Oggi siamo tutti soli

 

                               

 

Gli anni ’70 si aprono dappertutto a tentativi di uscire dalla famiglia, l’esecrata famiglia,
vista come luogo chiuso, coatto, defecatorio. Ecco allora gruppi di affinità, di simpatia, di bizzarria,
che vanno avanti un po’, poi si dissolvono, spariscono, per ricomparire eventualmente un po’ più in là
-è il momento fourierista dell’epoca, la ricerca e la pratica di nuove armonie e disarmonie amorose.
 

Dove siete finiti? Siete falliti, non è vero? Così dice la voce, quella che suona più alta, degli anni ottanta.
Ma altre voci mormorano: non c’è fallimento né scacco, né può esserci, dal momento che quelli lì andavano
secondo un altro ritmo, seguivano un’altra logica, piuttosto enigmatica, a volte tragica, quella del desiderio,
o della libertà (chi ha mai detto che la libertà sia facile?).

E alla fine vi siete dissolti in ciò
che è venuto dopo, pronti a ricristallizzarsi in un momento chissà dove chissà quando”.

(Elvio Fachinelli - Che bella “rivoluzione”: oggi siamo tutti soli, “L’Espresso”, 12.4.87)



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