
cronologia del '77
APRILE
SABATO
2: a Roma la Digos arresta il diciassettenne Gabriele Della Rosa, che il 12
febbraio insieme a un complice sparò contro studenti di sinistra davanti il
Liceo XIV. In serata, un gruppo di missini spara con mitra contro la polizia a
Montesacro (4 arresti). A Roma si costituisce il docente militante di LC (Enzo
D’Arcangelo), latitante e accusato del pestaggio di un fascista. Dopo cinque
giorni gli verrà concessa la libertà provvisoria. A Roma Claudia Caputi viene
accusata di simulazione della violenza. In tutta Italia viene compiuta una serie
di attentati contro stazioni dei carabinieri e commissariati di polizia: a
Milano mezzo chilo di esplosivo esplode sotto una finestra della caserma di via
Podgora. A Venezia tre colpi di pistola vengono sparati contro la caserma dei
carabinieri di Stra. A Torino una bomba scoppia davanti ad un commissariato di
polizia. A Firenze due bottiglie incendiarie vengono lanciate contro la stazione
dei carabinieri di via Marconi.
DOMENICA
3: Legge sulla riconversione industriale, 8.000 miliardi agli industriali. A
Genova Piero Costa viene rilasciato dalle BR, a cui viene pagato un miliardo di
riscatto.
LUNEDÌ
4: a Roma vengono compiuti tre attentati incendiari con bombe molotov, contro la
sezione Dc di Primavalle, contro quella di Torrevecchia e contro la porta della
canonica della parrocchia di S. Cipriano. Vengono trovati volantini firmati
Commando Comunista Mario Salvi (Mario Salvi, un giovane militante di Autonomia
operaia, era stato ucciso il 7 aprile 1976, nei pressi del Ministero di Grazia e
Giustizia, in via degli Specchi, dalla guardia carceraria in borghese Velluto).
Altri ordigni vengono lanciati contro un centro culturale cattolico, sempre
nella zona di Torrevecchia. A Roma, durante il processo contro i violentatori di
Claudia Caputi, la polizia carica le femministe che assediano il tribunale a
piazzale Clodio. A Milano vengono compiuti quattro attentati, tutti senza gravi
conseguenze; due contro l’Istituto Autonomo Case Popolari, uno a distanza di
un’ora dall’altro. Il terzo in provincia di Cusano Milanino, contro una sede
DC, il quarto a Paderno Dugnano, ancora contro una sezione DC.
MARTEDÌ
5: a Roma un ordigno viene fatto esplodere contro il carcere di Regina Coeli.
L’attentato viene rivendicato da un Nucleo di militanti comunisti, per
vendicare Mario Salvi. A Roma vengono eseguiti alcuni arresti per Radio Alice e
“Zut”. A Napoli viene rapito Guido De Martino, figlio dell’ex segretario
nazionale del PSI. Verrà rilasciato il 16 maggio, dietro pagamento di un forte
riscatto e dopo varie attribuzioni e rivendicazioni del sequestro.
MERCOLEDÌ
6: a Napoli avvengono incidenti in un corteo di circa duecento disoccupati. A
Milano assemblea al teatro Lirico promossa da 70 dirigenti della FIM-CISL per
rilanciare “il sindacato dei consigli contro la cogestione della crisi”.
GIOVEDÌ
7: a Roma si svolge un corteo del movimento. A Roma una bomba devasta
l’ufficio privato del ministro dell’Interno, che è assente. L’attentato
contro Cossiga viene rivendicato da un non meglio identificato Nucleo Comunista.
A Bonn viene ucciso il più alto magistrato della città, Siegfried Bubach,
accusatore della banda Baader-Meinhof.
VENERDÌ
8: a Roma vengono tutti liberati gli squadristi di Borgo Pio. Sentenza Boschi a
Firenze, mentre Panichi è latitante.
SABATO
9: NAP e BR smentiscono di aver rapito De Martino.
LUNEDÌ
11: a Roma quattro neofascisti romani vengono arrestati sul monte Subasio in un
campo paramilitare. Si addestravano con armi pesanti. A Perugia, dopo un
tentativo di evasione dal carcere, da parte di un gruppo di detenuti, tra cui il
BR Maraschi, quattro guardie vengono prese in ostaggio. Dopo 24 ore di
trattative, i detenuti ottengono un trasferimento.
