cronologia del '77 

MAGGIO

DOMENICA 1: a Roma, con la deroga al divieto della prefettura per le manifestazioni, a San Giovanni sfila un corteo sindacale di ventimila lavoratori. Nel comizio Arrigo Boldrini, medaglia d’oro della Resistenza, avverte che Roma non sarà mai teatro di violenze. Al corteo sindacale aderiscono Lotta continua e Avanguardia operaia che però non entrano nella piazza, fronteggiando a suon di slogan uno sproporzionato servizio d’ordine sindacale, organizzato per filtrare i “gruppettari” e dare la caccia ai “violenti”. L’area dell’autonomia organizza un corteo autonomo e dà appuntamento a piazza Vittorio, nonostante l’esplicito divieto del Ministero degli Interni che aveva autorizzato la sola manifestazione sindacale di San Giovanni. Agenti di polizia, carabinieri, furgoni blindati presidiano la piazza. Duecentotrenta giovani vengono fermati e uno viene arrestato. Gli autonomi tentano comunque di fare un corteo partendo dal cinema “Royal”. Il gruppo, caricato dalla polizia, tenta di arrivare a piazza San Giovanni, ma il servizio d’ordine sindacale lo respinge verso la polizia, che porta via altri dimostranti nei cellulari. In una conferenza stampa gli autonomi diranno che con il Primo Maggio la polizia ha inaugurato il fermo di polizia e la schedatura fotografica. Tensione a Torino. Si riapre il processo contro le BR. Quattrocento avvocati si dichiarano difensori d’ufficio.

LUNEDÌ 2: a Roma autonomia operaia espelle PDUP, MLS e AO dal movimento studentesco. La decisione viene presa da oltre 4.500 convenuti in un’assemblea di movimento a Lettere. L’area autonoma distribuisce un volantino all’Università nel quale si criticano le organizzazioni di Lotta continua, Avanguardia operaia e Movimento dei Lavoratori per il Socialismo per non aver mosso un dito contro le cariche della polizia a piazza Vittorio. A Roma vengono arrestati alcuni presunti complici dei NAP. Tra gli arrestati Sergio Bartolini e l’avvocato Saverio Senese, di Soccorso Rosso, a Napoli. A Reggio Emilia vengono arrestati i fascisti uccisori di Alceste Campanile, il militante di Lotta continua ucciso a colpi di pistola nel giugno 1975.

MARTEDÌ 3: a Roma i tre arrestati la sera del 12 marzo, alla fine degli incidenti che sconvolsero la città, vengono rinviati a giudizio per tentato omicidio plurimo. Fermati ad un posto di blocco cominciarono a sparare. A Roma PDUP, AO, MLS “espulsi” attaccano gli autonomi. A Torino mancano ancora i giudici per il processo alle BR, che viene rinviato. Nuovo vertice sull’ordine pubblico. A Milano evade la banda Vallanzasca. A San Benedetto del Tronto le BR incendiano l’auto di un consigliere comunale della Dc.

MERCOLEDÌ 4: a Roma vengono decise nuove misure di polizia in un contrastato vertice del governo contro il terrorismo: intercettazioni telefoniche, fermo preventivo e carceri più severe.

VENERDÌ 6: a Bologna viene arrestato per i fatti dell’11 marzo e per le indagini su “Radio Alice”, un esponente del movimento, Diego Benecchi, 25 anni, del collettivo “Jacquerie” (un gruppo di giovani staccatosi da Lc). Un mandato di cattura viene spiccato anche per un altro esponente del movimento, Bruno Giorgini, di 31 anni, docente precario, dirigente di Lc.

SABATO 7: a Roma un gruppo di squadristi assale una corsa ciclistica organizzata dall’ARCI-UISP a Montesacro Alto e al Tuscolano i fascisti di Acca Larentia sparano su alcuni giovani comunisti intenti ad affiggere manifesti. Per i fatti di Bologna vengono ordinati controlli nelle case, in giornali e librerie di cinque città. 40 perquisizioni a Milano, Roma, Verona, Venezia e Bologna. Tra i perquisiti di Milano ci sono Oreste Scalzone, le librerie “Calusca” e “Porto di Mare”, le case editrici “L’Erba Voglio” e “AR&A”, con le abitazioni di alcuni collaboratori. L’editore Giorgio Bertani viene arrestato perché tiene una pistola lanciarazzi in un cassetto. Stampato pochi giorni dopo la morte di Francesco Lorusso (11 marzo), uscito in libreria all’inizio di aprile, il numero 17/18 di Rosso ha in prima pagina, sotto il titolo: “Avete pagato caro... Non avete pagato tutto!”, una grande foto di giovani mascherati e armati di bottiglie molotov, spranghe di ferro, nonché della ormai mitica P38. Per la magistratura bolognese si tratta di “istigazione a delinquere”.

