Indubbiamente c'erano anche...

"Indubbiamente c'erano anche documenti sovversivi ma erano anni che circolavano. Per un periodo c'era stata sulla legge della stampa un'impunità conquistata nelle lotte e quindi anche i gruppi clandestini avevano l'abitudine di arrivare in libreria, soprattutto al sabato quando veniva moltissima gente, portando i loro comunicati che poi tu te li trovavi lì, in mezzo alle riviste, senza sapere chi te li avesse lasciati. E c'erano anche le risoluzioni strategiche con la stella delle BR. 

A questo proposito c'è da dire che, fino al '76, questi gruppi erano in realtà minoranze assolute, non credo che ci fossero più di cento clandestini in tutta Italia. Per chiunque fosse dentro al movimento, un incontro con un brigatista o con un altro clandestino era sempre possibile. Due anni dopo sarebbe stato una tragedia, ma in quel momento non era così grave: qualcuno ti veniva a chiedere se volevi fare una riunione in un posto qualsiasi alla periferia di Milano o di Torino e capivi che lì ci trovavi anche i clandestini. Ma tutto ciò non era vissuto come una dimensione pericolosa, non c'erano ancora le leggi speciali e fino a quel punto c'erano stati solo due morti, due missini ammazzati a Padova, un evento che, tra l'altro, venne considerato un errore dalle Brigate Rosse, niente di più di questo. Qualche rapimento, Sossi per esempio, azioni dimostrative, la propaganda della lotta armata, gli incendi delle macchine dei caporeparto ma non ancora una vera e propria strategia di azioni di lotta armata. 

Il '77 nel vissuto quotidiano ti costringeva così a un superlavoro straordinario per essere presente in cento luoghi diversi. A differenza degli anni precedenti, l'universo dei punti di riferimento era stato sostituito da una moltiplicazione della soggettività di massa talmente ricca che ti costringeva a un continuo aggiornamento nella tua vita quotidiana anche fuori dal lavoro della libreria. Ricordo di aver fatto in quell'anno, 80-90 viaggi in giro per l'Italia per le cose più diverse tra loro: convegni, seminari, conferenze, da quelli piccolissimi per addetti ai lavori a quelli grandi. 

Era in atto un grande laboratorio sociale e, conseguentemente le aspettative erano moltissime. Però, com'è noto, tutto finì malissimo: teoricamente quella grande elaborazione avrebbe dovuto confluire nell'assemblea del '77 a Bologna ma, a fronte del tentativo dell'autonomia più dura di gestire politicamente questa soggettività, che in realtà non era gestibile secondo i criteri politici tradizionali, tutto finì in una disgregazione totale." 

(PRIMO MORONI - "Ma l'amor mio non muore"  in ARCHIVIO PRIMO MORONI)


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