
cronologia del '77
MAGGIO

DOMENICA
1: a Roma, con la deroga al divieto della prefettura per le manifestazioni, a
San Giovanni sfila un corteo sindacale di ventimila lavoratori. Nel comizio
Arrigo Boldrini, medaglia d’oro della Resistenza, avverte che Roma non sarà
mai teatro di violenze. Al corteo sindacale aderiscono Lotta continua e
Avanguardia operaia che però non entrano nella piazza, fronteggiando a suon di
slogan uno sproporzionato servizio d’ordine sindacale, organizzato per
filtrare i “gruppettari” e dare la caccia ai “violenti”. L’area
dell’autonomia organizza un corteo autonomo e dà appuntamento a piazza
Vittorio, nonostante l’esplicito divieto del Ministero degli Interni che aveva
autorizzato la sola manifestazione sindacale di San Giovanni. Agenti di polizia,
carabinieri, furgoni blindati presidiano la piazza. Duecentotrenta giovani
vengono fermati e uno viene arrestato. Gli autonomi tentano comunque di fare un
corteo partendo dal cinema “Royal”. Il gruppo, caricato dalla polizia, tenta
di arrivare a piazza San Giovanni, ma il servizio d’ordine sindacale lo
respinge verso la polizia, che porta via altri dimostranti nei cellulari. In una
conferenza stampa gli autonomi diranno che con il Primo Maggio la polizia ha
inaugurato il fermo di polizia e la schedatura fotografica. Tensione a Torino.
Si riapre il processo contro le BR. Quattrocento avvocati si dichiarano
difensori d’ufficio.
LUNEDÌ
2: a Roma autonomia operaia espelle PDUP, MLS e AO dal movimento studentesco. La
decisione viene presa da oltre 4.500 convenuti in un’assemblea di movimento a
Lettere. L’area autonoma distribuisce un volantino all’Università nel quale
si criticano le organizzazioni di Lotta continua, Avanguardia operaia e
Movimento dei Lavoratori per il Socialismo per non aver mosso un dito contro le
cariche della polizia a piazza Vittorio. A Roma vengono arrestati alcuni
presunti complici dei NAP. Tra gli arrestati Sergio Bartolini e l’avvocato
Saverio Senese, di Soccorso Rosso, a Napoli. A Reggio Emilia vengono arrestati i
fascisti uccisori di Alceste Campanile, il militante di Lotta continua ucciso a
colpi di pistola nel giugno 1975.
MARTEDÌ
3: a Roma i tre arrestati la sera del 12 marzo, alla fine degli incidenti che
sconvolsero la città, vengono rinviati a giudizio per tentato omicidio
plurimo. Fermati ad un posto di blocco cominciarono a sparare. A Roma PDUP, AO, MLS “espulsi” attaccano gli autonomi. A Torino mancano ancora i giudici per
il processo alle BR, che viene rinviato. Nuovo vertice sull’ordine pubblico. A
Milano evade la banda Vallanzasca. A San Benedetto del Tronto le BR incendiano
l’auto di un consigliere comunale della Dc.
MERCOLEDÌ
4: a Roma vengono decise nuove misure di polizia in un contrastato vertice del
governo contro il terrorismo: intercettazioni telefoniche, fermo preventivo e
carceri più severe.
VENERDÌ
6: a Bologna viene arrestato per i fatti dell’11 marzo e per le indagini su
“Radio Alice”, un esponente del movimento, Diego Benecchi, 25 anni, del
collettivo “Jacquerie” (un gruppo di giovani staccatosi da Lc). Un mandato
di cattura viene spiccato anche per un altro esponente del movimento, Bruno
Giorgini, di 31 anni, docente precario, dirigente di Lc.
SABATO
7: a Roma un gruppo di squadristi assale una corsa ciclistica organizzata
dall’ARCI-UISP a Montesacro Alto e al Tuscolano i fascisti di Acca Larentia
sparano su alcuni giovani comunisti intenti ad affiggere manifesti. Per i fatti
di Bologna vengono ordinati controlli nelle case, in giornali e librerie di
cinque città. 40 perquisizioni a Milano, Roma, Verona, Venezia e Bologna. Tra i
perquisiti di Milano ci sono Oreste Scalzone, le librerie “Calusca” e
“Porto di Mare”, le case editrici “L’Erba Voglio” e “AR&A”,
con le abitazioni di alcuni collaboratori. L’editore Giorgio Bertani viene
arrestato perché tiene una pistola lanciarazzi in un cassetto. Stampato pochi
giorni dopo la morte di Francesco Lorusso (11 marzo), uscito in libreria
all’inizio di aprile, il numero 17/18 di Rosso ha in prima pagina, sotto il
titolo: “Avete pagato caro... Non avete pagato tutto!”, una grande foto di
giovani mascherati e armati di bottiglie molotov, spranghe di ferro, nonché
della ormai mitica P38. Per la magistratura bolognese si tratta di
“istigazione a delinquere”.
