cronologia del '77 

NOVEMBRE

MARTEDÌ 1: a Roma una bomba di mezzo chilo di tritolo esplode nel palazzo che ospita il settimanale democristiano La Discussione.

MERCOLEDÌ 2: a Roma, in via Monte Zebio, alle 9,30 di mattina, le BR feriscono alle gambe e al torace il consigliere regionale della Dc Publio Fiori, che prima di cadere estrae la sua pistola e spara un colpo verso gli attentatori. Nella notte, a Roma, quattro attentati colpiscono la sede del PSI, un’agenzia turistica, un bar e un mobilificio.

GIOVEDI 3: a Cassino giovani di opposte fazioni si scontrano violentemente.

VENERDÌ 4: a Roma verso le 11 di mattina cinque giovani con il volto coperto fanno irruzione nelle sedi di un’agenzia immobiliare e del Sindacato autonomo lavoratori domestici, in via Porta maggiore. I locali vengono incendiati con bottiglie molotov e sui muri vengono fatte scritte contro il lavoro nero. A Roma viene proiettato un film in super 8 che mostra poliziotti che sparano il 12 maggio, ad altezza d’uomo, smentendo così le affermazioni del questore Migliorini, del sottosegretario Lettieri e del ministro degli interni Cossiga. Lotta continua e i radicali chiedono le dimissioni di Migliorini e la trasmissione in tv del filmato. A Torino, per la terza seduta del processo alle BR, otto difensori nominati d’ufficio si dichiarano non disponibili. A Perugia gli studenti occupano l’Università, costringendo il Rettore a rinviare l’inaugurazione dell’anno accademico, per cui doveva essere restaurata, dopo 10 anni, la cerimonia “in pompa magna”, con toghe ed ermellini, e per cui era prevista anche la partecipazione del ministro Malfatti.

LUNEDÌ 7: a Roma, verso le 7 di mattina, un centinaio di agenti di PS in tenuta antiguerriglia circonda la sede dei Comitati autonomi operai di via dei Volsci, al cui interno non c’è nessuno. Al termine della perquisizione vengono posti i sigilli ai locali (e vengono sequestrati volantini, cartoline di solidarietà per i detenuti, pratiche sindacali su carta intestata dell’ENEL). 96 militanti vengono denunciati con l’accusa di associazione sovversiva. Nel pomeriggio si tiene una conferenza stampa davanti alla sede chiusa di via dei Volsci, poi, dopo neanche un’ora di assemblea, il movimento decide di convocare una manifestazione unitaria per il giorno seguente. In serata, dopo un’assemblea nella facoltà di Giurisprudenza, migliaia di studenti escono in corteo dall’Università. Il corteo viene caricato dalla polizia. In serata una molotov esplode contro il commissariato di piazza Euclide.Vengono chiuse anche le sedi del Comitato di lotta di Donna Olimpia e del Circolo Giovanile “O’ Cangaceiro” di Torino, in corso Orbassano, già perquisito senza risultati nei giorni precedenti, che ospita anche i giovani del circolo “Barabba”.

MARTEDÌ 8: a Roma un’affollata assemblea convoca per Sabato 12 un corteo cittadino per protestare contro la chiusura della sede dei Comitati Autonomi Operai di via dei Volsci, del Comitato di lotta di Donna Olimpia e del Circolo Giovanile “O’ Cangaceiro” di Torino. Intanto gli avvocati di Soccorso Rosso presentano istanza di dissequestro per la sede di via dei Volsci, a nome di Vincenzo Miliucci e Daniele Pifano, esponenti dell’autonomia operaia romana, affittuari dell’immobile posto sotto sequestro. A Roma viene chiuso dal preside il liceo Azzarita, dopo l’ennesima incursione dei fascisti di piazzale delle Muse. Nella notte i fascisti hanno anche tentato di incendiare la casa di uno studente che abita nei pressi della scuola e hanno lanciato una bottiglia incendiaria contro il commissariato Villa Gori. Milano un dirigente dell’Alfa di Arese, Aldo Grassini, di 53 anni, viene ferito dalle BR con due colpi di pistola alle gambe in piazza Gorini.

