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Cossiga: "Giorgiana Masi fu uccisa da fuoco amico"
by da liberazione Thursday, May. 19, 2005 at 12:31 AM

A 28 anni di distanza l'ex ministro dell'Interno si difende e lancia accuse. Intervista al fotogiornalista romano che raccontò quel terribile giorno con i suoi scatti. Tano D'Amico smentisce. «Ero lì e vi dico: sparò la polizia».

«Cossiga mente. Dopo la morte di Giorgiana Masi sembrò che dovesse dimettersi da ministro degli Interni. Invece la sua fu una carriera brillante, fino ad approdare anche al Quirinale». Tano D'Amico, uno dei maggiori fotografi italiani, quel tragico pomeriggio del 12 maggio 1977 era a Roma e i suoi scatti sono ormai un pezzo della nostra storia. In particolare questa fotografia che riproponiamo. E' la prova della presenza in piazza di agenti in borghese con le armi in pugno, a contrastare la pacifica mobilitazione in ricordo della vittoria al referendum sul divorzio. Un documento che da solo risponde all'ennesima provocazione del Picconatore: «Giorgiana Masi uccisa da "fuoco amico", da colpi vaganti dei manifestanti».

Tano, prova a tornare indietro con la memoria e contestualizza il tuo scatto.

Mi trovo in piazza della Cancelleria, all'angolo con corso Vittorio Emanuele. E' un pomeriggio orrendo di cariche continue, ripetute, molto violente e rimango tagliato fuori posizione rispetto agli altri miei colleghi fotografi.

Chi sono i due protagonisti? Cosa si dicono?

Il ragazzo con i ricci e la tolfa in primo piano è un agente in borghese. Scatto una foto, poi un'altra. Lui se ne accorge e dice al superiore al suo fianco: "Guarda che quello mi ha fotografato". E il capo gli risponde: "Ma lascia perdere, non vedi che casino... ". Io mi feci piccolo piccolo. Una scena inquietante, quelle trame, quell'intrigo nel rapporto del potere con i movimenti.

E a quel punto?

Devo essere sincero, non mi sembrò di aver fatto nulla di speciale. Era la scoperta dell'acqua calda. I poliziotti infiltrati nei cortei erano la regola. Ma quando vidi Cossiga giurare davanti al paese e al Parlamento che quel giorno non c'erano agenti in borghese, capii che c'era qualcosa che non andava. Qualcosa di molto grave. Mi alzai dal letto e feci il giro dei giornali che conoscevo con quelle foto. All'epoca collaboravo con Lotta continua. I radicali ne fecero anche un poster che riempì i muri di tutta Italia.

Eppure la verità è ancora sepolta.

Sembravano imminenti le dimissioni di Cossiga e invece i giornali si ricompattarono. Il clima era difficile, anche esponenti del Pci volevano la mano pesante contro la sinistra extraparlamentare. C'è sempre stata complicità tra potere e stampa. Quel pomeriggio questa complicità sembrò incrinarsi. Ma la denuncia fortissima fatta da me e dai miei colleghi fotografi rinsaldò quella unità. Mi accorsi come un paese intero non volesse la verità e l'evidenza delle cose. Ancora oggi mi spiace dirlo. Nonostante le denunce circostanziate anche la stampa più vicina a noi non volle raccogliere le ammissioni esplicite di uomini delle forze dello Stato. Nei corpi armati qualcuno non era d'accordo nell'uccidere delle donne inermi.

Puoi essere più preciso?

Mi capitò che degli esponenti della polizia romana, incontrandomi per la strada, cercassero di farmi riflettere. Inizialmente sembravano solo battute di cattivo gusto sul sesso dei protagonisti di quella giornata. Frasi come: "I nostri colleghi che lei ha fotografato erano maschi e la ragazza uccisa era donna". Con delle pause insistenti, a sottolineare le parole. Battute ripetute una volta, due. Allora ho cominciato a interrogarmi e tutto mi apparse chiaro: hanno ucciso una donna per non rischiare di colpire un loro collega. Ma per tutti ero il solito Tano che vedeva complotti.

Poi anche l'incontro con quell'ufficiale...