MARTEDI 10: a Roma viene aperta un’inchiesta giudiziaria sugli autonomi, sulla base di un rapporto del SID. A Roma. sul campo sportivo dell’Istituto Don Orione, dove la squadra del liceo Azzarita gioca contro una formazione di studenti pariolini, tra cui spiccano alcuni noti fascisti, poco prima della fine della partita, improvvisamente il campo viene invaso da una cinquantina di giovani della sinistra extraparlamentare, che protestano perché poco prima uno di loro è stato malmenato da alcuni spettatori appartenenti all’estrema destra. Dopo un breve scambio di invettive le due parti passano ai pugni e alle sassate. Secondo alcune testimonianze, dai bordi del campo vengono sparati anche alcuni colpi di pistola. Dopo l’intervento di un vigile, che riporta alcune contusioni, arriva la polizia, che arresta 11 giovani, sette di sinistra e quattro di destra. A Milano. nel pomeriggio, sei giovani fanno irruzione in un centro commerciale della Rizzoli Editore, al nono piano di un grattacielo di piazza Duca d’Aosta e dopo aver scritto sui muri dell’ufficio con uno spray frasi contro il lavoro nero, fanno esplodere due bombe carta.

MERCOLEDÌ 11: a Roma viene arrestato un esponente fiorentino di Autonomia operaia (Antonio Ruta, 24 anni). Ad Alghero viene evitata per un caso una strage, per un attentato con tritolo contro i carabinieri.

GIOVEDÌ 12: a Roma, dopo il divieto di Cossiga di manifestare il 12 maggio, nella ricorrenza della vittoria referendaria sul divorzio, i radicali avevano indetto una festa a piazza Navona a cui aderiscono anche l’assemblea dell’Università e i gruppi della nuova sinistra. Scoppiano gravi incidenti tra i giovani di sinistra e la polizia, che, rinforzata dalle squadre speciali, attacca la manifestazione a piazza Navona e a Campo de’ fiori. Sul lungotevere, a ponte Garibaldi, gli agenti in borghese sparano ancora uccidendo Giorgiana Masi, studentessa di 19 anni. Piazza Navona viene messa in stato d’assedio e durissimi scontri continuano fino a tarda notte. Un carabiniere e almeno quattro manifestanti vengono colpiti da proiettili. Sette ore di scontri e sparatorie. A Roma vengono assolti due studenti neofascisti, arrestati il 5 maggio dopo un’aggressione al liceo Cannizzaro. A Milano nell’ambito delle indagini sui NAP, vengono arrestati altri due avvocati di Soccorso Rosso, Giovanni Cappelli e Sergio Spazzali.