MARTEDI
10: a Roma viene aperta un’inchiesta giudiziaria sugli autonomi, sulla base di
un rapporto del SID. A Roma. sul campo sportivo dell’Istituto Don Orione, dove
la squadra del liceo Azzarita gioca contro una formazione di studenti pariolini,
tra cui spiccano alcuni noti fascisti, poco prima della fine della partita,
improvvisamente il campo viene invaso da una cinquantina di giovani della
sinistra extraparlamentare, che protestano perché poco prima uno di loro è
stato malmenato da alcuni spettatori appartenenti all’estrema destra. Dopo un
breve scambio di invettive le due parti passano ai pugni e alle sassate. Secondo
alcune testimonianze, dai bordi del campo vengono sparati anche alcuni colpi di
pistola. Dopo l’intervento di un vigile, che riporta alcune contusioni, arriva
la polizia, che arresta 11 giovani, sette di sinistra e quattro di destra. A
Milano. nel pomeriggio, sei giovani fanno irruzione in un centro commerciale della Rizzoli Editore, al nono piano di un grattacielo di piazza Duca d’Aosta
e dopo aver scritto sui muri dell’ufficio con uno spray frasi contro il lavoro
nero, fanno esplodere due bombe carta.
MERCOLEDÌ
11: a Roma viene arrestato un esponente fiorentino di Autonomia operaia (Antonio
Ruta, 24 anni). Ad Alghero viene evitata per un caso una strage, per un
attentato con tritolo contro i carabinieri.
GIOVEDÌ
12: a Roma, dopo il divieto di Cossiga di manifestare il 12 maggio, nella
ricorrenza della vittoria referendaria sul divorzio, i radicali avevano indetto
una festa a piazza Navona a cui aderiscono anche l’assemblea dell’Università
e i gruppi della nuova sinistra. Scoppiano gravi incidenti tra i giovani di
sinistra e la polizia, che, rinforzata dalle squadre speciali, attacca la
manifestazione a piazza Navona e a Campo de’ fiori. Sul lungotevere, a ponte
Garibaldi, gli agenti in borghese sparano ancora uccidendo Giorgiana Masi,
studentessa di 19 anni. Piazza Navona viene messa in stato d’assedio e
durissimi scontri continuano fino a tarda notte. Un carabiniere e almeno quattro
manifestanti vengono colpiti da proiettili. Sette ore di scontri e sparatorie. A
Roma vengono assolti due studenti neofascisti, arrestati il 5 maggio dopo
un’aggressione al liceo Cannizzaro. A Milano nell’ambito delle indagini sui
NAP, vengono arrestati altri due avvocati di Soccorso Rosso, Giovanni Cappelli e
Sergio Spazzali.
VENERDÌ
13: a Roma un ordigno ad altissimo potenziale esplode, verso le due del mattino,
davanti al cancello dell’autoparco della polizia, in via Giordano Bruno. La
bomba distrugge quattro macchine della polizia e ne danneggia altre otto,
parcheggiate lungo il marciapiede. Mezz’ora dopo la polizia intercetta un’Alfasud
in via Cibele, nella zona di Torpignattara. Vengono arrestati per porto di
esplosivo i tre giovani che sono a bordo dell’auto, tra cui Raul Tavani, 30
anni, del collettivo autonomo di via dei Volsci. A Roma nel pomeriggio quattro
cortei si snodano in zone periferiche della città: da Don Bosco all’Alberone,
da Testaccio alla Garbatella, da Valmelaina a Montesacro, da piazzale degli Eroi
per tutta la zona circostante piazza Risorgimento. Durante la manifestazione in
Prati, nei pressi di via Ottaviano, un gruppo di autonomi impegna una sparatoria
con i fascisti che presidiano la loro sezione vicino a piazza Risorgimento.
