Cosí in fabbrica

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Cosí in fabbrica, vengono spazzate via le tradizionali commissioni interne, burocratizzate e condizionate dalle indicazioni dei vertici sindacali, in favore di comitati di fabbrica e di reparto direttamente designati dai lavoratori al di lá di ogni dosaggio di corrente o componente politico-sindacale; nelle universitá vengono parimenti spazzati via i vecchi parlamentini, cioé gli organismi rappresentativi elettivi legati alle federazioni giovanili dei partiti, e si formano collettivi di militanti politicamente impegnati in senso rivoluzionario, che tendono peraltro ad uscire dai recinti troppo stretti delle universitá per proiettarsi all'esterno; nelle cittá esplodono, costituendosi nelle piú diverse occasioni mobilitanti (fitti elevati, carenza di servizi, speculazioni sulle aree) numerosissimi comitati o consigli di zona e di quartiere, in massima parte caratterizzati dalla tendenza ad evitare la mediazione delle sezioni dei partiti.

Come i collettivi studenteschi, negli anni dal 1968 al 1975, praticano l'illegalitá (interruzioni di lezioni ed esami, richiesta di voto unico garantito, presentazione di programmi alternativi, occupazione di facoltá), cosí i comitati di quartiere, negli anni fra il 1973 ed il 1976, violano la legge praticando l'autoriduzione dei fitti e delle bollette dell'elettricitá, occupando spazi pubblici e privati, assumendo in proprio la gestione di servizi pubblici. Tutto ció nel momento in cui esplode una crisi economica che investe massicciamente, a partire dal 1973, non solo le classi subalterne, ma anche i ceti medio-inferiori e le stesse classi medie garantite.

(GIANNI STATERA - VIOLENZA SOCIALE ED EMARGINAZIONE in VIOLENZA SOCIALE E POLITICA NELL'ITALIA DEGLI ANNI '70 - FRANCO ANGELI EDITORE)


 

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