
cronologia del '77
GIUGNO

MERCOLEDÌ
1: a Genova viene ferito dalle BR il vicedirettore del Secolo XIX, Vittorio
Bruno, che viene colpito alle braccia e alle gambe.
GIOVEDÌ
2: a Roma nella notte viene compiuto un attentato contro la sede del Pci in via
Catanzaro, nel quartiere Nomentano. A Milano, nella mattina, le BR feriscono
alle gambe Indro Montanelli, direttore del Giornale Nuovo, colpendolo con tre
pallottole, in via Manina. L’attentato viene rivendicato con una telefonata:
“Siamo le Brigate Rosse, colonna Walter Alasia. Abbiamo colpito il servo delle
multinazionali”. Una serie di attentati, incendi ed esplosioni sconvolge
Milano e Torino: a Torino Prima Linea prende di mira gli impianti dell’azienda
tranviaria comunale. Un altro attentato, rivendicato dalle Unità Comuniste
Combattenti, distrugge l’ufficio di riscossione dell’Istituto case popolari.
Quattro persone vengono arrestate nella notte. A Firenze vengono date alle
fiamme le auto di due giornalisti, redattori della Nazione. L’azione viene
rivendicata dalle BR. A Napoli un giovane di 20 anni, simpatizzante della
sinistra extraparlamentare, viene ferito a coltellate da estremisti di destra in
via del Vomero (e rischia la vita).
VENERDÌ
3: a Roma, davanti alla sede della RAI, in via Teulada, viene ferito dalle BR il
direttore del TG1, Emilio Rossi, con 12 colpi di pistola alle gambe. I due
attentatori, un uomo e una donna, scaricano le loro pistole e si dileguano. Il
giornalista viene soccorso e operato in ospedale. Ha ambedue i femori e una
tibia fratturati. Sul suo corpo vengono trovati 22 fori di proiettile.
L’attentato è rivendicato dalle BR con un volantino (in cui viene fra
l’altro detto: “... Possiamo sempre alzare il tiro di una spanna...”). A
Roma sull’ordine pubblico diventa intanto più vicino l’accordo DC-Pci. A
Roma il nappista Ignazio Cabitza, un giovane cagliaritano di 26 anni, è
arrestato dopo un conflitto a fuoco con la polizia (nel quale ha forse coperto
la fuga di Maria Pia Vianale). A Forlì evade insieme ad altri detenuti il
militante delle BR Savino. A Massa Carrara falliscono due attentati alle auto di
un corrispondente della Nazione di Firenze e di uno del Telegrafo di Livorno. Un
furgone del Corriere della sera viene dato alle fiamme. A Genova gli slogan
scanditi dagli autonomi genovesi sono: Giornalista, sbirro maledetto, te lo
scriviamo noi l’articolo perfetto, Bruno qui, Montanelli lì, la
controinformazione si fa così.
SABATO
4: a Roma viene trovato un nuovo messaggio delle BR: “Colpiremo ancora e
presto”. Il volantino, firmato dal Nucleo combattente romano Mara Cagol, viene
fatto arrivare, con una segnalazione telefonica, alle redazioni romane del Tempo
e dell’Unità. Il testo, oltre a promettere nuove azioni violente, è un
invito ai militanti dell’Autonomia operaia ad abbandonare “l’ormai inutile
scontro di piazza classico perché di facile repressione e perché pericoloso
per i compagni che lo attuano”. A Roma l’automobile di una professoressa
dell’Istituto tecnico XVI, di via Teano a Centocelle, viene distrutta dal
fuoco. A Roma quattro fascisti sono in Corte d’Assise per la studentessa
bruciata viva nella sua auto, il 15 giugno del 1975 (Iolanda Palladino). Viene
incendiata a Milano la sezione del Pci di via Archimede. La polizia insegue tre
giovani di destra in motorino, sparando in aria e alle gomme, e ferendo un
giovane ad una gamba. Nella mattinata, il titolare della Coopega, Giuseppe
Simeone, viene minacciato di morte da un gruppo che si definisce Squadre operaie
armate. A Lecce scontri e spari al comizio del missino Rauti. Almeno 10 agenti
di polizia feriti, 5 persone (tra cui due dimostranti) anch’esse ferite
leggermente, 10 auto distrutte, una trentina di bombe molotov lanciate in due
diverse zone della città.
