

Ma ora, nel mondo della produzione immateriale, l'immaginario costituisce un paralizzante dominio sulla immaginazione: l'immaginazione é cosí al potere, e solo lá. Il potere é potere della immaginazione assorbita dalla tecnica e dall'economia (attraverso la pubblicitá, la televisione, il militare, attraverso la paura, la depressione ed il panico).L'immaginazione si paralizza cosí nell'Immaginario, e l'Immaginario modella a sua immagine le immaginazioni individuali (le attese, le motivazioni, le proiezioni, ed in ultima analisi le pratiche, le azioni, i comportamenti ed i modi di essere).

Ma per realizzare l'opera di sottomissione dell'energia creativa (che si era espressa autonomamente) al dominio della merce, fu necessario un processo di svuotamento dell'attivita'creativa, un azzeramento della sua qualitá concreta e della sua consapevolezza, una riduzione della forma-invenzione ad astratta prestazione senza contenuto.

Questo svuotamento fu realizzato, in Italia, attraverso una precisa politica culturale che raccolse l'ereditá piú superficiale del '77, e la avvió verso il suo destino di dipendenza dal mercato e dal potere.

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Il culto della superficie rese possibile il distacco fra creativitá e consapevolezza delle sue potenzialitá piú profonde, e di conseguenza rese possibile la trasformazione dell'area sociale creativa in area dell'animazione sociale, dell'intrattenimento, e poi, poco a poco, della produzione di merci per il tempo vuoto (cosidetto libero).

La politica culturale dell'effimero fu un equivoco in cui il ceto politico della sinistra cadde per superficialitá, e per l'incapacitá di comprendere il senso e la potenza dlel'esplosione creativa, fu una dimostrazione dello sbando culturale del PCI. Quella politica lavoró a consegnare la cultura di massa al cinismo, che ha trovato poi nella svolta craxiana degli anni '80 il suo compimento ed il suo trionfo come attegiamento sociale dominante.

La cultura sacrificata ai mercati ed ai nuovi ricchi, la ricerca sbeffeggiata dall'ignoranza, la coerenza etica calpestata dall'arroganza, la raffinatezza estetica schiaffeggiata dalla volgaritá: l'era dei Verdiglione e dei Bonito Oliva.

Cioé l'era dei Berlusconi e degli Aiazzone.

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(FRANCO BERARDI BIFO - DELL'INNOCENZA, INTERPRETAZIONE DEL '77 - AGALEV EDIZIONE 1987).



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