VENERDÌ 13: a Roma un ordigno ad altissimo potenziale esplode, verso le due del mattino, davanti al cancello dell’autoparco della polizia, in via Giordano Bruno. La bomba distrugge quattro macchine della polizia e ne danneggia altre otto, parcheggiate lungo il marciapiede. Mezz’ora dopo la polizia intercetta un’Alfasud in via Cibele, nella zona di Torpignattara. Vengono arrestati per porto di esplosivo i tre giovani che sono a bordo dell’auto, tra cui Raul Tavani, 30 anni, del collettivo autonomo di via dei Volsci. A Roma nel pomeriggio quattro cortei si snodano in zone periferiche della città: da Don Bosco all’Alberone, da Testaccio alla Garbatella, da Valmelaina a Montesacro, da piazzale degli Eroi per tutta la zona circostante piazza Risorgimento. Durante la manifestazione in Prati, nei pressi di via Ottaviano, un gruppo di autonomi impegna una sparatoria con i fascisti che presidiano la loro sezione vicino a piazza Risorgimento. Delle cariche violente della polizia disperdono il corteo della Garbatella quando alcune bottiglie incendiarie vengono lanciate contro la caserma dei carabinieri. A Roma misure restrittive vengono decise dal governo: ergastolo a chi colpisce parlamentari, giudici e agenti. Cossiga respinge le accuse e dichiara che il 12 maggio la polizia è stata aggredita. “Voler far apparire questo governo”, ha detto Cossiga, "come liberticida è ridicolo e grottesco: io sono il ministro dell’ordine democratico e repubblicano, per far rispettare la legge e la Costituzione”. Appello di Ingrao in difesa delle istituzioni. Giornalisti e fotografi prendono posizione sugli incidenti di piazza Navona, contro la smentita di Cossiga, nata da una foto de ll Messaggero: “hanno sparato più volte i PS in borghese”. A Torino viene scoperto un ‘covo’ e cinque persone vengono fermate sotto l’accusa di costituzione di banda armata e aver compiuto attentati. Nella base vengono trovati documenti falsi e manuali sull’uso delle armi.

 

 

SABAT0 14: a Roma nel pomeriggio nuovi scontri con cariche e candelotti lacrimogeni lanciati in gran quantità intorno alla zona di ponte Garibaldi, principalmente verso gruppetti di giovani e passanti che sostano nella zona dove qualche ora prima si è svolto, senza incidenti, il sit-in del Movimento. Sul luogo dove è morta Giorgiana Masi, mentre i tre-quattromila partecipanti si allontanano, parte una carica contro un gruppo che si allontana “troppo lentamente”. Alla fine anche le femministe che hanno formato un picchetto (autorizzato) intorno ai fiori deposti sul luogo della morte della loro compagna, vengono duramente picchiate dalla polizia. Più tardi, quando ormai il sit-in si è sciolto e gli studenti sono all'Università partono dure cariche della polizia contro gruppetti di curiosi. Un testimone riferisce che da un’auto sono stati sparati colpi di pistola. A Roma un vigile urbano viene ferito da cinque colpi di pistola sparatigli da un giovane. Viene arrestato Raffaele Piccinino, 29 anni, di Napoli e verrà in seguito identificato come nappista. Si trovava con la NAP Maria Pia Vianale, nei pressi di una manifestazione. A Milano mentre si svolge una manifestazione per protestare contro i fatti di Roma e contro Cossiga, nella zona di San Vittore, all’angolo tra via Olona e via De Amicis, poco prima delle 18, arriva il corteo dell’area dell’autonomia, staccatosi dal grosso della manifestazione. Alla vista degli agenti il corteo ha uno sbandamento, mentre Oreste Scalzone invita a proseguire senza suscitare incidenti. “Andiamo avanti, altrimenti succede un casino”, grida. L’invito viene raccolto da quasi tutti i manifestanti tranne un gruppo di una ventina di giovani che esce alla spicciolata dal corteo e si dirige verso un filobus della linea 96. Staccando il contatto con la linea elettrica, uno di loro blocca il filobus che diventa una barricata. Parte una molotov, arrivano in risposta candelotti di lacrimogeni e fumogeni. Appena si spegne il botto dei lacrimogeni, il gruppetto, con il volto coperto, armato di pistole e molotov, esce da dietro il filobus e comincia a sparare. Gli agenti rispondono al fuoco. Mentre i passanti si rifugiano terrorizzati nei portoni e le vetrine del vicino supermercato vanno in frantumi, un agente, Antonio Custrà, viene colpito a morte. La violenta battaglia urbana si conclude con altri due poliziotti feriti da sassate. Viene ferita anche una giovane donna, proprietaria di una boutique in via De Amicis, raggiunta di striscio alla testa da un pallettone. In serata vengono fermati cinque giovani: quando arrivano nel cortile della questura, un gruppo di agenti cerca di linciarli. In tutto sono 17 i fermati, 4 gli arrestati (per porto abusivo d’arma impropria), mentre viene eseguita una lunga serie di perquisizioni. A Napoli oltre 1500 sfilano in corteo e ci sono degli incidenti, con dieci arresti. A Firenze più di 5000 giovani sfilano in corteo. A Bolzano studenti in sciopero e cortei con cariche della polizia. A Brescia duecento giovani assalgono la sede provinciale della Dc lanciando sassi e molotov. A Torino vengono arrestati cinque militanti di Prima Linea. A Milano due giovani armati di pistola fanno irruzione negli uffici della fabbrica di aspirapolveri “Worwerk folletto”. Rubano 250.0001ire e scrivono con bombolette di vernice spray slogan contro il lavoro nero. A Palermo una bottiglia incendiaria viene lanciata nel cortile dell’autoparco della polizia. A Bologna una bomba molotov viene lanciata all’interno del cortile della caserma dei carabinieri “Mazzini”, in via Oretti. A Como un ordigno di natura imprecisata scoppia contro l’edificio in costruzione della nuova caserma dei carabinieri. A Genova tre molotov vengono lanciate contro una sezione della DC, nel quartiere di Marassi. A Roma un commando tenta nella notte di dare alle fiamme l’abitazione di due professori democratici del liceo De Sanctis, che ospita da tempo notissimi fascisti, ed è considerato tra le ultime roccaforti nere: nel liceo insegna il nazista Paolo Signorelli, fondatore di Lotta popolare. A Trastevere viene bruciata la sezione del Pci. La dinamica degli attentati è la stessa: gli attentatori usano del liquido infiammabile facendolo filtrare sotto la porta dell’appartamento e sotto la saracinesca della sezione. Poi appiccano il fuoco. L’attentato alla sezione del Pci viene rivendicato con un bollettino firmato “AAA” (Alleanza Atlantica Anticomunista).