Un giorno, alcuni mesi dopo l'omicidio, quando l'inchiesta si era ormai insabbiata, mi trovo in un bar di una centrale piazza di Roma. Un ufficiale in divisa di un corpo armato dello Stato mi saluta e mi chiede: "Come va la questione a cui lei è molto interessato, il caso di Giorgiana Masi? ". Risposi che non avevo purtroppo più avuto modo di seguirla. Sapevo solo che tutto era stato insabbiato, perchè il calibro del proiettile che uccise Giorgiana non era in dotazione alle forze di polizia. Ma questo ufficiale, che evidentemente mi aveva abbordato proprio per imboccarmi, mi rispose: "Non nelle azioni di ordine pubblico, ma i tiratori scelti del poligono di Nettuno si allenano con carabine di quel calibro". Mi salutò e se ne andò.

Quale fu la tua prima reazione?

Lo dissi ai giornali, ma la notizia uscì solo sul quotidiano delle femministe "Donna" e su "Noi Donne", ma con poco risalto. Sai, erano voci senza prove. Ma ancora oggi credo che quelle persone avevano l'intenzione sincera di fare sapere la verità a tutto il paese. Io collaboravo con giornali incerti, avevo una vita precaria, tutti i giorni in affanno lavorando per la stampa extraparlamentare. Ma questo episodio toccò anche la vita e la carriera di altri miei colleghi più famosi. Tutti hanno potuto sentire il rumore dei colpi d'arma da fuoco.

Puoi fare un esempio?

Sì, ma senza fare il nome del giornalista, uno dei più famosi conduttori Rai del maggior Tg. Raccontò i momenti della morte di Giorgiana. Disse in diretta che il gotha della polizia romana, prima degli spari, aveva parcheggiato le macchine con i cofani vero i manifestanti. Quando si sentirono i colpi si ripararono dietro i cofani, come se sapessero che i colpi provenivano dalle schiere della polizia. Quel collega non parlò mai più in diretta e fu allontanato. Non faccio il nome per discrezione. Ma dalla notte del 12 maggio '77 fu sepolto per sempre ai servizi culturali. Raccontò la dinamica dei fatti e gli assassini si accorsero che lui poteva guidare verso la verità. Forse senza neanche accorgersene.

La vulgata ha sempre riferito che quel giorno anche i manifestanti erano armati. Cosa rispondi a queste accuse?

I ragazzi non avevano armi. Il corteo si è difeso con i sassi mentre le macchine intorno alla manifestazione traballavano colpite dai proiettili esplosi dalle forze dell'ordine. Il segreto sulla morte di Giorgiana tiene non perchè non lo conosce nessuno, ma perchè lo condividono molti.


Lettera a "Il Manifesto" di circa 3 anni fa
by ACUTO OSSERVATORE CON BUONA MEMORIA Tuesday, May. 17, 2005 at 3:56 PM