Delle cariche violente della polizia disperdono il corteo della Garbatella
quando alcune bottiglie incendiarie vengono lanciate contro la caserma dei
carabinieri. A Roma misure restrittive vengono decise dal governo: ergastolo a
chi colpisce parlamentari, giudici e agenti. Cossiga respinge le accuse e
dichiara che il 12 maggio la polizia è stata aggredita. “Voler far apparire
questo governo”, ha detto Cossiga, "come liberticida è ridicolo e
grottesco: io sono il ministro dell’ordine democratico e repubblicano, per far
rispettare la legge e la Costituzione”. Appello di Ingrao in difesa delle
istituzioni. Giornalisti e fotografi prendono posizione sugli incidenti di
piazza Navona, contro la smentita di Cossiga, nata da una foto de ll Messaggero:
“hanno sparato più volte i PS in borghese”. A Torino viene scoperto un
‘covo’ e cinque persone vengono fermate sotto l’accusa di costituzione di
banda armata e aver compiuto attentati. Nella base vengono trovati documenti
falsi e manuali sull’uso delle armi.



SABAT0
14: a Roma nel pomeriggio nuovi scontri con cariche e candelotti lacrimogeni
lanciati in gran quantità intorno alla zona di ponte Garibaldi, principalmente
verso gruppetti di giovani e passanti che sostano nella zona dove qualche ora
prima si è svolto, senza incidenti, il sit-in del Movimento. Sul luogo dove è
morta Giorgiana Masi, mentre i tre-quattromila partecipanti si allontanano,
parte una carica contro un gruppo che si allontana “troppo lentamente”. Alla
fine anche le femministe che hanno formato un picchetto (autorizzato) intorno ai
fiori deposti sul luogo della morte della loro compagna, vengono duramente
picchiate dalla polizia. Più tardi, quando ormai il sit-in si è sciolto e gli
studenti sono all'Università partono dure cariche della polizia contro
gruppetti di curiosi. Un testimone riferisce che da un’auto sono stati sparati
colpi di pistola. A Roma un vigile urbano viene ferito da cinque colpi di
pistola sparatigli da un giovane. Viene arrestato Raffaele Piccinino, 29 anni,
di Napoli e verrà in seguito identificato come nappista. Si trovava con la NAP
Maria Pia Vianale, nei pressi di una manifestazione. A Milano mentre si svolge
una manifestazione per protestare contro i fatti di Roma e contro Cossiga, nella
zona di San Vittore, all’angolo tra via Olona e via De Amicis, poco prima
delle 18, arriva il corteo dell’area dell’autonomia, staccatosi dal grosso
della manifestazione. Alla vista degli agenti il corteo ha uno sbandamento,
mentre Oreste Scalzone invita a proseguire senza suscitare incidenti. “Andiamo
avanti, altrimenti succede un casino”, grida. L’invito viene raccolto da
quasi tutti i manifestanti tranne un gruppo di una ventina di giovani che esce
alla spicciolata dal corteo e si dirige verso un filobus della linea 96.
Staccando il contatto con la linea elettrica, uno di loro blocca il filobus che
diventa una barricata. Parte una molotov, arrivano in risposta candelotti di
lacrimogeni e fumogeni. Appena si spegne il botto dei lacrimogeni, il gruppetto,
con il volto coperto, armato di pistole e molotov, esce da dietro il filobus e
comincia a sparare. Gli agenti rispondono al fuoco. Mentre i passanti si
rifugiano terrorizzati nei portoni e le vetrine del vicino supermercato vanno in
frantumi, un agente, Antonio Custrà, viene colpito a morte.
