societá postindustriale


L'avvento della societá postindustriale, l'emergere di nuovi comportamenti, valori , forme di conflitti, la violenta riconversione economica con la fine della produzione tayloristica, hanno colto completamente impreparata gran parte della cultura e del mondo politico di sinistra. La sconfitta dei 35 giorni alla Fiat, nel 1980, é forse il momento storico nel quale l'inadeguatezza di una tradizione si evidenzia nella sua interezza. Ma, come sempre avviene nella storia, il destino non era segnato. Tre anni prima dell'avvento dei "terribili" anni '80, il movimento del 1977 aveva lucidamente colto le profonde trasformazioni in atto, evidenziando l'inutilizzabilitá degli strumenti interpretativi classici della sinistra in una chiave di liberazione.

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L'immediatezza dei bisogni "qui e ora", non differibili nel tempo futuro di una societá liberata rimanda al "no future" del movimento punk inglese. Qui per la prima volta, nei movimenti sociali come nelle sottoculture giovanili, la linearitá del tempo, il suo senso teleologico vengono spazzati via. Non c'é spazio per la politica, per il suo rimandare a un tempo "altro", per l'idea di progetto, in questo presente esteso. Politico e sociale prendono due strade differenti, che si allontaneranno ancor di piú per tutti gli anni '80.

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In questo quadro, il rifiuto del lavoro salariato e l'attenzione nei confronti dello sviluppo della produzione di beni immateriali, soprattutto nel campo dell'informazione, é l'altra intuizione del movimento sulla quale Bifo si sofferma. Il rifiuto del lavoro salariato in fabbrica non é solo la logica conseguenza di un secolo di lotte contro la condizione di vita operaia, ma é anche il rifiuto di continuare a confrontarsi su un terreno, quello della produzione di beni materiali, ormai non piú centrale.

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Quello che emerge é la consapevolezza del cambiamento di scenario in atto, l'avvento della societá postindustriale centrata sulla produzione di beni immateriali.

L'esperienza del circuito delle radio libere é da questo punto di vista sicuramente la piú significativa (.....).

Rottura della separazione tra produttori e fruitori dell'informazione, massificazione del modello espressivo dell'avanguardia, formazione di un esercito di potenziali professionisti della comunicazione sono, secondo Bifo, le principali conseguenze di quell'insurrezione tramite i segni (Baudrillard) che fu una delle principali caratteristiche del movimento.

Irrazionalismo e diciannovismo, cosí la sinistra, per lo meno in gran parte, definí le analisi del movimento. A Bologna, a Roma, in misura minore a Torino e a Milano, nelle grandi cittá amministrate dalle giunte di sinistra, le istituzioni rimasero sorde e scelsero la strada della repressione (ma questo tema, quando si parla dei motivi del fallimento delle amministrazioni di sinistra non lo si ritrova mai). A Bologna addirittura, nelle giornate di marzo, il Pci visse la sua "piccola Praga", con i carri armati nelle strade contro i movimenti.

SI scelse di metter in luce solo il problema della violenza, della radicalitá dei comportamenti antagonisti, rafforzando cosí proprio i caratteri piú residuali presenti nel movimento: un'idea di violenza finalizzata allo scontro con lo stato per il potere, una logica militare tutta interna alla tradizione leninista del partito e dell'avanguardia.

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"La rivoluzione é finita abbiamo vinto" si affermava su Zut/Attraverso, dopo le giornate di marzo. Una nuova concezione del processo di liberazione si era affermata, sradicando il modello dominante di scambio economico tra lavoro e salario. Non basta un semplice Berlusconi per chiudere questa partita.


(Da un articolo di recensione sul libro di Bifo "Dell'Innocenza" scritta da Marco Grispigni sul Manifesto il 6 gennaio 1990).



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