LUNEDÌ
6: a Milano 2 automobili, appartenenti rispettivamente ad Antonio Massiani, ex
consigliere comunale democristiano, e a Marco Noja, dirigente in un’industria
di San Donato Milanese, vengono incendiate nella notte da un commando
dell’organizzazione clandestina Lotta armata per il comunismo.

MARTEDÌ
7: a Roma viene bocciata al Senato la legge sull’aborto. Sette franchi
tiratori laici regalano la vittoria alla DC. Le femministe scendono subito in
piazza per protestare, (con slogan pieni di rabbia: il voto nero non ci fa
paura, la lotta delle donne sarà sempre più dura; Con il voto al Senato,
l’aborto clandestino è legalizzato; Cucchiai d’oro, sarete contenti,
aumenteranno i vostri proventi). A Roma 20 avvisi di reato per le violenze
squadristiche dei fascisti. Viene aperta un’inchiesta sui picchiatori della
sezione missina di viale Medaglie d’oro. L’accusa è di ricostituzione del
disciolto partito fascista. Numerose perquisizioni vengono eseguite nella zona
di Monte Mario. A Roma, sotto l’abitazione del Presidente della Corte
d’Appello, Augusto De Andreis, compare una scritta minacciosa: “Porco in
auto blu: farai la fine di Coco”. In piazza Giovenale la polizia arresta tre
studenti, tra cui un militante dell’Msi, dopo una rissa tra giovani di opposte
vedute. A Torino due nuovi arresti per Prima Linea. A Bologna 23 docenti
costituiscono un collegio “a disposizione” della difesa di Diego Benecchi,
il leader del Movimento arrestato il 7 maggio per istigazione a delinquere e
apologia di reato. A Milano tutti i cinema vengono presidiati da agenti dopo una
telefonata che annuncia una catena di attentati delle BR nelle sale
cinematografiche, a “scopo dimostrativo”. Altre minacce vengono fatte
arrivare ai giudici del processo Curcio. A Massa Carrara, in pieno centro, un
furgone abbandonato, imbottito di esplosivi e benzina, diffonde messaggi da un
altoparlante. Da un registratore esce una voce, amplificata da un megafono, che
ricorda il secondo anniversario della morte di Mara Cagol. Il nastro continua a
girare per tre quarti d’ora affermando che il furgone salterà in aria al
termine della registrazione.
MERCOLEDÌ
8: a Roma il Commando comunista Ulrike Meinhof rivendica un attentato
incendiario compiuto contro il Centro BMW sulla Salaria. A Bologna il tribunale
è in stato d’assedio, mentre si processano i giorni della rivolta. Comincia
il processo per il saccheggio del “Cantunzein”. Il ristorante, al centro
della zona universitaria, devastato l’11 marzo, era frequentato, oltre che
dalla buona borghesia, dai dirigenti del Pci e da amministratori locali. Già
sottoposto ad “esproprio” 5 giorni prima, il 12 marzo il “Cantunzein” fu
incendiato, con danni per 300 milioni. Sparirono 15.000 bottiglie di vini
d’annata, liquori, due quintali di cafîe, decine di prosciutti, salami,
mortadelle, posate d’argento, piatti e bicchieri, tovaglie, tovaglioli, arredi
e ogni altro ben di dio. Gli autori materiali della devastazione sono
sconosciuti: l’unica accusata del saccheggio vero e proprio è una donna di 66
anni, Piera Toletti, in carcere da un paio di mesi ed ora processata insieme a
37 giovani imputati di ricettazione. Polizia e carabinieri li bloccarono qualche
ora dopo l’assalto al ristorante, mentre se ne andavano con bottiglie di vino.
Qualcuno, poi, è stato “incastrato” da padelle, posate o altri oggetti del
ristorante che aveva in casa. “Li abbiamo trovati per strada” dicono i
giovani. Stessa cosa ripete la Tonelli per le tovaglie e i tovaglioli che erano
nell’appartamentino dove abitava insieme ad uno stuolo di gatti (rischia dagli
8 ai 15 anni). Anche gli altri imputati (tre dei quali detenuti) sembrano
personaggi che hanno poco a che fare con la rivolta. In seguito, la sentenza,
emessa il 10 sarà di 301ievi condanne, 8 assoluzioni e scarcerazione generale
dopo tre mesi di galera. La condanna più pesante verrà inflitta alla Tonelli,
con un anno e 100 mila lire di multa. A Milano per il processo Curcio la
sinistra si mobilita. Anche Magistratura democratica si dichiara disponibile
per la difesa d’ufficio. A Trento le “Brigate combattenti per il
comunismo” minacciano due avvocati. A Torino un altoparlante BR alla Mirafiori
rivendica gli attentati ai giornalisti (“Non avvicinatevi a queste auto che
possono esplodere”). Nel comunicato le BR escludono un loro legame con
"quelli della P38”, definiti provocatori al servizio dello Stato.