Caro Manifesto,
quale affezionato lettore avevo seguito distrattamente la polemica tra i componenti del complesso musicale "Modena City Ramblers" ed il consorzio "1° Maggio", organizzatore del concerto CGIL-CISL-UIL di Piazza S.Giovanni, polemica relativa all'esecuzione, da parte dei Modena, della canzone partigiana "Bella ciao", cosa non gradita al Consorzio predetto.
Distrattamente avevo semplicemente pensato che l'esecuzione di "Bella ciao", a pochi giorni dalla performance televisiva di Santoro, poteva creare problemi rispetto alla diretta televisiva del concerto ed ulteriori polemiche che ne' il Consorzio citato ne' CGIL-CISL-UIL probabilmente volevano.
Cosa squallidina, ma segno oggettivo dei tempi, tanto piu' che i "Modena " se ne erano fregati ed avevano eseguito il pezzo, con grande successo di pubblico.
Leggendo pero' la replica dei "Modena" sul "Manifesto" di oggi, notavo per la prima volta che il presidente del Consorzio citato e' il Sig.Marco Godano ed allora la mia distrazione e' molto diminuita.
Si da' infatti il caso che il Sig. Marco Godano sia stato per circa 15 anni un dirigente di un gruppetto m-l chiamato "STELLA ROSSA" nel quale, giovanissimo e per pochi mesi, anche chi scrive ha militato.
Il gruppetto "STELLA ROSSA" era noto per una maniacale, agiografica e persino caricaturale esaltazione del mito della Resistenza, tanto che per lungo periodo nel giornale ononimo le sole foto pubblicate erano quelle di partigiani in armi.
Tra l'altro credo che, proprio in quel periodo - la seconda meta' dei 70 - sia cominciata l'ascesa imprenditoriale e di organizzatore di "eventi" del Sig. Godano e di altri suoi attuali accoliti nel Consorzio "1° Maggio , visto che il servizio d'ordine di STELLA ROSSA, di cui il Godano era uno dei massimi responsabili, era allora solito "proteggere" i concerti organizzati dall'impresario David Zard dalle contestazioni del movimento rispetto ai prezzi eccessivi dei concerti stessi.
Si sa, i tempi cambiano e, pur senza indulgere a revisionismi e pentitismi, non e' detto che le rigidita' ideologiche di quei lontani anni non possano essere rivisitate e contestualizzate oggi con freddezza e disincanto.
Ma allora, in questo senso, credo che il Sig. MARCO GODANO, invece di tentare di censurare "Bella ciao" per non dispiacere a Berlusconi ed ai nuovi vertici RAI, POTREBBE PIU' UTILMENTE CONTRIBUIRE AD UNA "RISCRITTURA" PACATA ED INTELLIGENTE DEL PASSATO, AIUTANDOCI TUTTI A CHIARIRE, AD ESEMPIO, I LATI OSCURI DI UN ALTRO "EVENTO", CHE NELLE INTENZIONI INIZIALI AVREBBE DOVUTO ANCH'ESSO ESSERE UNA FESTA DI PIAZZA E CHE INVECE PURTROPPO FINI' IN MODO MOLTO TRISTE.
"Evento" del quale, solo pochi giorni fa', si e' consumato - nel silenzio generale dei media, Manifesto compreso - il venticinquennale.
DO YOU REMEMBER GIORGIANA MASI ?

Saluti comunisti.

 
un minimo di ricostruzione storica ...
by New Dada Tuesday, May. 17, 2005 at 7:21 PM

Un minimo di ricostruzione storica, cercando di uscire da schemi prefissati.

Il 21 Aprile 1977,a Roma, vi furono incidenti dentro l’universita’ e nel limitrofo quartiere di San Lorenzo. Il movimento dopo oltre un mese di stasi, tentava di rioccupare l’ ateneo.
La polizia attacco’ il corteo mentre stava per uscire dall’ Universita’.
Gli scontri avvennero soprattutto nella citta’ universitaria ma i pochi compagni che erano riusciti ad uscire trovarono validi rinforzi in alcune centinaia di giovani proletari di San Lorenzo, tra cui non pochi ultras romanisti di allora, al tempo rigorosamente schierati a sinistra.
La polizia presa tra due fuochi ebbe la peggio e’ si ritiro’ per un po’.
Allora la Via Marruccini fu bloccata con un autobus messo di traverso e i dimostranti rientrarono nella citta’ universitaria.
Un gruppo che non aveva partecipato agli scontri, non giovanissimi e tutti mascherati, agli ordini di un tizio che sembrava proprio un militare, aspetto’ dietro l’ autobus suddetto che sbucasse il primo poliziotto ( lo spazio non permetteva che ne passassero piu’ di uno alla volta ) e lo freddo’ a colpi di pistola.

La cosa era del tutto sproporzionata al livello degli scontri, assai blandi e leggeri, e provoco’ una pesante discussione nel movimento, anche se , dopo l’ uccisione di Lorusso a Bologna e i numerosi compagni feriti il 12 marzo a Roma e sempre a Bologna, nei ragionamenti non si andava troppo per il sottile
La stampa ipotizzo’ un improbabile intervento delle B.R. in soccorso del movimento e anche qualche compagno credette a questa cosa.
Che poi, con la miriade di pentiti degli anni successivi, risulto’ essere quello che era, una colossale cazzata.
Le B.R. quel movimento non lo capivano e sostanzialmente lo disprezzavano..
Realisticamente si trattava di tutta un’altra storia, ma si preferi’ non approfondire troppo e fu un grave errore.

