La fine del proletariato
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Pier Paolo Pasolini è sicuramente il più grande scrittore reazionario del Novecento italiano. Non è possibile non amarlo, così come si ama Céline o Ezra Pound. Però è con Pasolini che inizia la deriva reazionaria di gran parte della sinistra italiana. Il suo elogio dell’Italia “povera ma bella” è quasi un invito al mantenimento della povertà. Si può essere oggetto dell’attenzione dei comunisti solo se si resta esemplari di povertà, lì dove la “modernità” e il denaro corrompono l’etica del proletariato. Qualcosa del genere passò nella testa dei dirigenti del Pci nel settantasette: l’austerità. Sommessamente provammo a dire che la libertà nasce da bisogni umani ricchi, qualcuno di noi si spinse fino a sostenere il “diritto al lusso”. Finì a sassate. (Sbancor in “Vent’anni dopo” da “Settantasette – La rivoluzione che viene – DeriveApprodi – aprile 1997)
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