LUNEDÌ 16: a Roma il ministro degli Interni Cossiga conferma la legittimità dei poliziotti in borghese. Dalle foto sui giornali alle ‘confessioni’ del questore: risulta che erano 30 gli agenti in borghese in piazza durante gli scontri di Roma. A Roma, nella mattina, a piazzale Clodio, mentre si celebra il processo per la rissa al Don Orione, due fascisti della sezione di Ottaviano sparano contro un gruppetto di appartenenti a Lotta continua, presenti al processo. La polizia arresta il vicesegretario della sezione dell’Msi di via Ottaviano. Nei giorni seguenti durante le indagini viene scoperto un nuovo nucleo fascista: la sparatoria di fronte al palazzo di giustizia viene rivendicata dall’ECA, Esercito dei Combattenti Anticomunisti.

MARTEDÌ 17: a Roma nella facoltà di Economia e commercio il movimento discute le iniziative di lotta per giovedì 19 contro il divieto a manifestare. Il movimento si spacca su tre mozioni: Piero Bernocchi invita tutti a un comizio pacifico a Porta San Paolo; il Comitato Politico dell’ENEL, dell’area dell’Autonomia, chiede che il movimento scenda in piazza con un corteo di massa e autodifeso, protesti per la libertà di manifestazione; la terza mozione propone, invece, di dare vita a una serie di mobilitazioni decentrate nei quartieri. Vince la prima mozione anche se l’area autonoma ottiene che si tenga il ballottaggio tra le prime due mozioni. Rivince la prima mozione ma il comizio non sarà autorizzato dalla questura. Vicino Roma, a Nettuno, in una base dei NAP vengono trovate armi rubate il 12 marzo. A Roma viene condannato a 3 anni Delle Chiaie per le bombe del ’68.

MERCOLEDÌ 18: Roma è presidiata dalla polizia. Gli autonomi rinunciano al corteo. Decidono di convergere nel pomeriggio all’Università, dove il grosso del movimento terrà un’assemblea. A Roma vengono annunciate norme più severe per cortei e manifestazioni, come il divieto di usare caschi protettivi o qualunque altro mezzo che può rendere difficoltoso il riconoscimento delle persone, pena l’arresto da 6 a 12 mesi e un’ammenda; lo sgombero e la chiusura dell’immobile che ospita enti, associazioni e gruppi, quando in tale sede siano rinvenute armi da sparo o ordigni esplosivi, ecc. A Milano è sotto interrogatorio un giovane dell’area autonoma fermato dalla polizia. Continua la semi-latitanza di molti esponenti dell’Autonomia operaia milanese. Non si sono ancora presentati dai giudici Oreste Scalzone e Andrea Bellini. A Milano viene assaltata da Prima Linea la sede della società ISEO, società per l’organizzazione e la formazione manageriale.