Cossiga approfitto’ dell’episodio per vietare per un mese ogni manifestazione a Roma, fatto senza precedenti nella storia repubblicana.

Il 25 Aprile si svolsero piccoli cortei con qualche scaramuccia in alcune borgate, cui parteciparono anche alcune sezioni del Pci, che pure ad alto livello appoggiava in pieno il provvedimento di Cossiga.

Per paura di questa “contaminazione”, il Pci chiese ed ottenne da Cossiga l’ autorizzazione per il tradizionale comizio dei sindacati del 1 Maggio a S.Giovanni.

E li’ sia la polizia sia il servizio d’ordine della Cgil impedirono con la forza ai compagni del movimento di entrae organizzati in piazza. Ci furono centinaia di fermi e mazzate in questura a non pochi dei fermati.

Per il 12 Maggio era prevista da mesi la manifestazione dei radicali in Piazza Navona in occasione dell’ anniversario del referendum sul divorzio vinto tre anni prima.
Nonostante le richieste di Pannella, per i radicali Cossiga rifiuto’ di derogare al divieto come invece aveva fatto per i sindacati il 1 Maggio.
Il movimento decise, con pochissime defezioni, di partecipare all’ iniziativa di disobbedienza indetta dai radicali.
Ma.d’accordo con gli stessi radicali, si decise di partecipare del tutto disarmati, senza nemmeno le aste delle bandiere.

Fu un massacro.
Persino deputati come Pannella, Pinto , Corvisieri, la Castellina furono riempiti di botte dai carabinieri, come chiunque si avvicinava a Piazza Navona.

Dopo un ora buona di pestaggi, un gruppo di compagni decide di reagire asserragliandosi in Campo dei Fiori, dove riceve l’ appoggio e la solidarieta’ fattiva della piccola malavita della zona.
Mani esperte aprono una bottiglieria e si improvvisano molotov con la benzina “succhiata” dalle auto in sosta.

Ma la polizia spara pesantemente ferendo alcune persone.
E’ in questa fase e non successivamente che vengono fotografati poliziotti travestiti da manifestanti che puntano le pistole ad altezza d’ uomo e, quantomeno in un caso, sicuramente sparano.

Alcuni parlamentari contrattano la possibilita’ di rompere l’ assedio con carabinieri e polizia e alla fine la spuntano. I manifestanti potranno allontanarsi verso Trastevere passando da Piazza Farnese.
Qui qualche furbacchione scarica le molotov artigianali avanzate contro la caserma dei Carabinieri della piazza, senza pero’ che questi reagiscano se non con qualche lacrimogeno.

Passa quasi un ora e su Ponte Garibaldi, quando gran parte dei manifestanti si e’ gia’ sciolta verso Trastevere, qualcuno spara prima contro i carabinieri schierati sull’ altra parte del Tevere (ferendone uno ad un braccio ) e poi con la stessa arma ( realisticamente un fucile o una carabina, cosa che non si nascone nella cintola, oltretutto il clima era gia’ estivo e si stava in maglietta a maniche corte ) dopo un po’ colpisce Giorgiana Masi, compagna di Lotta Continua e non radicale come si dice spesso, che passava con il fidanzato.
Il proiettile attraversa il corpo di Giorgiana da parte a parte e ferisce un altra ragazza, Elena Ascione, militante femminista.

Questi i fatti, nudi e crudi, che in effetti, dopo lo “strano” precedente del 21 Aprile e il fatto altrettanto “strano” del giorno dopo a Milano con l’ uccisione dell’ agente Custra’ senza che vi fossero incidenti seri in corso, avrebbero dovuto far pensare.

Ma il movimento era ormai alla frutta, stretto nella morsa repressiva e mentre i gruppi armati ormai facevano un attentato al giorno, e di fatto ebbe l’ ultima fiammata in settembre a Bologna e nei giorni successivi a Roma, dopo l’ uccisione di Walter Rossi da parte dei fascisti a Balduina.

Ormai gli spazi di massa erano chiusi.

E sicuramente questi episodi avevano di molto contribuito a chiuderli.