La violenta
battaglia urbana si conclude con altri due poliziotti feriti da sassate. Viene
ferita anche una giovane donna, proprietaria di una boutique in via De Amicis,
raggiunta di striscio alla testa da un pallettone. In serata vengono fermati
cinque giovani: quando arrivano nel cortile della questura, un gruppo di agenti
cerca di linciarli. In tutto sono 17 i fermati, 4 gli arrestati (per porto
abusivo d’arma impropria), mentre viene eseguita una lunga serie di
perquisizioni. A Napoli oltre 1500 sfilano in corteo e ci sono degli incidenti,
con dieci arresti. A Firenze più di 5000 giovani sfilano in corteo. A Bolzano
studenti in sciopero e cortei con cariche della polizia. A Brescia duecento
giovani assalgono la sede provinciale della Dc lanciando sassi e molotov. A
Torino vengono arrestati cinque militanti di Prima Linea. A Milano due giovani
armati di pistola fanno irruzione negli uffici della fabbrica di aspirapolveri
“Worwerk folletto”. Rubano 250.0001ire e scrivono con bombolette di vernice
spray slogan contro il lavoro nero. A Palermo una bottiglia incendiaria viene
lanciata nel cortile dell’autoparco della polizia. A Bologna una bomba molotov
viene lanciata all’interno del cortile della caserma dei carabinieri
“Mazzini”, in via Oretti. A Como un ordigno di natura imprecisata scoppia
contro l’edificio in costruzione della nuova caserma dei carabinieri. A Genova
tre molotov vengono lanciate contro una sezione della DC, nel quartiere di
Marassi. A Roma un commando tenta nella notte di dare alle fiamme l’abitazione
di due professori democratici del liceo De Sanctis, che ospita da tempo
notissimi fascisti, ed è considerato tra le ultime roccaforti nere: nel liceo
insegna il nazista Paolo Signorelli, fondatore di Lotta popolare. A Trastevere
viene bruciata la sezione del Pci. La dinamica degli attentati è la stessa: gli
attentatori usano del liquido infiammabile facendolo filtrare sotto la porta
dell’appartamento e sotto la saracinesca della sezione. Poi appiccano il
fuoco. L’attentato alla sezione del Pci viene rivendicato con un bollettino
firmato “AAA” (Alleanza Atlantica Anticomunista).
LUNEDÌ
16: a Roma il ministro degli Interni Cossiga conferma la legittimità dei
poliziotti in borghese. Dalle foto sui giornali alle ‘confessioni’ del
questore: risulta che erano 30 gli agenti in borghese in piazza durante gli
scontri di Roma. A Roma, nella mattina, a piazzale Clodio, mentre si celebra il
processo per la rissa al Don Orione, due fascisti della sezione di Ottaviano
sparano contro un gruppetto di appartenenti a Lotta continua, presenti al
processo. La polizia arresta il vicesegretario della sezione dell’Msi di via
Ottaviano. Nei giorni seguenti durante le indagini viene scoperto un nuovo
nucleo fascista: la sparatoria di fronte al palazzo di giustizia viene
rivendicata dall’ECA, Esercito dei Combattenti Anticomunisti.
MARTEDÌ
17: a Roma nella facoltà di Economia e commercio il movimento discute le
iniziative di lotta per giovedì 19 contro il divieto a manifestare. Il
movimento si spacca su tre mozioni: Piero Bernocchi invita tutti a un comizio
pacifico a Porta San Paolo; il Comitato Politico dell’ENEL, dell’area
dell’Autonomia, chiede che il movimento scenda in piazza con un corteo di
massa e autodifeso, protesti per la libertà di manifestazione; la terza mozione
propone, invece, di dare vita a una serie di mobilitazioni decentrate nei
quartieri. Vince la prima mozione anche se l’area autonoma ottiene che si
tenga il ballottaggio tra le prime due mozioni. Rivince la prima mozione ma il
comizio non sarà autorizzato dalla questura. Vicino Roma, a Nettuno, in una
base dei NAP vengono trovate armi rubate il 12 marzo. A Roma viene condannato a
3 anni Delle Chiaie per le bombe del ’68.
MERCOLEDÌ
18: Roma è presidiata dalla polizia. Gli autonomi rinunciano al corteo.
Decidono di convergere nel pomeriggio all’Università, dove il grosso del
movimento terrà un’assemblea. A Roma vengono annunciate norme più severe per
cortei e manifestazioni, come il divieto di usare caschi protettivi o qualunque
altro mezzo che può rendere difficoltoso il riconoscimento delle persone, pena
l’arresto da 6 a 12 mesi e un’ammenda; lo sgombero e la chiusura
dell’immobile che ospita enti, associazioni e gruppi, quando in tale sede
siano rinvenute armi da sparo o ordigni esplosivi, ecc. A Milano è sotto
interrogatorio un giovane dell’area autonoma fermato dalla polizia. Continua
la semi-latitanza di molti esponenti dell’Autonomia operaia milanese. Non si
sono ancora presentati dai giudici Oreste Scalzone e Andrea Bellini. A Milano
viene assaltata da Prima Linea la sede della società ISEO, società per
l’organizzazione e la formazione manageriale.