MERCOLEDÌ  9: a Roma fallisce un attentato, preparato con otto candelotti da un chilo di dinamite l’uno, contro la sezione della DC di via dei Quattro Venti. Due molotov esplodono contro l’abitazione del direttore dell’ENPAS (Giulio Cibati) e contro la sezione della DC all’Appio. Nei pressi del Palasport la polizia arresta una sedicenne iscritta all’MSI Garbatella-EUR con quattro bottiglie molotov. A Roma un’altra aggressione fascista contro uno studente dell’Azzarita, in cui vengono trovate scritte fasciste e minacce al commissario della zona, De Miranda. A Torino la professoressa Adriana Garizio, accusata di appartenere alle BR, viene condannata a tre anni di reclusione. A Milano per le indagini sul gruppo Azione Rivoluzionaria vengono spiccati diversi mandati di cattura, per persone già arrestate e per il prof. Gianfranco Faina, di 41 anni, titolare della cattedra di Storia dei partiti politici alla facoltà di Lettere e filosofia di Genova, che intanto fa perdere le sue tracce. Dal supercarcere dell’isola di Favignana fuggono tre detenuti, uno dei quali appartenente ai NAP. In realtà, secondo il loro piano, articolato in due tempi, sono nascosti all’interno del carcere in un cunicolo scavato in una cella, in cui verranno trovati l’11, a quasi 48 ore dalla loro scomparsa, e dopo l’arresto di un agente di custodia sospettato di averli aiutati a fuggire. A Trento viene occupata la facoltà di Sociologia, a dieci anni dal ’68. Verrà disoccupata il giorno dopo.

GIOVEDÌ 10: a Roma la questura vieta il corteo contro la chiusura delle sedi di via dei Volsci che si sarebbe dovuto tenere sabato 12. Nonostante il divieto il movimento mantiene l’appuntamento convocato a piazza Navona. A Torino, in serata, le BR feriscono con due colpi di pistola alle gambe un dirigente della FIAT, Piero Osella, di 40 anni, in via Ventimiglia. A Torino viene scarcerata per decorrenza dei termini di carcerazione preventiva, dopo 1 8 mesi, la professoressa Adriana Garizio, condannata come BR a tre anni. A Bologna l’arresto di un giovane di Lotta continua, Giancarlo Degli Esposti, detto “Papalla”, accusato di essere stato tra gli assalitori dell’assemblea di CL 1’11 marzo, nella zona universitaria, fa risalire la tensione. Le facoltà di Lettere e di Giurisprudenza vengono occupate (simbolicamente perché le lezioni iniziano lunedì). Si tengono assemblee e sit-in, e qualche autobus viene dipinto.

VENERDI 11: a Roma, per protestare contro il modo in cui i giornali riferiscono dei fatti di violenza carnale, migliaia di femministe sfilano in corteo da piazza SS. Apostoli a San Lorenzo. Forti le proteste sotto le sedi giornalistiche de La Repubblica e di Paese Sera. A Roma vengono spiccati 27 mandati di cattura per ricostituzione del partito fascista (7 già in carcere, 2 arrestati, altri 18 irreperibili). A Bologna viene scarcerato uno degli imputati per i fatti di marzo (Maurizio Bignami, redattore di Rosso). Verso le 19 gli studenti escono dall’assemblea a piccoli gruppi partendo per una “guerriglia informativa” in città. Alcune auto in sosta vengono spostate sulle strade mentre telefonate anonime al 113 ingigantiscono l’accaduto. A Milano alcune centinaia di studenti del XIII Liceo scientifico scendono in corteo per protestare contro precedenti provocazioni rivendicate da un Comitato Anticomunista del San Carlo e del Leone XIII (due esclusive scuole private gestite da preti). Il corteo arriva sotto al Leone X I I I, alle cui finestre si affacciano studenti armati di pistole e il corteo reagisce lanciando sassi, ma a questo punto intervengono agenti in borghese, che sparano per disperdere il corteo. Dal corteo parte una bottiglia incendiaria, mentre da due cellulari escono agenti che cominciano ad inseguire gli studenti lanciando lacrimogeni e picchiando a colpi di manganello. L’inseguimento e gli scontri finiscono solo quando il preside del VIII Liceo scientifico permette agli studenti di chiudersi dentro la scuola. Alla periferia di Amsterdam vengono catturati Michael Wackernagel e Gerd Schneider, dopo una violenta sparatoria in cui vengono lanciate anche due bombe a mano e i due militanti della RAF e tre poliziotti restano gravemente feriti. L’Olanda concede alla Germania la loro estradizione rinunciando a perseguirli per il ferimento degli agenti.