Cossiga e’ notoriamente uno squallido bugiardo che qualche volta, per ricattare chissa’ chi, mischia alle menzogne qualche verita’.

Una cosa e’ certa, lui di questa vicenda sa tutto da ventotto anni.

E, comunque siano veramente andate le cose, in gran parte la responsabilita’ e’ la sua.

 

MOLTE VERITA' E QUALCHE BUGIA
by Auerliano Buendia Tuesday, May. 17, 2005 at 11:03 PM

Caro New Dada, nella tua ricostruzione si capisce che in quei giorni eri con noi dentro il movimento e forse anche il 12 maggio ma ci sono due cose che non mi quadrano:
1) il ripetuto riferimento ai coatti di S.Lorenzo prima e a quelli di Campo de' Fiori poi. Mi sembra una suggestione tutta tua che viene aggiunta del tutto gratuitamente. A me non risulta nè il 21 aprile nè il 12 maggio. Non dico che i compagni in piazza li conoscessi tutti tutti...ma quasi

2)Tu avalli la tesi di Cossiga che su Ponte Garibaldi qualcuno dalla parte del movimento sparò contro la polizia e quindi potrebbe aver colpito Giorgiana. Questa cosa non sta nè in cielo nè in terra. Quella carica e quella barricata e quella serata a Ponte Garibaldi, purtroppo, me la ricordo bene e il tuo mi sembra uno scenario del tutto fantapolitico e anche un pò infame. Lascia stare...
Ciao
Aureliano

 

non avallo nulla ....
by New Dada Tuesday, May. 17, 2005 at 11:20 PM  
Ovviamente c'ero sia a S.Lorenzo che il 12 Maggio.

La storia dei coatti non mi sembra determinante, ma c'erano sia in un caso che nell' altro, come del resto durante la rivolta di marzo a Bologna.

Per il resto , a differenza di altre cose scritte oggi sul newswire da altri che realisticamente c'erano e fanno pure un paio di nomi ben precisi,io non avallo proprio nulla.

Dico semplicemente che chi agi' a Ponte Garibaldi non agi' per caso e credo pure che non fossero poliziotti, travestiti o no da compagni, in normale - si fa per dire - servizio di ordine pubblico.

BENSI' QUALCOSA DI MOLTO PIU' INQUIETANTE E PREORDINATO, TIPO GENTE DI "SERVIZI" ITALIANI O STRANIERI.

Cosa che KoSSiga non puo' non sapere e a cui ha alluso spesso in questi anni, senza pero' mai dire fino in fondo tutto quello che sicuramente sa.

Tutto qui.
tra
by Franco Martinelli Tuesday, May. 17, 2005 at 11:26 PM

TRA IL FERIMENTO DEL CARABINIERE DALL' ALTRA PARTE DEL PONTE E L' UCCISIONE DI GIORGIANA E IL FERIMENTO DI ELENA PASSA QUASI MEZZA ORA.

IL LEGAME TRA LE DUE COSE E' CHE E' STATA LA STESSA ARMA.

E LA COSA NON APPARE UN PO' INQUIETANTE PURE AD AURELIANO ?

NON PUO' ESSER CHE PROVOCATORI, SEMPRE OVVIAMENTE "DI STATO", SPARACCHIESSERO SIA DI QUA CHE DI LA' ?
calibro 22
by beretta Tuesday, May. 17, 2005 at 11:55 PM

un proiettile calibro 22 sparato da una normale pistola :
1) non arriva da una parte all' altra del tevere come e' avvenuto per il ferimento del carrubba
2) non trapassa il corpo di una persona, come successo a giorgiana, per poi ferirne anche un'altra, elena, nemmeno da distanza ravvicinatissima.
a meno che non sia sparato da un altro tipo di arma, piu' dirompente, realisticamente un arma lunga.

in una situazione in cui, dada ha ragione, non ci si era portati nemmeno gli stalin e le molotov sono state veramente fatte col succhio alle macchine parcheggiate a campo de fiori, chi cazzo poteva andare in giro con un fucile, se non qualcuno in qualche modo "autorizzato" dalle cosiddette autorita' ?

