Non esserci.

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Il '77 fu la ricerca di una sintesi fra valori dell'individuo e valori della comunitá. In quel movimento si sviluppa una tendenza libertaria e antistatuale che non appartiene al movimento comunista, anzi gli si contrappone: la rivendicazione dell'immediatezza, dell'individualitá, del godimento, dell'esperienza vissuta, costituisce il piú forte elemento di rottura del movimento del '77 rispetto alla tradizione comunista che fondava nella dialettica idealistica la logica della rimozione, del rinvio storico, l'etica del lavoro e dei sacrifici.

In questo senso il movimento del '77 costituí un'innovazione decisiva (sebbene non priva di precedenti). Ma occorre al contempo segnalare il fatto che la spinta antistatuale del '77 confluí, piú o meno inconsapevolmente, nella svolta neo-liberista che percorre l'ideologia e l'economia a cavallo del decennio '80. Possiamo affermarlo da molti punti di vista: la rottura del monopolio statuale della comunicazione, per esempio, fu operata dalle radio libere, ma conteneva in nuce l'invasione dell'infosfera da parte delle televisioni private e delle holdings che oggi realizzano l'ilimitato dominio sulla mente globale.

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Quelli della presente generazione sono i primi esseri umani la cui cultura ed in fondo la cui mente (attivitá cognitiva) sia stata formata nell'epoca della telematica, nell'epoca in cui l'individualizzazione raggiunge il suo sviluppo piú estremo, ed al contempo l'identitá viene sottoposta ad una maggiore sollecitazione.

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Aggrapparsi al mercato é la reazione primordiale dell'umanitá telematizzata alla ricerca di un codice di identificazione.

Meno stato piú mercato. Questa é la parola d'ordine che segna la riscossa della borghesia contro il proletariato (mano libera sull'occupazione, flesibilitá della manodopera, licenziamenti, e poi smantellamento dello stato assistenziale).

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Nell'occidente capitalistico in questo decennio i valori di libertá dalo stato sembrano in effetti rafforzarsi (nonostante la militarizzazione e la carcerizzazione di una piccola minoranza). Ma non é altro che la libertá di essere presi in un'altra trappola, ben piú stringente: la trappola del mercato, in cui ogni individuo si fa padrone di se stesso; padrone nel senso di tagliatempi, esattore fiscale e carceriere di se stesso.

Ciascuno controlla allo specchio la propria faccia.

Il sé trova la sua garanzia nell'esser riconosciuto secondo un codice come una merce di cui si riconosce il valore sul mercato.

Meno stato piú mercato. L'individuo non appartiene piú allo stato; appartiene al gioco dell'apparire (questo é il mercato, il luogo dell'apparire delle cose fatte merci).

La differenza é tutta assorbita nel mondo dell'economia. La libertá é libertá di intraprendere e di vincere, di guadagnare e di possedere. Ma la libertá economica presuppone l'omologazione culturale, cioé l'accettazione di un unico modello di riferimento, di un solo metro di valutazione. meno stato piú mercato é la dittatura dell'apparire.

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(FRANCO BERARDI su At/Traverso del Marzo 1987)



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