GIOVEDÌ
19: a Roma, nella seconda delle sette giornate festive abolite, in alternativa
al comizio di Porta San Paolo, in seimila si radunano nuovamente in assemblea
nell’aula magna del Rettorato. Il Movimento tiene solo un’affollata
assemblea all’Università, mentre vengono presidiate da 5.000 poliziotti le
zone attorno al Policlinico e all’ufficio di collocamento, dove gli autonomi
hanno annunciato azioni di volantinaggio e propaganda. A Roma il direttore
responsabile di Lotta continua, Michele Taverna, viene rinviato a giudizio per
istigazione a delinquere e pubblicazione di notizie false per l’articolo “La
polizia aveva l’ordine di sparare agli studenti”, pubblicato dopo le
manifestazioni del 21 aprile. A Milano scoppia una bomba nella metropolitana. Un
commando di terroristi fa saltare i binari alle prime luci dell’alba. Non ci
sono vittime ma la città resta paralizzata per molte ore. Le 2 esplosioni sono
rivendicate da Prima Linea. Obiettivo: “fare festa il 19 maggio”. A Padova
nel corso di scontri tra autonomi e polizia una quarantina di macchine vengono
incendiate, due supermercati “espropriati”, due agenzie immobiliari
incendiate e un buon numero di colpi di pistola sparati da entrambe le parti.
Vengono eseguiti numerosi arresti. A Milano la polizia carica gli ospedalieri
autonomi, che scioperano contro l’abolizione della festività del 19. A
Firenze quattro giovani armati entrano in un ufficio del “Cirrasca”
(organizzazione per l’assistenza e la consulenza aziendale), tolgono il
portafogli agli impiegati e scrivono sui muri “Potere comunista contro il
lavoro nero”. Lasciano un foglio firmato “Ronda operaia” che critica gli
accordi tra sindacato e Confindustria. Un’altra incursione viene firmata da
Prima Linea. A Torino tre giovani che vengono visti giungere a piedi e ripartire
a piedi, lanciano due bottiglie incendiarie negli uffici della casa editrice
cattolica “Pia Società San Paolo”. A Genova Le streghe son tornate, ma
questa volta armate è lo slogan dell’Organizzazione Femminista Armata per la
Liberazione Comunista che firma un’attentato, fallito, contro l’utilitaria
di un primario di ginecologia dell’ospedale regionale di San Martino.
VENERDÌ
20: a Roma, in via delle Medaglie d’oro, due giovani in vespa sparano, a
braccio teso, due colpi di pistola contro il segretario della sezione missina
della Balduina Enrico Tiano, di 25 anni. Gli attentatori riescono a fuggire, il
dirigente missino è ridotto in fin di vita. A Roma la polizia perquisisce senza
risultati la sede autonoma di via dei Volsci, per l’inchiesta sui fatti di
Bologna. A Bologna una bomba carta viene lanciata contro l’auto di un docente.
SABATO
21: a Roma in risposta all’attentato di via delle Medaglie d’Oro, i fascisti
assaltano per la quarta volta, dall’ inizio dell’anno, la libreria
Feltrinelli di via del Babuino. Un commando proveniente dalla sezione della
Balduina devasta completamente i locali della nota libreria, abituale ritrovo
di molti militanti di sinistra. A Roma nella notte vengono compiute rappresaglie
fasciste, dopo il ferimento di Tiano: a Largo Ravizza, a Monteverde, quattro
giovani studenti comunisti vengono presi di mira da un gruppetto di neofascisti
che sparano colpi di pistola. Una carica di notevole potenza esplode verso le
4,30 davanti alla sezione del PDUP di via Pomponazzi, uno degli obiettivi
preferiti degli squadristi della Balduina. Un attentato contro una sezione
missina viene invece compiuto a Primavalle, dove due bottiglie incendiarie
vengono lanciate contro la sede di via Svampa, l’attentato viene rivendicato
da Lotta armata per il comunismo. Le Unità Comuniste Combattenti lanciano
diverse molotov e sparano contro la XIX circoscrizione. L’attentato intende
colpire i vigili urbani rei, secondo gli attentatori, di coordinare il lavoro
dei carabinieri e della polizia durante le manifestazioni. Altre due bottiglie
incendiarie vengono lanciate contro la sezione Dc di via Lucio Elio Salano 16. A
Sassari battaglia tra autonomi e polizia al concerto degli “Area”. In
duecento si presentano ai botteghini per entrare senza pagare; la polizia spara
in aria ripetutamente e fa cariche lanciando lacrimogeni, gli autonomi
rispondono con una fitta sassaiola.