GIOVEDÌ
9: a Roma due uomini e una donna armati devastano una agenzia della “Fabbri
editore”, in via Topino, ai Parioli. Un impiegato e un cliente vengono legati
e imbavagliati, macchine da scrivere e altre suppellettili vengono danneggiate,
vengono lasciate scritte sulle pareti: “Abbasso il lavoro nero”. A Milano
viene ferito dalle BR un caporeparto della Breda siderurgica, Fausto Sillini,
simpatizzante della DC. L’attentatore aspetta che scenda dall’autobus e gli
spara sei colpi all’altezza delle gambe, di cui due vanno a segno.
L’attentato viene rivendicato dal Nucleo Walter Alasia – Brigate Rosse.
L’attentato fa crescere la tensione a Milano, dove un altro dei giurati
popolari scelti per giudicare Curcio si ritira esibendo un certificato medico.



VENERDÌ
10: a Roma trentamila donne manifestano per l’aborto (slogan delle radicali:
DC e Pci, l’avete fatta grossa, questa volta scavatevi la fossa, slogan delle
autonome: Cossiga e Berlinguer, vi spareremo in bocca, la donna proletaria non
si tocca). A Roma quindici giovani irrompono e nella sede dell’Msi di via
Quinto Pedio, al quartiere Tuscolano, distruggendola. A Roma nel pomeriggio un
commando composto da un uomo e tre donne mascherati fa irruzione nel centro
interfacoltà dell’Università, che elabora il materiale della ricerca
scientifica, colpiscono il cuore del centro elettronico, incendiando un
calcolatore del valore di almeno un miliardo. Le “Unità combattenti per il
comunismo” hanno rivendicato l’incendio all’ateneo con un volantino fatto
trovare in una cabina telefonica precisando che hanno voluto “distruggere
materialmente gli strumenti che il sistema capitalista si dà per centralizzare,
programmare e pianificare il suo controllo sui processi economici legati alla
produzione delle merci, della cultura, del pensiero e dell’intelletto”). A
Bologna nuovo attentato contro un giornalista: una bomba incendiaria scoppia nel
pomeriggio davanti alla porta dell’abitazione di Alberto Pasolini Zanelli, del
Giornale Nuovo. Nello spegnere l’incendio un vigile del fuoco riporta gravi
ustioni. A Milano un avvocato rinuncia alla difesa nel processo Curcio.
SABATO
11: a Milano viene arrestato un giovane dirigente autonomo durante le cinque
perquisizioni fatte nei giorni scorsi nell’ambito delle indagini per
l’attentato a Indro Montanelli. Maurizio Gibertini, 24 anni, ex militante del
gruppo Gramsci, attualmente leader dell’Autonomia, abitante in una casa di via
Gluck, in cui si sarebbero trovate sostanze anticrittogamiche che mischiate
producono effetti esplodenti, polveri metalliche che hanno gli stessi effetti,
sveglie, batterie, saldatori elettrici e alcune taniche di benzina. A Bologna
viene colpito da mandato di cattura Diego Benecchi, sempre per i fatti di marzo.
Viene arrestato anche un vigile urbano, Alberto Armaroli, che avrebbe
partecipato agli scontri sulle barricate dell’Università.
DOMENICA
12: a Roma un attentato, contro il lavoro nero, colpisce un istituto di
bellezza; un altro la sezione della Dc di Pietralata.
LUNEDÌ
13: a Milano viene compiuto un attentato contro un circolo cattolico; ferimento
dei carabinieri di scorta del giudice Trimarchi.
MARTEDÌ
14: a Roma decine di giovani assaltano il bar “Ciampini” di piazza Pio XI,
ritrovo abituale del neofascismo romano.
