Il nuovo gioco

 

Del nuovo gioco sociale non sono ancora state scritte le regole. Ma alcuni scenari si possono tentare sotto forma di interrogativi duali.

La globalizzazione dell’economia è il ritorno puro e semplice al “mercato mondo” dei primi del secolo?

-         Se si risponde di sì, non resta che attendersi una grande crisi stile 1929, amplificata da tutte le equazioni esponenziali che la finanza derivata ha saputo creare.

-         Se si risponde di no,allora vale la pena di provare a capire quali società, e soprattutto quali rapporti sociali, si determineranno in un’economia globale che usa la conoscenza e l’intelligenza in luogo delle materie prime, e il “lavoro mentale” al posto delle braccia dell’operaio

Provate a immaginare un gioco di “lotta di classe” in cui da un lato il proprietario del capitale cerca di sfruttare le idee e dall’altro i produttori  di idee cercano di sottrarsi alla lobotomizzazione economica. Pensate al fatto che questo gioco non ha più confini, che si gioca contemporaneamente a Bombay, Londra, Hanoi, Mosca e Seattle.

Uniteci il fatto che nessuno sa più cosa sia il denaro e cosa rappresenti. Proiettatelo nelle fabbriche sudcoreane, a Singapore o nel Tagikistan. Conditelo con tutti gli integralismi, sofismi, esoterismi, new age e massonerie che imperversano sul pianeta.

Scoprirete che i peggiori incubi del Settantasette forse non erano così distanti dal futuro, ormai prossimo

 

(Sbancor in “Vent’anni dopo” da “Settantasette – La rivoluzione che viene – DeriveApprodi – aprile 1997)



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