GIOVEDÌ 19: a Roma, nella seconda delle sette giornate festive abolite, in alternativa al comizio di Porta San Paolo, in seimila si radunano nuovamente in assemblea nell’aula magna del Rettorato. Il Movimento tiene solo un’affollata assemblea all’Università, mentre vengono presidiate da 5.000 poliziotti le zone attorno al Policlinico e all’ufficio di collocamento, dove gli autonomi hanno annunciato azioni di volantinaggio e propaganda. A Roma il direttore responsabile di Lotta continua, Michele Taverna, viene rinviato a giudizio per istigazione a delinquere e pubblicazione di notizie false per l’articolo “La polizia aveva l’ordine di sparare agli studenti”, pubblicato dopo le manifestazioni del 21 aprile. A Milano scoppia una bomba nella metropolitana. Un commando di terroristi fa saltare i binari alle prime luci dell’alba. Non ci sono vittime ma la città resta paralizzata per molte ore. Le 2 esplosioni sono rivendicate da Prima Linea. Obiettivo: “fare festa il 19 maggio”. A Padova nel corso di scontri tra autonomi e polizia una quarantina di macchine vengono incendiate, due supermercati “espropriati”, due agenzie immobiliari incendiate e un buon numero di colpi di pistola sparati da entrambe le parti. Vengono eseguiti numerosi arresti. A Milano la polizia carica gli ospedalieri autonomi, che scioperano contro l’abolizione della festività del 19. A Firenze quattro giovani armati entrano in un ufficio del “Cirrasca” (organizzazione per l’assistenza e la consulenza aziendale), tolgono il portafogli agli impiegati e scrivono sui muri “Potere comunista contro il lavoro nero”. Lasciano un foglio firmato “Ronda operaia” che critica gli accordi tra sindacato e Confindustria. Un’altra incursione viene firmata da Prima Linea. A Torino tre giovani che vengono visti giungere a piedi e ripartire a piedi, lanciano due bottiglie incendiarie negli uffici della casa editrice cattolica “Pia Società San Paolo”. A Genova Le streghe son tornate, ma questa volta armate è lo slogan dell’Organizzazione Femminista Armata per la Liberazione Comunista che firma un’attentato, fallito, contro l’utilitaria di un primario di ginecologia dell’ospedale regionale di San Martino.

VENERDÌ 20: a Roma, in via delle Medaglie d’oro, due giovani in vespa sparano, a braccio teso, due colpi di pistola contro il segretario della sezione missina della Balduina Enrico Tiano, di 25 anni. Gli attentatori riescono a fuggire, il dirigente missino è ridotto in fin di vita. A Roma la polizia perquisisce senza risultati la sede autonoma di via dei Volsci, per l’inchiesta sui fatti di Bologna. A Bologna una bomba carta viene lanciata contro l’auto di un docente.

SABATO 21: a Roma in risposta all’attentato di via delle Medaglie d’Oro, i fascisti assaltano per la quarta volta, dall’ inizio dell’anno, la libreria Feltrinelli di via del Babuino. Un commando proveniente dalla sezione della Balduina devasta completamente i locali della nota libreria, abituale ritrovo di molti militanti di sinistra. A Roma nella notte vengono compiute rappresaglie fasciste, dopo il ferimento di Tiano: a Largo Ravizza, a Monteverde, quattro giovani studenti comunisti vengono presi di mira da un gruppetto di neofascisti che sparano colpi di pistola. Una carica di notevole potenza esplode verso le 4,30 davanti alla sezione del PDUP di via Pomponazzi, uno degli obiettivi preferiti degli squadristi della Balduina. Un attentato contro una sezione missina viene invece compiuto a Primavalle, dove due bottiglie incendiarie vengono lanciate contro la sede di via Svampa, l’attentato viene rivendicato da Lotta armata per il comunismo. Le Unità Comuniste Combattenti lanciano diverse molotov e sparano contro la XIX circoscrizione. L’attentato intende colpire i vigili urbani rei, secondo gli attentatori, di coordinare il lavoro dei carabinieri e della polizia durante le manifestazioni. Altre due bottiglie incendiarie vengono lanciate contro la sezione Dc di via Lucio Elio Salano 16. A Sassari battaglia tra autonomi e polizia al concerto degli “Area”. In duecento si presentano ai botteghini per entrare senza pagare; la polizia spara in aria ripetutamente e fa cariche lanciando lacrimogeni, gli autonomi rispondono con una fitta sassaiola.