che poi fosse poliziotto, carabiniere, agente del sismi o del sisde, della cia o del mossad, poco interessa i termini politici della vicenda.

certo pero' che chiunque fosse ha sparato, con mira notevole, sia sui carabinieri che sui compagni.

e allora l' ipotesi del dadaista, fatta pure a suo tempo da marco pannella, non e' poi cosi' assurda.

p.s. effettivamente in altri articoli del newswire si fanno nomi e cognomi precisi, tra l' altro di gente oggi a vario titolo famosa.
ma si dice pure, neanche troppo velatamente, che operavano per il mossad o per gladio.
e chi scrive si dimostra anche bene informato anche sulla recente inchiesta della magistratura, poi archiviata, sui fatti di quel giorno.
la cosa mi sembra di un qualche interesse, pur con tutta la diffidenza sacrosanta che ci vuole in questi casi.
non capisco pero' perche' aureliano da dell' infame a new dada che dice cose opinabili ma senza fare alcun nome e non a quegli altri.

 

i "coatti" di campo de fiori
by autprol77 Wednesday, May. 18, 2005 at 12:36 AM

Non so nulla di San Lorenzo perche' non c'ero.
C'ero invece il 12 maggio a Campo dei Fiori e mi riconosco pienamente in quanto racconta New Dada, il vini e oli aperto da mani esperte, il succhio col tubo alle macchine in sosta, gli stoppacci fatti strappando qualche maglietta quando da anni le bocce erano chimiche e senza stoppacci.
Mi ricordo pure che in Piazza Farnese, mentre si ripiegava, una boccia non si accese ( se ne erano accese pochissime pure prima ) e fu accesa da un tizio sparandoci sopra un colpo di pistola, un tizio che sembrava uscito da un film di Pasolini piu' che da una occupazione dell' universita'.
E poi anche le foto di Tano D'Amico che ritraggono pischelli a torso nudo che lanciano i sampietrini ( avevamo disselciato mezza piazza ) e che sembrano piu'coattelli che militanti politici.
Del resto, di che meravigliarsi ? Allora i lumpen parteggiavano sempre per i compagni, in tutte le occasioni capitate, ricordi le rivolte di S.Basilio e di Prima Valle negli anni precedenti ?
E poi a Campo de Fiori operava un collettivo che si occupava principalmente dell' intervento su questi strati popolari ed aveva fatto un ottimo lavoro.
Senza contare che la stessa piazza era luogo di raduno dei compagni romani in tutti i fine settimana e quindi qualche amicizia e stima reciproca erano nate.
Ricordo che un discreto gruppo di compagni di Potere Operaio si era fatto arrestare qualche anno prima per difendere due ladruncoli che la polizia stava pestando
e tra gli arrestati c'erano pure Achille Lollo e Alvaro Loiacono, poi diventati famosi per altre storie.
Non entro nel merito della ricostruzione fatta da New Dada ma non mi sembra nemmeno una bestemmia o addirittura una cosa da infami.
Che e' un mistero che c'erano i provocatori ? Eravamo addirittura ottenebrati in modo allucinante da questi rischi e adesso , caro Aureliano, ce lo dimentichiamo ?

Ma tu quel giorno ce stavi veramente o te l'hanno solo raccontato ?

 

Kossiga e' sempre lui, pero' ...
by Franco Martinelli Tuesday, May. 17, 2005 at 11:08 PM

Kossiga, come fa dai tempi in cui “esternava” dal Quirinale, mischia elementi di verita’ con clamorose bugie.

Dubbi seri su come fossero veramente andate le cose ce ne furono da subito, anche nell’ambito di movimento.

Quel giorno la polizia sparo’ per ore, ci furono molti feriti, e gli spari erano per uccidere.

Pero’, nel caso di Giorgiana, c’era un elemento assai contraddittorio.

Era stata uccisa con la stessa arma che una mezz’ ora prima aveva gravemente ferito un carabiniere dall’ altra parte del Tevere.

Realisticamente si trattava di una carabina o comunque di un'arma lunga da tiro, visto che con un proiettile calibro 22 ( quindi molto piccolo e poco potente ) fu ferito un carabiniere da una parte all’ altra del Tevere e fu uccisa Giorgiana che fu passata da parte a parte dallo stesso proiettile che poi feri’ gravemente un’altra compagna manifestante.

