La
mia madre l'ho chiamata sasso perché fosse duratura sì, ma non viva, i miei
amici li ho chiamati piedi perché ero felice solo quando si partiva, ed il mio
mare l'ho chiamato cielo perché le mie onde arrivavano troppo lontano; e dil
mio cielo l'ho chiamato cuore perché mi piaceva toccarci dentro il sole con la
mano, non ho mai avuto un alfabeto tranquillo, servile, le pagine le giravo
sempre con il fuoco; nessun maestro è stato mai talmente bravo da respirarsi il
mio ossigeno, e il mio gioco. E il lavoro l'ho chiamato piacere, perché la
semantica o è violenza oppure è un'opinione, ma non è colpa mia, non
saltatemi addosso, se la mia voglia di libertà oggi è anche bisogno di
confusione, ed il piacere l'ho chiamato dovere, perché la primavera mi
scoppiava dentro come una carezza. Fondere, confondere, rifondere e infine
rifondare l'alfabeto della vita sulle pietre di miele della bellezza. Ed il
potere, nella sua immensa intelligenza, nella sua complessità non mi ha mai
commosso con la sua solitudine, non l'ho mai salutato come tale: però ho
raccolto la sfida con molta eleganza e molta sicurezza da quando ho chiamato
prigione la sua felicità. Ed il potere da quel giorno mi insegue con le sue
scarpe chiodate di paura, mi insegue sulle sue montagne, quelle montagne che io
chiamo pianura.
(CLAUDIO LOLLI - "Anafalbetizzazione" da "Disoccupate le strade dai sogni")