LUNEDÌ
23: a Reggio Emilia 31 neofascisti vengono arrestati per gli scontri che
avvengono dopo un corteo in cui si vedono una quantità di saluti romani e armi
improprie.
MARTEDÌ
24: a Roma resta paralizzata l’Università per la protesta del personale non
docente, in assemblea permanente. A R¿irn;i nella notte, viene compiuto un
altro attentato incendiario contro i vigili urbani della XIX circoscrizione a
Primavalle. All’autoparco, viene dato alle fiamme un pulmino “850” che va
completamente distrutto. Inoltre viene trovato, in un box in cui era
parcheggiata una “127” della polizia municipale, un rudimentale ordigno che
però non esplode. A Milano, sulla base di una foto pubblicata dall’Espresso
che lo ritraeva nell’atto di sparare, viene arrestato Maurizio Azzolina, di 17
anni, studente all’Istituto tecnico Cattaneo.
MERCOLEDÌ
25: a Roma due giovani vengono picchiati da neofascisti davanti la sezione
dell’Msi di Monte Mario. A Roma viene condannato a tre anni uno studente
arrestato il 21 aprile e accusato del lancio di una molotov (Claudio Errico, 18
anni). A Milanesi vengono arrestati, dopo i riconoscimenti fotografici tre
giovani (Azzolina, Sandrini e Grecchi), non particolarmente conosciuti come
accesissimi autonomi. A Brescia quattro colpi di pistola vengono sparati contro
una caserma dei carabinieri e una molotov contro una sezione della DC.
GIOVEDI
26: a Roma saltano esami e lauree. A Roma il prof. Pecoraro, preside del liceo
Paolo Sarpi, che si era schierato contro l’autogestione studentesca, viene
picchiato a volto scoperto da suoi scolari a Ostia. Due studenti dell’area
dell’Autonomia vengono arrestati. A Milano si cerca il “cervello” della P
38.
VENERDÌ
27: a Roma vengono perquisite due sedi dell’Msi, indagate per ricostituzione
del disciolto partito fascista. Tentato omicidio in serata contro un
diciannovenne militante comunista in via Trionfale. A Bari il “Gruppo
meridionale NAP" rivendica il rapimento di Enzo Marino, sequestrato la sera
del 25. A Milano le “Squadre operaie armate” consegnano una bobina che
accusa la cooperativa "Coopega”. Il 25 aprile scorso alcuni individui
armati avevano fatto irruzione negli uffici della cooperativa e avevano
prelevato documenti e lasciato scritte contro il lavoro nero. Dopo
un’intervista sull’Unità in cui il titolare della Coopega rivendica la
serietà dell’impresa e i suoi scopi filantropici, dei documenti sono stati
fatti trovare con un messaggio: “In seguito all’articolo apparso sull’Unità,
mandiamo una copia di un nastro sequestrato da noi durante la perquisizione
eseguita il 22 aprile scorso. Non crediamo nella giustizia borghese, ma vogliamo
documentare lo sfruttamento che questi filantropi perpetrano a danno di migliaia
di proletari.”.
LUNEDÌ
30: a Roma i fascisti devastano due scuole, il liceo J. F. Kennedy e la scuola
elementare Victor Hugo.
MARTEDÌ
31: A Roma una falsa bomba blocca 30.000 pendolari, dopo una telefonata
rivendicata dai NAP. A Roma 2.500 studenti affollano l’aula magna del
Rettorato. Discutono della situazione politica del movimento e convocano per le
22 una manifestazione a piazza Navona, per festeggiare lo scadere del divieto di
manifestazione. Verso le 23 nella piazza inizia una battaglia con sacchetti di
plastica riempiti di acqua nelle fontane del Bernini: uno centra una volante e
l’autista scende e spara in aria con il mitra. A mezzanotte qualche migliaio
di giovani manifesta pacificamente da piazza Navona a ponte Garibaldi per
ricordare Giorgiana Masi. A Genova condanne pesanti per gli autonomi.



[da "Una sparatoria tranquilla" - Odradek Edizioni]