SABATO 12: a Roma per l’anniversario di piazza Fontana il movimento dà vita, nonostante i divieti, a mobilitazioni decentrate a Campo de’ fiori, a Garbatella, a Monteverde e a Testaccio. Quasi ovunque scoppiano violenti scontri con la polizia, che scioglie ogni assembramento con l’uso massiccio di lacrimogeni. A piazza Sonnino vengono sparate raffiche di mitra a cui i dimostranti rispondono con lanci di bottiglie incendiarie, mentre due giornalisti vengono maltrattati dalla polizia e uno dei due, Gregorio Botta dell’Unità, viene caricato su un cellulare e picchiato dagli agenti. Verso le 17,30 la polizia invade piazza Navona e carica gli assembramenti lanciando lacrimogeni. corso Vittorio viene presidiato da volanti e blindati che fanno su e giù sparando lacrimogeni contro gruppetti di manifestanti che si affacciano scandendo slogan dai vicoli adiacenti. Il centro si svuota e la gente che se ne allontana viene perquisita. Cominciano i rastrellamenti e decine di giovani vengono fermati. A piazza della Cancelleria viene data alle fiamme un’auto e vengono lanciate molotov contro la polizia. La sede dei radicali viene perquisita. Anche molti autobus vengono fermati dalla polizia e i passeggeri perquisiti. Alle 20,10 agenti dell’ufficio politico della questura chìudono Radio onda rossa e Radio città futura. A Torino gruppi di autonomi e polizia si scontrano alla periferia della città. 10 giovani vengono fermati. A Torino viene incendiata l’auto di un operaio della FIAT di Rivalta. A Cagliari circa 200 giovani dell’autonomia bloccano il centro e si scontrano con la polizia. Molti vengono fermati, uno arrestato. A Bologna si svolge un corteo di 700 femministe e una manifestazione degli studenti nel centro della città. Alcune auto vengono danneggiate e alcune vetrine di negozi spaccate. A Milano non ci sono incidenti, anche perché la città è presidiata da agenti in assetto da guerra, tranne una breve sparatoria davanti alla stazione di Porta Genova dove alcune centinaia di giovani avrebbero sparato alcuni colpi di pistola a cui avrebbe risposto un agente della Polfer, poi disarmato dai giovani. 7 giovani vengono fermati. A Lecce scontri tra alcune decine di militanti del FdG e la polizia prima e tra la polizia e un corteo di alcune centinaia di dimostranti di sinistra dopo. Una decina di feriti, tra cui due dimostranti e un poliziotto raggiunti da colpi di arma da fuoco, 11 giovani arrestati (2 missini, uno dei quali consigliere comunale, e 9 di sinistra). A Firenze 3.000 femministe intervengono al convegno “Le donne e la follia”. A Roma 89 mandati di cattura contro militanti del PID (Proletari in divisa) vengono firmati dal giudice Antonio Alibrandi, noto per le sue simpatie neofasciste. Il figlio, squadrista noto a Monteverde, venne arrestato il 30 marzo per le sparatorie a Borgo Pio, quando già era in libertà provvisoria, e dopo 8 giorni era di nuovo in circolazione con i suoi camerati. A Monaco di Baviera si “suicida” anche Ingrid Shubert, di 32 anni, militante della Baader-Meinhof, in isolamento totale dall’8 agosto. Viene trovata impiccata con un lenzuolo nella sua cella nel carcere di Munich-Stadelheim.