MERCOI.EDÌ
15: a Roma la polizia fa irruzione nei covi fascisti, vengono trovate numerose
pistole, due estremisti finiscono in prigione e vengono emessi una ventina di
avvisi di reato per violazione della legge Scelba (contro la ricostituzione del
disciolto partito fascista). Si scoprirà poi che alcune delle armi trovate in
casa del fascista Pierluigi Lilli, uno degli arrestati, provengono
dall’armeria di via Paolo Orsi 51, saccheggiata la notte tra il 6 e il 7
maggio. A Milano burrascoso inizio del processo contro il capo delle BR. Curcio
minaccia i giudici: “Risponderemo con atti di guerra”. Vengono mobilitati
mille poliziotti e il tribunale di Milano è sotto assedio per il processo.
GIOVEDÌ
16: a Roma viene distrutta la macchina di un dirigente dell’ATAC, accusato di
essere un “aguzzino” sul posto di lavoro. A Milano, nel secondo anniversario
della morte di Margherita Cagol, poco dopo le dieci della mattina una vecchia
Fiat 500 viene abbandonata dalle BR in piazza Zavettar, davanti al portone della
Sit-Siemens. Dall’auto viene diffuso un comunicato. A Milano il BR Semeria
viene condannato a 5 anni per detenzione e porto d’armi, carte d’identità,
patenti e altri documenti rubati.
VENERDÌ
17: a Modena Valerio Minnella, uno degli arrestati di “Radio Alice”, viene
picchiato da sei guardie di custodia che lo avrebbero scambiato per uno dei
quattro detenuti ripresi domenica mentre tentavano di evadere dal carcere di
Bologna.
SABATO
18: a Roma nella notte viene compiuto un attentato contro l’avvocato Edoardo
Pontecorvo, segretario dell’Ordine degli avvocati di Roma, da ignoti che
incendiano l’auto della moglie. A Roma vengono depositate due perizie per i
fatti di piazza Indipendenza. Dopo 37 giorni viene scarcerato Giovanni Cappelli,
l’avvocato milanese di Soccorso Rosso.
LUNEDÌ
20: a Roma, nonostante il ‘blocco’ degli esami voluto da parte del personale
non docente che da più di un mese è in agitazione per rivendicazioni
economiche, il Senato accademico si esprime per il ripristino immediato degli
esami universitari. Mentre si svolge il corteo dei lavoratori e degli studenti
solidali con queste lotte, il prof. Rodotà viene costretto ad abbandonare
l’aula degli esami da un gruppo di autonomi. A Roma si verificano scontri tra
aderenti dell’Msi di via Assarotti e giovani del Circolo antimperialista e
antifascista di via Marchesini. A Roma un messaggio firmato dalle “Squadre
della morte caduti carabinieri” viene recapitato alla sede centrale del
l’ANSA. Il dattiloscritto annuncia la formazione di squadre della morte simili
a quelle brasiliane. A Milano le “Squadre operaie combattenti” sparano
contro un capo operaio della Sit-Siemens, Giuseppe D’Ambrosio, ferendolo alle
gambe. A Milano danni per 50 miliardi alla Sit e alla Marelli, dove due depositi
vengono dati alle fiamme da falsi carabinieri. Gli incendi, rivendicati da Prima
Linea, non vengono del tutto domati per un altro paio di giorni. A Venezia
polizia e carabinieri continuano le indagini per identificare il militante di
Autonomia operaia fuggito da un appartamento del centro storico subito dopo
l’esplosione di alcune molotov che lui stesso, in compagnia di altri due
giovani già arrestati, stava confezionando. A Prato. verso le due di notte, a
poco meno di 12 ore dagli attentati di Milano, un commando di Prima Linea
penetra all’interno di un grande autoparcheggio FIAT e colloca numerosi
ordigni incendiari. Le fiamme distruggono tredici auto e danneggiano alcuni
autocarri poi vengono domate dai vigili del fuoco prima che possano estendersi
alle altre 100 vetture parcheggiate. A Torino dieci candelotti di dinamite, non
collegati però a congegni per lo scoppio, vengono rinvenuti all'interno dello
stabilimento Spa-Centro della FIAT. A Bologna vengono arrestati due autonomi,
Franco Ferlini, 39 anni e Paolo Brunetti, 32 anni, entrambe aderenti all’area
dell’autonomia, perché accusati del 'sequestro’ di Francesco Spisso, 22
anni, collaboratore di “Radio Alice”.