LUNEDÌ 23: a Reggio Emilia 31 neofascisti vengono arrestati per gli scontri che avvengono dopo un corteo in cui si vedono una quantità di saluti romani e armi improprie.

MARTEDÌ 24: a Roma resta paralizzata l’Università per la protesta del personale non docente, in assemblea permanente. A R¿irn;i nella notte, viene compiuto un altro attentato incendiario contro i vigili urbani della XIX circoscrizione a Primavalle. All’autoparco, viene dato alle fiamme un pulmino “850” che va completamente distrutto. Inoltre viene trovato, in un box in cui era parcheggiata una “127” della polizia municipale, un rudimentale ordigno che però non esplode. A Milano, sulla base di una foto pubblicata dall’Espresso che lo ritraeva nell’atto di sparare, viene arrestato Maurizio Azzolina, di 17 anni, studente all’Istituto tecnico Cattaneo.

MERCOLEDÌ 25: a Roma due giovani vengono picchiati da neofascisti davanti la sezione dell’Msi di Monte Mario. A Roma viene condannato a tre anni uno studente arrestato il 21 aprile e accusato del lancio di una molotov (Claudio Errico, 18 anni). A Milanesi vengono arrestati, dopo i riconoscimenti fotografici tre giovani (Azzolina, Sandrini e Grecchi), non particolarmente conosciuti come accesissimi autonomi. A Brescia quattro colpi di pistola vengono sparati contro una caserma dei carabinieri e una molotov contro una sezione della DC.

GIOVEDI 26: a Roma saltano esami e lauree. A Roma il prof. Pecoraro, preside del liceo Paolo Sarpi, che si era schierato contro l’autogestione studentesca, viene picchiato a volto scoperto da suoi scolari a Ostia. Due studenti dell’area dell’Autonomia vengono arrestati. A Milano si cerca il “cervello” della P 38.

VENERDÌ 27: a Roma vengono perquisite due sedi dell’Msi, indagate per ricostituzione del disciolto partito fascista. Tentato omicidio in serata contro un diciannovenne militante comunista in via Trionfale. A Bari il “Gruppo meridionale NAP" rivendica il rapimento di Enzo Marino, sequestrato la sera del 25. A Milano le “Squadre operaie armate” consegnano una bobina che accusa la cooperativa "Coopega”. Il 25 aprile scorso alcuni individui armati avevano fatto irruzione negli uffici della cooperativa e avevano prelevato documenti e lasciato scritte contro il lavoro nero. Dopo un’intervista sull’Unità in cui il titolare della Coopega rivendica la serietà dell’impresa e i suoi scopi filantropici, dei documenti sono stati fatti trovare con un messaggio: “In seguito all’articolo apparso sull’Unità, mandiamo una copia di un nastro sequestrato da noi durante la perquisizione eseguita il 22 aprile scorso. Non crediamo nella giustizia borghese, ma vogliamo documentare lo sfruttamento che questi filantropi perpetrano a danno di migliaia di proletari.”.

LUNEDÌ 30: a Roma i fascisti devastano due scuole, il liceo J. F. Kennedy e la scuola elementare Victor Hugo.

MARTEDÌ 31: A Roma una falsa bomba blocca 30.000 pendolari, dopo una telefonata rivendicata dai NAP. A Roma 2.500 studenti affollano l’aula magna del Rettorato. Discutono della situazione politica del movimento e convocano per le 22 una manifestazione a piazza Navona, per festeggiare lo scadere del divieto di manifestazione. Verso le 23 nella piazza inizia una battaglia con sacchetti di plastica riempiti di acqua nelle fontane del Bernini: uno centra una volante e l’autista scende e spara in aria con il mitra. A mezzanotte qualche migliaio di giovani manifesta pacificamente da piazza Navona a ponte Garibaldi per ricordare Giorgiana Masi. A Genova condanne pesanti per gli autonomi.

 

 

[da "Una sparatoria tranquilla" - Odradek Edizioni] 



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