MERCOI.EDÌ
13: a Roma i fascisti assaltano la sezione del Pci a via Catanzaro e la sezione
del PDUP di via Pomponazzi. Nel primo assalto i fascisti feriscono un giovane,
Luigi Brusa, di 24 anni, fratturandogli la mano a colpi di martinetto. Nella
seconda aggressione rimane ferito un giovane di destra, nipote dell’ex
ministro Mario Scelba.
GIOVEDÌ
14: a Roma “Contro il lavoro nero” in cinque rapinano una sartoria di via
Matteucci, all’Ostiense.
VENERDÌ
15: a Roma viene approvato dal consiglio dei ministri il progetto di riforma
Malfatti. A Reggio Calabria un attentato causa ingenti danni (un miliardo di
lire) al reparto di produzione delle bioproteine sintetiche e alla sala del
controllo elettronico degli impianti dello stabilimento della Liquichimica
Biosintesi di Saline Joniche, dove sono impiegate oltre 500 persone. A Roma, in
serata, Radio Città Futura viene occupata “militarmente” da un commando
delle Unità Comuniste Combattenti, che, dopo aver rinchiuso tutte le persone
presenti in quel momento nei locali, diffondono dai microfoni un comunicato nel
quale rivendicano l’attentato alla Liquichimica. A Bologna, per Lorusso, viene
chiesto l’arresto di un carabiniere (Massimo Tramontani), con l’imputazione
di omicidio volontario aggravato. A Bologna il Rettore Carlo Rizzoli viene
accusato da trecento lavoratori dell’Università di essere moralmente e
politicamente corresponsabile per l’omicidio di Lorusso.
SABATO
16: a Roma quindicimila studenti delle scuole medie superiori manifestano per le
vie del centro contro il progetto di riforma del ministro Malfatti. È la prima
iniziativa promossa dal coordinamento cittadino dei delegati delle scuole, una
struttura nata e cresciuta durante le autogestioni. Nel corteo non ci sono
striscioni di partito e tutti i gruppi di sinistra sono presenti, dagli autonomi
ai giovani della Fgci, malgrado che questi ultimi siano usciti sconfitti dalla
decisione, a cui si erano opposti all’assemblea cittadina, di inserire la
caduta del governo Andreotti tra i contenuti della mobilitazione. A Milano nel
pomeriggio si svolge una manifestazione alla quale partecipano diecimila
studenti, per il secondo anniversario della morte di Giannino Zibecchi e Claudio
Varalli. Quando il corteo rientra in piazza S. Stefano, quelli dell’autonomia
proseguono per conto loro, arrivando in piazza del Duomo. Dopo averla
attraversata, si coprono la faccia con fazzoletti, quindi percorrono di corsa la
galleria Vittorio Emanuele. Numerosi tavoli e seggiole del “Matta”, del
“Biffi” e del “Bar sì” vengono fracassati. Vengono fracassate a sassate
e a colpi di spranga anche le vetrine della “valigeria Prada”.
LUNEDÌ
18: a Roma sei donne a volto scoperto, armate di pistola con il silenziatore,
compiono una rapina ai danni di un laboratorio di camicie. Le ragazze, secondo
il racconto fatto alla polizia dai proprietari del negozio situato in via
Toscani (quartiere Monteverde), si presentano nella camiceria verso le 20,30. I
proprietari vengono legati, imbavagliati e rinchiusi in uno stanzino. Il
commando, formato da giovanissime, preleva tranquillamente da un cassetto
l’incasso della giornata, poi traccia su un muro con una bomboletta di vernice
spray la scritta “No al lavoro nero”. A Milano un dirigente dell’industria
meccanica “Vanossi”, Bruno Rucano, viene assalito da due giovani che lo
feriscono a colpi di pistola. L’attentato viene rivendicato da
un’organizzazione che si definisce Nuclei armati operai. A Treviso inizia il
processo per le schedature agli operai e per lo spionaggio in fabbrica. A Padova
si sgonfiano le accuse agli studenti. Il giudice di Padova ridimensiona
l’inchiesta del PM Calogero, che era cominciata il 21 marzo con un
impressionante schieramento di forze di polizia: con 300 agenti armati fino ai
denti, fatti affluire in gran segreto da vari comandi del nord Italia, con una
raffica di 17 mandati di cattura contro studenti, con 40 ordini di perquisizione
e 70 incriminazioni.