Come dicevo, dubbi ce ne furono moltissimi anche tra i compagni ma di fronte ad uno stato ( per bocca dello stesso Kossiga ) che rivendicava fermamente il fatto, quasi lo rivendicava, gli stessi dubbi passarono in secondo piano.

Lo stesso Pannella insinuo’ il dubbio che agenti provocatori ( anni dopo si parlo’ di Gladio e lo stesso Kossiga alluse in quel senso ) avessero sparacchiato sia contro i carabinieri che contro i dimostranti, allo scopo di alzare il piu’ possibile la tensione politica.

E per la verita’ qualcosa di simile era gia’ vvenuto due mesi prima sempre a Roma durante i durissimi scontri del 12 Marzo 1977 con oltre trenta feriti, da una parte e dall’ altra, feriti da colpi di arma fuoco.

Negli anni novanta fu fumosamente riaperta l’ inchiesta ma con elementi a dir poco allucinanti, basti pensare che la principale testimonianza era di quel “pallonaro” di Angelo Izzo che sosteneva di aver saputo in carcere che ad uccidere Giorgiana fosse stato il suo vecchio camerata Andrea Ghira.

Ghira, che riusci’ dalla latitanza a dimostrare di essere in quei giorni in tutt’altra parte del globo, usci’ quasi subito di scena.

Ma l'inchiesta continuo’ stancamente, rincorrendo fantasmi vicini alle B.R. ed altre amenita’ senza riscontro.

Fino a che, nel 1999, un noto esponente dell’ autonomia operaia romana ( tuttora in servizio permanente effettivo nelle lotte sindacali e nel movimento no global ), ascoltato su altra vicenda di quegli anni, forni’ alla Digos elementi che portavano sulle tracce di un gruppo sedicente marxista – leninista, gia’ allora guardato con sospetto all’ interno del movimento e che in anni successivi, passando per il fiancheggiamento al Psi di Craxi, e’ approdato quasi interamente nel giro di Forza Italia.

L’ esponente di Autonomia non parlava di cose che sapeva in prima persona, ma riferi’ il racconto fattogli da un giovane sottoproletario di Trastevere, anche lui in quegli anni militante autonomo, poi morto di overdose nei primi anni novanta, che aveva casualmente assistito alla vicenda dalla finestra di casa.

Ma, nonostante una serie di riscontri positivi ( tra l’ altro uno degli indiziati era il fidanzato della compagna di banco di Giorgiana, ora notissima giornalista ), l’inchiesta verra’ definitivamente archiviata dalla Procura romana nel 2002.

E sapete perche’ ? Perche’ erano uscite anche chiare compromissioni dei personaggi del gruppo sedicente m-l non soltanto con l’attuale centrodestra ma soprattutto con un preciso servizio segreto straniero, per intenderci quello che passa per essere il “servizio” piu’ efficiente dell’ intero pianeta ( non parlo della Cia, quindi credo ci siamo capiti ) ed anche compromissioni tali da rendere credibile anche il coinvolgimento di Gladio cui alludeva in tempi lontani Pannella.

E’ difficile immaginare che il buon Kossiga ignori tutti questi passaggi della vicenda e che abbia taciuto a suo tempo per “carita’ cristiana”.

Non fosse altro perche’ la nota giornalista di cui parlavamo prima ( la compagna di banco di Giorgiana ), anche lei ascoltata dalla Digos nell’inchiesta, e notoriamente molto amica dello stesso Kossiga, sin dai tempi del Quirinale.

Ma comunque Kossiga sostiene di aver saputo quasi subito ( e quindi non negli anni novanta ) i termini della vicenda dal Questore di Roma di allora, Fernando Masone.

E quindi ha realisticamente taciuto, mentendo, allora cosi’ come parla, omettendo la sostanza della questione, adesso.

La sostanza della questione e’ che, anche se non sono stati materialmente poliziotti in divisa ad uccidere Giorgiana, sempre di un omicidio di stato si tratta.

      

2010 ulisse@lestintorecheamleto.net

1997 www.lestintorecheamleto.net