E poi c'é anche la Nikodemite:
colloquio di G. Corbi con G. Amendola
"Essere ottimisti" spiega Amendola, "non significa non vedere la gravitá della situazione ed i pericoli che minacciano la nostra democrazia. Al contrario ritengo di aver dato in questi anni il mio contributo perché il paese ed anche i comunisti si rendessero conto della gravitá della crisi che non é solo economica ed italiana ma politica e mondiale. Non si tratta di occultare i pericoli ma di mobilitare le forze in grado di dominarli e di risolverli.
"Personalmente ritengo che queste forze esistano ed in ció risiede la principale ragione del mio ottimismo. E mi riferisco non solo alle forze tradizionali della sinistra ma ad un arco molto piú vasto che comprende anche molte forze cattoliche, almeno quelli che avvertono la drammaticitá della presente situazione..
D. C'é qualcosa o qualcuno di cui lei ha veramente paura?
R. Temo soprattutto due cose. Primo, che le forze politiche, partiti e sindacati, non abbiano piena coscienza della situazione e continuino quindi a trastullarsi con procedure dilatorie. Secondo, che vi sia una sfasatura tra il precipitoso aggravarsi della crisi e la lentezza dei tempi richiesti dal chiarimento politico. Riconosco che dopo trent'anni di profondi contrasti con la Dc occorre scontare una certa vischiositá dei processi politici che non puó essere eliminata in pochi giorni o in poche settimane, ma bisogna pur dire che a questo punto occorre fare qualche significativo passo avanti se si vuole dare al paese la sensazione che vogliamo imboccare una strada nuova.
D. Quello che lei dice rientra nella piú ortodossa logica del compromesso storico: siamo pronti insieme ai cattolici a cambiare in meglio la nostra democrazia, eccetera, eccetera. A questa logica Bobbio replica: "Mi pare impossibile che la fine della prima Repubblica possa essere evitata". Cosa risponde lei?
R. Rispondo che l'affermazione di Bobbio mi sembra particolarmente grave. Egli da' giá per perduta una battaglia che é ancora in corso. Al contrario di Bobbio vedo emergere elementi nuovi di consapevolezza e di maturitá politica, soprattutto da parte della classe operaia.
D. Bobbio incalza dicendo: "Lascio volentieri ai fanatici che vogliono la catastrofe, e ai fatui, cioé a coloro che pensano che alla fine tutto si accomoda, il piacere di essere ottimisti. Il pessimismo é un dovere civile perché soltanto un pessimismo radicale della ragione puó destare qualche fremito in coloro che, da una parte e dall'altra, mostrano di non accorgersi che il sonno della ragione genera mostri". Lei per Bobbio sarebbe dunque un fatuo. Che ha da dire?
R. Ancora una volta Bobbio dimostra di avere una concezione aristocratica della lotta politica e di non conoscere le ragioni consapevoli che guidano la lotta ideale e politica delle forze popolari. Oggi nel paese, per nostra fortuna, si manifestano ben piú che i "fremiti" evocati da Bobbio. Ogni giorno assistiamo cioé a molteplici espressioni di un coraggio politico che non sono segni né di fatuitá né d'ignoranza, ma al contrario della ferma volontá di salvaguardare le conquiste della Resistenza e di trent'anni di democrazia repubblicana. Preannunciare una sconfitta sicura quando la battaglia é ancora in corso significa, a mio parere, non essere pessimisti, ma semplicemente disfattisti
D. Bobbio peró non é un solitario cavaliere del pessimismo; Leonardo Sciascia ed Eugenio Montale lo sono altrettanto, e forse di piú. Montale, per esempio, ha detto di giustificare quei giurati di Torino che si sono rifiutati di giudicare le Brigate Rosse. E Sciascia ha aggiunto di essere d'accordo con loro poiché non vale proprio la pena di lottare per la sopravvivenza di questo regime. Cosa risponde?
R. Che le dichiarazioni di Sciascia e Montale mi hanno addolorato ma per nulla sorpreso. Il coraggio civico non é mai stato una qualitá ampiamente diffusa in larghe sfere della cultura italiana. Non dimentichiamoci che durante il fascismo era diffusa tra molti intellettuali (che pure non erano fascisti e nutrivano anzl sentimenti democratici) la pratica del "Nikodemismo": la quale consisteva nel rendere sempre il dovuto omaggio a Cesare - cioé al regime - riservando alla propria esclusiva coscienza le intime credenze di libertá. Speravo che dopo la Resistenza e le dure lotte di questi anni quel vecchio comodo costume fosse scomparso per sempre. M'illudevo. E infatti vedo riaffiorare l'antico vizio in forme naturalmente diverse. Le dichiarazioni di Sciascia e Montale sono profondamente diseducative poiché vengono pronunciate proprio nel momento in cui tutti gli italiani sono chiamati a dar prova di coraggio civile, ognuno nel posto che occupa.
Non é oggi l'ora delle fughe o delle capitolazioni, individuali o collettive. É il momento, invece, della piú ferma intransigenza quando bisogna respingere con coraggio il ricatto della violenza. É un dovere degli organi dello Stato repubblicano difendere la democrazia e la sicurezza dei cittadini. Ma questa difesa sarebbe vana se ogni cittadino non sapesse compiere interamente il proprio dovere, al posto dove si trova e con tanta piú fermezza quanto piú occupa un posto di responsabilitá politica.
D. Lei ha paragonato i nuovi guerriglieri ai vecchi squadristi, comunque a oggettivi veicoli di futuro autoritarismo. Vuol dire con questo che almeno una paura lei ce l'abbia, cioé la possibile rinascita del fascismo?
R. Ho sempre pensato che nella societá italiana, malgrado la Resistenza, persistessero le radici di un fascismo che potrebbe ripresentarsi in forme nuove. L'azione degli autonomi e di altri squadrismi che si presentano sotto bandiere estremiste ma che, vedi caso, attaccano sempre i partiti di sinistra e le istituzioni repubblicane, é pericolosa poiché tende - obbiettivamente - quali che siano le intenzioni, a sgretolare l'unitá delle sinistre, a decomporre il tessuto sociale e ad aprire la strada ad un governo autoritario. Che fare, allora? Penso che il vero problema non sia tanto quello di varare nuove leggi repressive quanto piuttosto quello di togliere ai "guerriglieri" le coperture politiche e culturali di cui fino ad oggi hanno goduto da parte di certi settori della sinistra, parlamentare ed extraparlamentare.

(PRIMO MORONI/NANNI BALESTRINI -
L'ORDA D'ORO - SugarCo 1988 )