Finalmente il cielo è caduto sulla terra. 

Finalmente il cielo è caduto sulla terra. Magnifico. Guardiamolo, ora, solo sette mesi dopo. Cos’è successo nella nostra vita? Le nostre case, disperse, perquisite più volte, abbandonate a marzo, mai più riviste. 

Ora Dadi è partita per l’India. I miei libri, molti, spariti. Rubati, direbbe qualcuno che non vive in una casa collettiva. Claudio tornato adesso dall’Afghanistan. Massimo dolce, al telefono, ma triste. Paolo ha la malaria. 

Finalmente il cielo è caduto sulla terra. Non ci scambiamo più i vestiti perché qualcuno ha la scabbia. Qualcuno di noi. E quanti morti ignoti? E quanti finiti in galera per rapina, e quanti per comprare una dose hanno…? E perché nessuno di noi ha scritto a Stefano, quando stava in carcere, e c’è rimasto cinque mesi? Noi, i suoi compagni più vicini. E Ambrogio, ricoverato per i polmoni a luglio, poi uscito e poi ancora ricoverato. E F. completamente partito con tutti i suoi fantasmi di colpevolezza, di violenza, di angoscia, di persecuzione. E del resto si è forse pazzi a sentirsi perseguitati? 

Da quanti mesi non rivedo Lucia? L’11 marzo mi disse: “Cosa c’entriamo noi con la vostra rivoluzione?”. Ma poi il 12 rifiutò un lavoro che le avrebbe fruttato un po’ di soldi., perché finalmente il cielo era caduto sulla terra. Il 15 marzo prima di scappare non riuscii neanche a trovarla. Quando mi telefonò la voce le si spezzava, mi disse che era sola come una mosca. Di nuovo ripeteva: “Che c’entriamo noi con la vostra rivoluzione?”. Ma di nuovo a ogni perquisizione e arresto, di nuovo a ogni minaccia, di nuovo a ogni licenziamento sono loro, le donne, loro che non c’entrano con la nostra rivoluzione, che tornano a essere le mogli, le mamme, le sorelle, le fidanzate, le figlie. Che vanno in Tribunale a chiedere un permesso, che preparano i pranzi, che telefonano, che scrivono, che mandano dei soldi. E’ vero: “Che c’entriamo noi con la loro liberazione? E’ vero, che c’entra con loro la nostra rivoluzione?”. 

Il nostro esercito è pieno di malati, di gente che ha l’esaurimento nervoso, di gente stanca che si guarda intorno. Quanti hanno perso la casa, quanti hanno perso il lavoro? La nostra vita reale è il licenziamento, la miseria, la galera, l’angoscia, l’eroina, la disperazione, il treno, la malattia, l’ospedale, la follia. 

Ho fatto perdere le mie tracce. Ora vi sto cercando io. Notizie mi giungono da voi, che la sera progettate ancora, e ricordate e cercate alcuni che mancano, innamorati o ancora prigionieri. Ho fatto perdere le mie tracce. Ma questo mi è costato la ragione, o almeno la capacità ricogliere, di leggere, di vedere. Cammino a tentoni, lascio passare i giorni, potrei dormire fino al pomeriggio, mi sento colpevole delle solitudini degli altri. Ma chi è colpevole della mia? 

Ho fatto perdere le mie tracce. Ma le ho perse anch’io. 

[Franco Berardi (Bifo) – Finalmente il cielo è caduto sulla terra. Proletariato giovanile e movimenti di liberazione – Squilibri ed. 1978]



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