MARTEDÌ
21: a Roma nella mattina due donne sparano ferendo il preside della facoltà di
Economia. L’attentato viene rivendicato dalle BR. Il professor Cacciafesta, 66
anni, candidato per la Dc alle ultime elezioni politiche, sindaco della RAI-TV,
viene colpito mentre esce dalla sua abitazione ai Parioli. Intanto continua
l’agitazione dei lavoratori dell’Università. A Roma nella notte un carro
armato uccide tre persone, uscendo di strada all’altezza del chilometro 44
della via Cassia. Il mezzo cingolato investe una Fiat 127 uccidendo le tre
persone che vi viaggiano. A Milano vengono chiesti per Curcio 21 anni di
carcere. A Legnano due autobus vengono distrutti dalle fiamme, mandando in
frantumi le vetrate delle officine circostanti, con danni già accertati per
cento milioni. A Milano un falso allarme blocca il metrò.
MERCOLEDÌ
22: a Roma per la seconda volta nel giro di una settimana viene incendiata
l’automobile del prof. Mattu, direttore della Casa dello Studente. A Bologna
viene arrestata anche Patrizia Gubellini, l 8 anni, per il sequestro di
Francesco Spisso. A Pistoia un impiegato della Breda e vicesegretario della Dc
pistoiese, Giancarlo Niccolai, viene ferito alle gambe da Prima linea con
quattro colpi di pistola.
GIOVEDÌ
23: A Milano la Corte condanna Curcio a sette anni di carcere. A Padova gli
autonomi vengono condannati per dieci anni complessivi (cinque condanne e un
perdono giudiziale). Il PM parla di “adesione psichica” agli scontri da
parte di “tutti i circa ottanta partecipanti, perché le trecento molotov
usate significano quasi quattro bottiglie a testa”. Dopo la sentenza, mentre
una parte del pubblico sosta davanti al tribunale e un’altra parte si avvia
verso il centro, partono le prime cariche della polizia contro gruppi di
giovani. A un certo punto una guardia notturna della Civis spara in aria verso i
giovani che scappano. In seguito un gruppo di agenti in borghese piomba davanti
al bar “Liviano”, frequentato da universitari, sparando altri colpi di
pistola.
VENERDÌ
24: a Roma si conclude, con due assoluzioni e una condanna, il processo per
direttissima contro tre aderenti al collettivo di via dei Volsci, accusati di
fabbricazione, porto e detenzione illegale di materiale esplosivo. I giudici
condannano Raul Tavani e assolvono Ludovico Basile e Patrizia Carrozza. A Roma
nel pomeriggio, a largo Boccea, un comizio di trenta missini si trasforma in
corteo. Immediata la reazione degli abitanti di Primavalle e Torrevecchia, che
attaccano i neofascisti: un centinaio di giovani di sinistra fa improvvisamente
irruzione nella piazza scandendo slogan antifascisti e iniziano gli scontri,
durante i quali vengono lanciati sassi e biglie d’acciaio. Vanno in frantumi
le vetrine di alcuni negozi. La polizia interviene e lancia numerosi lacrimogeni
per disperdere i contendenti. Durante la fuga di un gruppo di giovani di destra
vengono esplosi colpi di pistola. Un giovane di destra, Umberto lanzi, 18 anni,
viene colpito ad una gamba da un proiettile. A Roma vengono emessi due mandati
di cattura per la rissa tra estremisti di destra e di sinistra avvenuta il 1º
aprile, contro Carlo Cantinieri e Massimo Di Priamo. I due sono accusati di
omicidio preterintenzionale, “per avere, in concorso tra loro e con altre
persone non identificate, in numero complessivo di circa tredici, cagionato la
morte di Bruno Giudici, deceduto per infarto al miocardio in seguito
all’aggressione e alle percosse patite da lui e dal proprio figlio Enzo ad
opera degli imputati”. A Milano in serata, poco dopo le 19, sette colpi di
pistola vengono sparati alle gambe del dottor Roberto Anzalone, 49 anni,
presidente dell’associazione medici mutualisti. Prima linea rivendica la
responsabilità del ferimento del medico, “persecutore dell’assenteismo in
fabbrica”. A Milano viene emesso un altro mandato di cattura per i sette
operai autonomi già arrestati alla fine di aprile nei boschi di Verbania, dopo
un’esercitazione con armi da fuoco. Il nuovo provvedimento della magistratura
parla di “associazione sovversiva” e “bande armate”, cioè di
appartenenza alle BR. L’accusa si riferisce a un’irruzione fatta
nell’aprile ‘75 nell’ufficio di Matteo Palmieri, capo delle guardie
giurate della Magneti Marelli di Sesto San Giovanni. A Milano viene fermata
un’operaia della Magneti Marelli, Tiziana Opizzi. In casa sua viene trovata
una copia del volantino col quale le BR avevano rivendicato il ferimento di
Montanelli. A Bologna vengono scarcerati due redattori di “Radio Alice”
(Mario e Valerio Minnella), arrestati il 12 marzo nei locali della radio.