MARTEDÌ
19: a Roma viene incendiato il cinema-teatro Brancaccio. Con ogni probabilità
si tratta di una rappresaglia politica, compiuta da neofascisti, contro il
locale che nei giorni precedenti ha ospitato un comizio di extraparlamentari di
sinistra. A Bologna vengono rioccupate quattro facoltà universitarie. A
Firenze. ad Architettura, novanta studenti riescono a sostenere in gruppo
l’esame di Analisi matematica, garantendosi la promozione. Il Senato
accademico decide di annullarli e respinge le dimissioni di otto docenti che
dichiarano di essere stati “sequestrati” per diverse ore e costretti a
svolgere gli esami in un clima di “pressioni fisiche e di ingiurie”. A
Genova le BR incendiano quattro auto, tra cui quella di un dirigente della
Italcantieri e quelle di due consiglieri comunali della Dc.
MERCOLEDÌ
20: a Roma in via Nomentana quattro giovani di opposte tendenze politiche si
scontrano duramente sull’autobus 556. Costretti dall’autista a scendere,
continuano a picchiarsi fino a quando uno dei giovani spara e ferisce uno degli
altri due. A Roma, all’Università ancora presidiata dalla polizia, si svolge
una assemblea con i liceali contro la riforma Malfatti, che si prolunga fino
alle 22, in modo da mettere in pratica l’obiettivo dell’apertura serale. A
Bologna cinque facoltà vengono occupate e rimarranno bloccate per tutta la
settimana, malgrado l’ultimatum del Rettore, Carlo Rizzoli, che minaccia di
chiedere l’intervento della polizia se entro tre giorni non saranno sgombrate
le facoltà occupate. A Torino piccoli cortei interni bloccano la didattica. A
Napoli il Politecnico e Veterinaria vengono occupati e i corsi di Scienze,
Fisica, Architettura sono bloccati. A Torino viene compiuto un attentato,
fallito, contro il cancelliere capo della Procura Generale, Dante Notaristefano,
consigliere comunale democristiano. Gli vengono sparati contro otto colpi di
pistola, ma nessuno raggiunge il bersaglio. Il 26 1’attentato sarà
rivendicato dalle BR.

GIOVEDÌ
21: a Roma il Rettore Ruberti chiede l’intervento della polizia, che entra
nell’Università nel primo pomeriggio, per sgomberare le quattro facoltà
occupate dagli studenti nella mattina. L’evacuazione degli edifici avviene
senza reazioni, ma poco dopo, nelle vie adiacenti all’Università, cominciano
gli scontri. Guerriglia per le strade, molotov, barricate, sparatorie. Verso le
16, a San Lorenzo, un gruppo di studenti, caricati dalla Celere, lancia due
molotov e spara diversi colpi di pistola contro un plotone della polizia.
L’agente Settimio Passamonti viene mortalmente colpito alla testa, un altro
agente rimane gravemente ferito. Viene ferita anche una giornalista americana.
Nel luogo dove è rimasto ucciso il giovane poliziotto compare una scritta: Qui
c’era un carruba, il compagno Lorusso è stato vendicato. L’Università
viene nuovamente chiusa dal Senato accademico. Riaprirà il 2 maggio. A Roma,
nella notte polizia e carabinieri, armi alla mano, con giubbotti antiproiettili
e mitra, entrano nella sede dei Comitati autonomi operai di via dei Volsci,
fermando 25 militanti, poi rilasciati. A Roma, poco dopo le 22, un ordigno di
notevole potenza scoppia davanti alla caserma dei carabinieri “Legione
Lazio”, a piazza del Popolo. A Milano un commando delle Unità Comuniste
Combattenti assalta la Bocconi e incendia i calcolatori del centro di calcolo. A
Bologna vince la linea dura, con l’occupazione “chiusa” dell’Università.
VENERDÌ
22: Vengono vietate a Roma le manifestazioni fino al 31 maggio. Cossiga annuncia
in parlamento, dopo gli scontri presso l’ateneo: “Reagiremo con tutti i
mezzi”, “Non sarà più consentito che i figli dei contadini meridionali
siano uccisi dai figli della borghesia romana”. All’assemblea universitaria
che si tiene alla facoltà di Architettura il movimento si divide sui fatti di
giovedì e si verificano risse tra l’area autonoma e settori più moderati del
movimento. Ancora stato d’assedio a San Lorenzo. A Firenze, dopo il sequestro
di alcuni docenti, gli studenti bloccano l’attività didattica in numerose
facoltà. A Bologna termina l’occupazione sotto la minaccia di un intervento
della polizia che circonda l’Università, mentre a Milano viene occupata la
Statale.
