La questione dell'autodifesa

[…] Bisogna sviluppare ed estendere la coscienza politica che la questione dell'autodifesa di massa non è né marginale né cosa da specialisti, che altri momenti di scontro di massa ci saranno, che il problema non è di sparare meglio o di più della polizia, ma che non si può far finta che il problema non esista (dietro appelli generici e opportunisti). Il problema è scegliere noi i tempi dell'attacco in "territorio nemico", di avere molta chiarezza che quello che conta è l'unità che il movimento realizza anche su questo terreno. A Roma il 5 marzo, a Bologna l'11 e 12 marzo, lo scontro più alto con l'avversario ha voluto dire livelli più alti di unità e di maturità del movimento mentre a Roma il 21 aprile ha spaccato, lacerato e diviso il movimento.

Il movimento non fa scomuniche e non accetta la criminalizzazione di nessuna sua componente. Ma deve rimanere chiaro, al nostro interno, che nessuno può permettersi, sulla pelle del movimento, di andare contro le decisioni e la volontà collettiva delle assemblee di lotta. Non è pura democrazia formale, ma fatto sostanziale, che solo con la coscienza collettiva più ampia e con l'organizzazione di massa si può affrontare il livello di scontro adeguato alla fase politica attuale. La "criminalizzazione" non è né scontata, né irreversibile, anche se costantemente Cossiga cerca di portarci a forme di "guerra civile strisciante" prima che siamo riusciti ad estendere il fronte di lotta.

La divisione tra occupati e disoccupati non è in Italia alle porte. Da questo punto di vista la criminalizzazione vuole essere strumento di questa divisione. D'altra parte il terrorismo dello Stato borghese non è oggi funzionale a una svolta di tipo fascista. Per questo l'asse principale dell'iniziativa resta, comunque, la lotta di massa. […]

(MOZIONE APPROVATA ALL'ASSEMBLEA NAZIONALE DEL 29-30 APRILE/1 MAGGIO A BOLOGNA)



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