ho rotto lo specchio con il piede dello sgabello ho buttato tutte le schegge nel cesso ho tirato l'acqua l'ho tirata cinque sei sette volte ho continuato a tirarla fissando il buco nero del cesso quel cerchio nero in cui l'acqua scendeva c'ho infilato la mano dentro poi piú in fondo per sentire dov'era il fondo c'ho infilato la testa l'ho schiacciata giú ma la testa non entrava non riusciva a passare da quel buco a uscire fuori da un'altra parte a vedere fuori a vedere dove sono dove siete quando eravamo mille diecimila centomila non é possibile che fuori non c'é piú nessuno non é possibile che non sento piú niente che non sento piú una voce un rumore un respiro non é possibile che fuori c'é solo un immenso cimitero dove siete mi sentite non sento non vi sento non sento piú niente i riflettori di colpo spaccano il buio illuminano a giorno la cella

abbiamo fatto i buchi in tutte le reti e poi abbiamo fatto le fiaccole le fiaccole si facevano con pezzi di lenzuoli legati stretti e poi imbevuti d'olio e allora anche lí all'ora stabilita nel mezzo della notte tutti accendevano l'olio delle fiaccole e infilavano questi fuochi nei buchi delle grate ma anche lí non c'era nessuno che li vedeva le fiaccole bruciavano a lungo doveva essere un bello spettacolo da fuori tutti quei fuochi tremolanti sul muro nero del carcere in mezzo a quella distesa sconfinata ma gli unici che potevano vedere la fiaccolata erano i pochi automobilisti che sfrecciavano piccoli lontanissimi sul nastro nero dell'autostrada a qualche chilometro dal carcere o forse un aeroplano che passa su in alto ma quelli volano altissimi lassú nel cielo nero silenzioso e non vedono niente


                (GLI INVISIBILI - NANNI BALESTRINI -BOMPIANI EDITORE)



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