LUNEDI 14: a Roma una ventina di giovani lanciano bottiglie incendiarie contro una sede dell’Msi al quartiere Appio. A Roma vengono occupati i licei Manara e Fonteiana, a Monteverde, dove sono stati fermati la gran parte dei giovani arrestati sabato. Nel pomeriggio il movimento si riunisce in assemblea a Economia. A Roma con la sigla Lotta Femminista viene rivendicato un attentato incendiario contro un impiegato dell’ENEL, Vito Gemma, coinvolto nello stupro della sedicenne Claudia Caputi. A Civitavecchia sei giovani accusati di aver impedito, il 12 luglio, l’inizio dei lavori della contestata centrale di Montalto di Castro, vengono condannati per 6 anni e 4 mesi complessivi, per un pugno dato a un camionista dell’ENEL. A Genova vengono compiuti tre attentati (con danni per complessivi 10 milioni), uno dei quali rivendicato da Ronda Proletaria. A Bologna una telefonata anonima fa scoprire alla polizia una trentina di bottiglie molotov pronte per l’uso in un’aula della facoltà di Lettere. A Milano gli autonomi, riuniti nella Palazzina Liberty, intervengono sugli incidenti di sabato. A proposito dei sette militanti fermati con l’accusa di aver sottratto le pistole ad un gruppo di agenti della polizia ferroviaria in servizio alla stazione di Porta Genova, dicono: “Siamo venuti a conoscenza del fatto che alla fine della manifestazione alcuni poliziotti della Polfer (uno dei quali aveva estratto la pistola e sparato alcuni colpi) sono stati disarmati. In una città inquinata e intossicata da un capillare e oppressivo controllo poliziesco, disarmare alcuni membri dell’apparato dello Stato appare un fato “civile” ed “ecologico”: è come spegnere una sigaretta in una stanza piena di fumo”.

MARTEDÌ 15: a Torino, in piazza S. Carlo, dove confluiscono oltre ventimila lavoratori per il comizio del segretario della FLM, si scontrano con il servizio d’ordine sindacale i giovani dell’autonomia e del Circolo “0 Cangaceiro”. Comizi e cortei si svolgono anche a Milano, a Bari, a Padova.

MERCOLEDÌ  16: a Torino. verso le 14, in corso Re Umberto, nel centro della città, il vicedirettore della Stampa, Carlo Casalegno, di 61 anni, viene colpito alla testa da quattro colpi di pistola sparati dalle BR. Ferito gravemente, morirà il 29 novembre. A Parigi le autorità francesi estradano in Germania l’avvocato Klaus Croissant, uno dei legali della Baader-Meinhof, accusato di complicità con la RAF.

GIOVEDÌ 17: a Roma un attentato incendiario distrugge la sede della DC in via Silvano a Pietralata. A Genova. nel pomeriggio, in via Corsica, le BR feriscono alle gambe un dirigente dell’ASGE (Ansaldo), Carlo Castellano, docente universitario e membro della commissione regionale per l’economia e il lavoro del Pci.

VENERDÌ 18: a Roma il giudice missino Antonio Alibrandi fa arrestare il noto matematico Bruno De Finetti, per aver aderito ad una campagna radicale “per la democrazia nelle caserme”. A Milano scioperano gli studenti di 35 scuole medie superiori.

SABATO 19: a Milano 20.000 giovani del movimento in corteo. A piazza Duomo un gruppo di autonomi si stacca dal corteo e si dirige verso la circonvallazione. Anche gli anarchici si staccano dal corteo e vanno ad occupare un ex convento in viale Umbria. Dal corteo dell’autonomia, dopo tre espropri proletari (in una salumeria, in un negozio di dischi e in uno di abbigliamento), si stacca un gruppetto che danneggia con esplosivo la porta dell’Ispettorato distrettuale del Ministero di Grazia e Giustizia. Intanto le scuole occupate o in assemblea permanente salgono a 39.

LUNEDÌ 21: a Roma in una conferenza stampa Vincenzo Miliucci e Daniele Pifano, dei Comitati Autonomi Operai di via dei Volsci, presentano alla Procura una denuncia contro il questore Migliorini e il vice capo dell’Ufficio politico per la chiusura della sede.

