Il movimento punk
"Il movimento giovanile di risposta all'eroina è stato, nella sua sintesi più radicale, il movimento punk. Il movimento punk, per la cultura da cui provenivo io, era difficile da capire. Tra l'altro inizialmente i punk non erano tra i frequentatori della libreria - ci arriveranno un po' più tardi - perché vi era una visione troppo politica, se non da parte mia, da parte dei frequentatori della libreria: anzi, credo che molti non li volessero proprio vedere in giro, li consideravano deviazioni piccolo-borghesi.
Fu grazie a un episodio che coinvolse i punk milanesi che la loro dimensione politica assunse un peso specifico differente. Con il finanziamento di un assessorato della Provincia, in quegli anni venne realizzata da sociologi di sinistra una ricerca sulle bande giovanili nella quale i punk non si riconobbero.
Così andarono a contestare la conferenza stampa del convegno e durante la protesta si tagliarono il torace con lamette da barba e distribuirono volantini sporchi di sangue ai congressisti. Io stesso feci un volantino molto duro contro quella ricerca perché i sociologi che avevano realizzato il lavoro erano ex militanti della sinistra rivoluzionaria, per cui ritenevo fosse particolarmente grave che non avessero capito cosa rappresentasse, in termini di risposta all'eroina, il movimento punk. Il volantino piacque molto ai punk i quali lo fotocopiarono per conto proprio e lo presero a modello come strumento di comunicazione.
Da quel momento incominciarono a venire in libreria ma con idee molto chiare: loro non volevano far distribuire le loro fanzine o le autoproduzioni musicali perché erano contrari alla gestione commerciale dei materiali ma, tutt'al più, chiedevano di autogestire uno spazio in proprio. Allora decisi di dar loro una saletta. Da quella saletta più tardi è nata la rivista underground Decoder. In quel periodo questo è stato l'unico episodio di vivacità giovanile a Milano di fronte alla disgregazione e alla sconfitta del decennio precedente. E non era poco perché, come dicevo prima, quegli anni sono comunque stati un periodo molto drammatico: oltre ai suicidi cui facevo riferimento, vi era un disagio psichico che si diffondeva.
Molta gente era andata fuori di testa, altri avevano scelto forme opportunistiche di carriera o di abbandono, tutti, in ogni caso, esprimevano a loro modo un forte disagio per ciò che era successo e stava succedendo."
(PRIMO MORONI - "Ma l'amor mio non muore" in ARCHIVIO PRIMO MORONI)