A Torino, poco dopo le 8,30, durante una manifestazione del movimento,
cinque bombe molotov vengono lanciate durante un attacco agli uffici del
Provveditorato. Altri ordigni vengono fatti esplodere in un bar di via Po, a
qualche centinaio di metri dall’Università; altre molotov vengono scagliate
in un ufficio dell’Arcivescovado. A parte qualche contuso, non ci sono feriti.
A Torino, in serata, verso le 22, viene compiuto un altro attentato, contro la
redazione della Stampa, in via Marenco: tre giovani entrano nel salone al piano
terra e lanciano tre bottiglie molotov, ma solo uno degli ordigni si incendia,
ferendo lievemente un impiegato. Poco dopo mezzanotte due molotov vengono
lanciate contro il commissariato "Barriera di Milano”. L’attentato
viene rivendicato con una telefonata all’ANSA dalla Organizzazione comunista
Prima Linea. A Torino viene ferito un capo officina della FIAT, Munari, con tre
colpi di pistola alle gambe. L’attentato viene rivendicato dalle BR.
SABATO 23: a Roma ai funerali dell’agente ucciso durante gli scontri intorno all’Università due donne anziane cominciano a urlare "assassini, ammazzateli tutti”. Dopo un attimo di sbandamento gli agenti le allontanano, ma poco dopo altre due vecchie provocano un tafferuglio. Un giovane alto con capelli lunghi viene prima insultato dalle due, poi viene ripetutamente indicato agli agenti della scuola sottufficiali di Nettuno, dove Passamonti prestava servizio: “È lui, è lui, prendetelo”. Una cinquantina di agenti scattano di corsa, circondano il ragazzo e cominciano a pestarlo violentemente. Soltanto l’intervento della questura romana riesce a salvare il giovane dal linciaggio. Si scopre poi che il ragazzo è un militante del Pci che passava di lì per caso. A Roma viene scarcerato Fabrizio Panzieri. La libertà provvisoria gli viene concessa in considerazione della sua “non pericolosità sociale” e del bisogno di cure mediche.


A Napoli decine di migliaia di giovani venuti da tutta l’Italia partecipano alla manifestazione delle leghe dei disoccupati.

A
Firenze la polizia si mobilita per la “caccia agli indiani”, in occasione di
una riunione nazionale degli indiani metropolitani. La polizia carica un gruppo
di indiani in piazza della Signoria. La “Festa del proletariato giovanile”
viene rinviata. A Novara sette operai vengono arrestati mentre si esercitano
sparando nei boschi di Verbania.
DOMENICA
25: a Roma, per celebrare il 25 aprile, nonostante i divieti di Cossiga, si
riesce ad organizzare dei piccoli cortei di quartiere e alle Fosse Ardeatine. A
Milano e a Bologna sfilano separatamente cortei del movimento e del Pci.
MARTEDI
26: a Roma il Senato accademico richiede la presenza della polizia dentro
l'ateneo. Radio Città Futura viene denunciata per istigazione a delinquere.
MERCOLEDÌ
27: a Roma si tiene una conferenza stampa nella sede del collettivo di via dei
Volsci, in cui i Comitati Autonomi Operai rigettano l’accusa di essere i
responsabili della morte del l’agente Passamonti. A Torino viene ucciso dalle
BR il presidente dell’Ordine degli Avvocati torinesi, l’avvocato Fulvio
Croce, che avrebbe dovuto nominare i difensori d'ufficio per il processo alle
BR, che così resta bloccato. Alcuni giudici popolari infatti si rifiuteranno di
far parte della giuria.
GIOVEDÌ
28: a Roma si svolge un’assemblea del movimento in preparazione al 1º maggio.
A Roma viene rapito Rosario Nicolò, preside della facoltà di Legge. A Roma
viene scoperto una base dei NAP, con archivio e arsenale. A Milano le BR
incendiano l’auto di un consigliere comunale della Dc.
VENERDÌ
29: a Roma il governo replica all’uccisione di Croce con uno schema di legge
urgente che prolunga indefinitamente la carcerazione preventiva nel caso che i
processi vengano ritardati per colpa degli imputati o per cause di forza
maggiore. A Roma, in serata, al grido “è una spesa proletaria”, una decina
di giovani assalta un negozio di fotografia in via S. V. De Paoli, a Monteverde.
