La classe politica nazionale
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[…] il ’68 è il primo movimento che si sviluppa al di fuori e contro il quadro dei partiti. Nella storia del dopoguerra italiano questa indipendenza ne determina tutta la “scomodità” politica e sociale. La classe politica nazionale, riproducendo negli schieramenti politici interni la divisione del mondo in blocchi, restò sorpresa, interdetta, globalmente estranea e ostile al moto giovanile che spazzava le piazze di tutto il mondo. Qualsiasi moto sociale era “necessariamente” da ricondurre all’attività di un partito, perché non poteva darsi classe o ceto senza rappresentante politico o sindacale. Ma se l’avversità borghese (Dc, centrosinistra e fascisti) era nella natura delle cose, quella del Pci era la misura dell’impossibilità stessa di concepire, anche a sinistra, l’autonomia di un qualsiasi movimento popolare. [“Dall’inizio”; introduzione di “Una sparatoria tranquilla – Per una storia orale del ‘77” – Odradek edizioni 1997).
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