Il convegno del 26-27 settembre del 1977...

Il convegno del 26-27 settembre del 1977 (certamente molti lo ricordano) fu il momento finale di un ciclo di movimenti, ed anche l'inizio della loro estinzione. Lo sanno tutti. Ma non si é mai riusciti a capire perché.
Centomila persone da ogni cittá e paese d'Italia vennero a Bologna con l'attesa che di lí potesse, come per magia, uscire non una linea, ma semplicemente uno stile, un modo di essere e di lottare, il segno capace di motivare il processo che in marzo era esploso alla luce del sole: il processo di rivolta contro la societá del capitale e dell'emarginazione.
Insieme a loro qualche migliaia di militanti organizzati calarono sul Palazzo dello Sport come gli avvoltoi su un cadavere, per spartirsi le spoglie, per rafforzare i loro partitini che si autodefinivano autonomi ed invece erano quanto di piú stantio si potesse immaginare.
Ma sarebbe sciocco attribuire agli apparati la colpa di quella fine, quanto sciocco é dar la colpa agli avvoltoi della morte di coloro del cui corpo si cibano.
In realtá il punto essenziale di quei giorni fu il silenzio assoluto di quella corrente trasversale che aveva portato ad emergenza il nuovo, ed aveva sperimentato un modo di lottare vivere e parlare. Il movimento di Bologna fu praticamente assente, e non solo perché gli mancava la forza fisica ed il servizio d'ordine per farsi ascoltare. La corrente trasversale si fece viva con un giornale il cui titolo era eloquente: L'Agave, un fiore che fiorisce una volta ogni sette anni.
Noi non eravamo piú lí, quella storia non ci interessava piú, quel che potevamo dire lo avevamo detto, e quel movimento aveva giá dato tutto quel che poteva dare. Occorreva attraversare il deserto, seguire strade diverse e divergenti, cercare, non per ritrovarsi, banalmente, ma per moltiplicarsi e scoprire.
Questo abbiamo fatto, ciascuno nei suoi modi diversi. E, se non possiamo dire che il deserto é stato attraversato, per lo meno possiamo dire che cominciamo ad intravvedere i gesti e le forme di vita che possono renderlo abitabile, piacevole, umano.

(O.SCALZONE - DA A/TRAVERSO RIVISTA DI CRITICA DEL TEMPO - OTTOBRE/NOVEMBRE 1987).

 



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