Cara Fulvia...

« Cara Fulvia, come sai qui a Bologna l'aria è sempre più stretta. Il clima sempre più inquietante: siamo sul filo sottile del delirio. Sembra che tutti noi che viviamo in questa città assediata, da assediati, non paghiamo abbastanza, mai. 

E così La città futura, il settimanale dei giovani berlingueristi, esce nel numero 9 con un servizio su Bologna (la città presente). Non è un servizio sensazionale: da mesi in prima fila questi nostri coetanei con la testa sulle spalle plaudono, incitano, promuovono e collaborano a reticolare Bologna, ricordandoci settimanalmente la città futura, ammanendoci settimanalmente la città futura. 

Non è un servizio sensazionale: anche questa volta il diavolo rivive nella rievocazione delle giornate di marzo. Pubblicano una registrazione "inedita" di Radio Alice dove parlano voci del movimento, voci che parlano di polizia armata e di compagni da difendere: sono le voci di quei giorni, Francesco ucciso da qualche ora... ma i berlingueristi con uso abile del contesto del neretto delle titolazioni (allievi prediletti di Eco) confermano Alice è il diavolo, Bifo un seduttore, un agitatore, un provocatore (ma ragazzi di questi tempi basta dire Bifo e hai detto tutto), i compagni del movimento cannibali, gli studenti stranieri la peste, la malapianta da estirpare, gli autonomi potete immaginarlo. Il complotto internazionale contro Bologna deve essere annientato, non bastano compagni e amici in carcere da quattro mesi in venti per cella... .

[...]

Non è niente di eccezionale, lo sappiamo, i mostri si riproducono all'infinito. Mi sono incazzato (mi vergogno di essermi stupito) perché tutti quei discorsi stampati su piombo erano impaginati in maniera egregia, e per come si dice alleggerirli Adornato e gli altri hanno pensato bene di schiaffare in alto a destra il mio amico Pentothal di aprile. 

Non voglio commentare ancora, io credo che tu non li abbia autorizzati, ne sono sicuro, e allora pretendo che si scusino, loro che sono educati, che precisino, loro che sono precisi, e che paghino, loro che non hanno mai pagato. 

Io sto da un'altra parte. 

Che trovino tra le loro fila gli illustratori, gli scrittori, i musicisti, i poeti, i cantori del compromesso storico, dei carri armati, del lavoro, della Siberia. 

Ti saluto con molto affetto. Andrea (che ha perso la pazienza)... ».

(Lettera di Andrea Pazienza a Fulvia Serra, caporedattrice di Linus e Alter nel 1977)



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