MARTEDÌ 22: a Roma il giudice missino Alibrandi denuncia il ministro della giustizia Bonifacio, che ha richiesto copie dei mandati di cattura e delle ordinanze di rigetto della libertà provvisoria per due imputati dei Proletari in divisa, uno dei quali è il figlio dell’ex ministro degli Interni Taviani. A 3,1ilano in serata vengono compiuti due attentati, rivendicati da Prima Linea: la caserma dei carabinieri in costruzione ad Abbiategrasso salta per aria e due bombe al nitrato di ammonio esplodono nella sede del Comando Vigili urbani di via Filippetti.

MERCOLEDÌ 23: a Roma secondo la Procura la chiusura delle sedi dei Collettivi autonomi di via dei Volsci e di Donna Olimpia, è illegittima. La Procura non ravvisa il reato di “banda armata” e la “flagranza” previste dalla legge “sui covi” dell’8 agosto '77. Ma il procuratore capo ne impedisce la riapertura imputando gli autonomi di "associazione sovversiva”. A Roma 7 condanne per gli scontri del 20 ottobre, 5 assoluzioni e 2 perdoni giudiziali. A Roma per ricordare Pietro Bruno, il giovane ucciso il 22 novembre ’75 dai colpi d’arma da fuoco esplosi dalla polizia durante una manifestazione, si tiene un corteo di studenti, molti provenienti dal Liceo Armellini, a cui Bruno era iscritto.

GIOVEDÌ 24: a Roma 5 condanne per gli scontri del 12 novembre, 2 perdoni e 9 assoluzioni.

SABATO 26: a Roma un incendio doloso distrugge ciò che rimane del liceo scientifico XXII di Primavalle, già incendiato il 17 ottobre. Una bomba esplode davanti la caserma dei carabinieri al Flaminio e tre attentati colpiscono una sezione della DC, un autosalone della Volkswagen e uno della FIAT. A Padova vengono occupate varie facoltà, e vengono devastati gli studi di alcuni docenti simpatizzanti del Pci (in cui vengono fatte scritte anche insolite, come: Sparare ai docenti è un nostro diritto).

DOMENICA 27: a Roma due attentati colpiscono la sezione della DC di Villa Gordiani e la rappresentanza della Mercedes.

LUNEDÌ 28: a Roma il Movimento riunito in assemblea nell’Università si divide su come aderire al corteo dei metalmeccanici del 2 dicembre. A Legge rimane il grosso del Movimento, tra cui gli autonomi, che vota per un corteo autonomo dall’Università a piazza San Giovanni; a Lettere un centinaio di persone seguono “gli 11”, nella decisione di partecipare al corteo sindacale dell’Ostiense. A Bari, in piazza Massari, in serata un commando fascista uccide a coltellate un giovane comunista, Benedetto Petrone.

MARTEDÌ 29: a Roma dopo l’assassinio di Bari si svolgono due cortei, uno indetto dalla Fgci, come sciopero generale delle scuole superiori, e uno del movimento. A Roma l’assemblea a Lettere per la parte che aderisce direttamente alla manifestazione del 2 dicembre si conclude con la lettura di una mozione, letta da Piero Bernocchi e interrotta spesso da contestazioni. A Bari viene individuato l’uccisore di Petrone, il missino Giuseppe Piccolo, di 23 anni, già condannato a Roma per l’appartenenza ad Ordine Nuovo. Il questore di Bari dispone la chiusura delle sedi provinciali del Msi e del FdG. A Bari 30.000 studenti e operai in corteo convergono nella piazza dove è avvenuto l’assassinio. Durante la manifestazione la famigerata sezione missina “Passaquindici” viene distrutta e la sede della CISNAL viene devastata. Due auto vengono bruciate e alcuni poliziotti feriti durante alcuni scontri con gli autonomi, che fanno la loro prima apparizione. La scoperta delle vetrine spaccate di alcuni negozi terrorizza la città. Un quotidiano locale titola: Fermare i mostri. Cortei e manifestazioni si svolgono in tutta Italia. A Torino muore Carlo Casalegno. A Genova le BR incendiano le auto di due dirigenti dell’ITALSIDER.

[da "Una sparatoria tranquilla" - Odradek Edizioni] 



2010 ulisse@lestintorecheamleto.net

1997 www.lestintorecheamleto.net