A Roma le BR rivendicano il rapimento di Nicolò. A Bologna inizia l’assemblea
nazionale del movimento. Gli studenti che arrivano a migliaia trovano l’ateneo
chiuso e presidiato dalla polizia, secondo la decisione del Rettore.
L’assemblea comincia in un piccolo cinema, affollatissimo. L’Unità, che
titola “Oggi inizia l’assemblea delle fazioni più facinorose del movimento
studentesco”, ha un ruolo di primo piano nel mobilitare la città contro i
militanti del movimento. A Genova vengono trovati sette opuscoli ciclostilati:
le BR pubblicano il “bilancio” del 1977. A Milano i Nuclei comunisti
combattenti compiono un attentato al deposito della “Arden”, una ditta di
cosmetici.
SABATO
30: a Bologna. all’assemblea nazionale del movimento, trasferita al Palazzo
dello sport, concesso all’ultimo momento dal Comune, viene decisa, malgrado
l’opposizione dell’area autonoma, la divisione in commissioni, che si
riuniscono nel pomeriggio, una al Palazzo dello sport, l’altra al cinema
Adriano, dove si trasforma di fatto in assemblea. L’area dell’Autonomia, la
cui proposta di scendere in piazza il 1º maggio a Bologna con un corteo
alternativo a quello sindacale viene scartata, abbandona il convegno. Mentre il
60 per cento vota una mozione appoggiata da Lc e da un’ala dell’Autonomia
bolognese e il 40 per cento vota la mozione sostenuta da Dp, MLS e Pdup. A Roma
tre studenti universitari della sezione del Pci di via Rosolino Pilo, a
Monteverde, vengono aggrediti da una decina di giovani di destra. Nel quartiere
di San Paolo, in via Volpato, vengono aggrediti altri due studenti di sinistra.
E in corso Trieste due fascisti in motorino sparano contro il segretario della
sezione del Pci che sta attaccando manifesti per il primo maggio. In via della
Caffarelletta, nel quartiere Appio Nuovo, venti giovani che fanno scritte contro
il lavoro nero vengono fermati da agenti in borghese. Durante
l’identificazione due dei giovani fermati sparano contro gli agenti. Anche a
Milano vigilia tesa per la ricorrenza del primo maggio. Durante la notte la città
e il suo hinterland sono sconvolte da quattro attentati nel giro di sei ore, due
contro caserme di carabinieri, prese a raffiche di mitra, colpi di pistola e
lanci di bombe a mano. Non ci sono feriti. Gli attentati vengono rivendicati da
Prima Linea per gli assalti alle caserme e dall’organizzazione di ispirazione
;anarchica Azione Rivoluzionaria per le esplosioni all’ex ufficio di
collocamento e ad una concessionaria di automobili Opel .A Torino cinque
attentati vengono compiuti nella notte, due dei quali vengono rivendicati da un
raggruppamento che si presenta come femminista. Il primo viene compiuto verso le
due ai danni dello stabilimento Facis di via Perugia 24, al cui cancello viene
sistemato un tubo riempito con stoppe e polvere nera. Accesa la miccia,
l’ordigno si trasforma in un razzo e va a conficcarsi nel muro della vicina
infermeria provocando parecchi danni. Attorno alle cinque, e quasi
contemporaneamente, tre ordigni esplodono presso la sede della Michelin di via
Livorno, all’Ufficio del lavoro in via Gioberti, in una centrale della SIP
della Crocetta. In strada viene trovato qualche volantino firmato “Lotta
proletaria”. L’ultimo attentato viene compiuto presso lo stabilimento delle
penne Aurora in strada Abbadia di Stura: un ordigno incendiario viene lanciato
nei pressi del vano che ospita gli impianti di riscaldamento. Gli attacchi alla
Facis e all’Aurora vengono rivendicati da “Lilith per il comunismo”,
gruppo mai prima conosciuto. A Firenze Prima Linea rivendica l’attentato
compiuto nella notte contro la caserma della Celere “Fadini”, in via della
Fortezza. A Napoli attacchi a catena di un gruppo di fascisti contro sedi dei
partiti di sinistra. A Verbania, ai sette operai milanesi arrestati mentre si
esercitavano nei boschi della Valgrande, il tribunale di Verbania distribuisce
altrettante condanne a due anni più trecentomila lire di multa. Alla lettura
della sentenza dal pubblico parte un applauso seguito subito dal canto di
“Bandiera rossa”.
[da "Una sparatoria tranquilla" - Odradek Edizioni]