SABATO
25: a Roma le Ronde proletarie rivendicano l’incendio della porta d’ingresso
dello studio medico del dott. Elio de Sensi a Montesacro. Il medico aderiva al
“Fronte dell’uomo qualunque” e il suo studio era ritenuto dagli
attentatori un ritrovo di neofascisti. A Roma si apre nel salone delle
conferenze del Civis il convegno nazionale del movimento degli studenti indetto
da Lotta continua, con l’intenzione di “fare il punto su quattro mesi di
lotte”. A Roma resta in carcere l’avvocato napoletano Senese, di Soccorso
rosso, arrestato per “partecipazione a banda armata” e sospettato di
appartenere ai NAP. A Novara gli operai e i rappresentanti del consiglio di
fabbrica presidiano la “CGE” dopo che alla direzione milanese della fabbrica
è pervenuto, giovedì sera, un comunicato delle BR in cui si minaccia un
attentato contro uno degli stabilimenti del gruppo. “La CGE fa parte”, viene
detto nel messaggio, “di una società multinazionale americana e quindi è un
nostro obiettivo d’assalto”.
LUNEDÌ
27: a Roma sono emersi questi obiettivi dal convegno del movimento degli
studenti promosso da LC: iscrizione in massa alle liste del collocamento,
formazione di cooperative di lavoro per giovani, creazione di centri sociali nei
quartieri, convocazione per settembre di una conferenza internazionale contro la
repressione. A Napoli un dirigente dell’Alfasud di Pomigliano d’Arco,
Vittorio Flick, viene ferito a colpi d’arma da fuoco alle gambe. L’attentato
viene rivendicato da un commando di Operai combattenti per il comunismo. A
Milano vengono fermate altre due persone per l’inchiesta sulle BR (Oreste
Strano, ex ML e Pietro Villa, operaio della Sit-Siemens).
MARTEDÌ
28: a Roma riapre l’ateneo. A Roma continua la mobilitazione contro le
centrali nucleari, e in serata, nella ex-Pretura di via del Governo Vecchio,
occupata da mesi dalle femministe del MLD, si tiene una
manifestazione-spettacolo organizzata dal Comitato romano antinucleare. A Roma
migliaia di persone scendono in piazza per la manifestazione unitaria promossa
dalle associazioni partigiane “in difesa dell’ordine democratico e contro il
terrorismo e la violenza”. Per il giorno 30 viene annunciato un comizio del
missino G. Almirante. A Genova poco dopo le sette di mattina un commando delle
BR spara nove colpi alle gambe di un capo officina del reparto caldareria
dell’Ansaldo di Sampierdarena, Sergio Prandi, di 39 anni.
MERCOI.EDÌ
29: A Cassino viene incendiato un deposito della FIAT: numerosi pneumatici sono
distrutti dalle fiamme. Dei volantini anonimi definiscono l’attentato “una
forma di lotta contro l’abolizione della festività di San Pietro e Paolo”.
A Napoli baraccati e missini assaltano l’aula comunale. A Torino vengono
incendiate tre auto, appartenenti ad un medico e a due capisquadra della FIAT. A
Firenze nella notte un potente ordigno scoppia nella chiesa del Sacro Cuore, in
via Capodimonte. In un volantino lasciato in una cabina telefonica si accusa la
chiesa di essere un centro di propaganda antiabortista. L'attentato, rivendicato
da un fantomatico gruppo femminista, però potrebbe essere opera di un commando
fascista.
GIOVEDÌ.30:
a Roma i Giovani proletari rivendicano quattro attentati contro macchine e
abitazioni di neofascisti. La segreteria del liceo Malpighi viene devastata da
ignoti. A Firenze tre fascisti assassinano un agente, Remo Pieroni, dopo essere
stati sorpresi mentre preparano un attentato che intendevano firmare con il nome
di Prima Linea. A Milano le BR sparano sei colpi alle gambe
contro Luciano Maraccani, 49 anni, dirigente della FIAT-OM, che viene colpito da
un proiettile ad una gamba. A Torino, verso le 14,30, le BR alzano il tiro e
feriscono appena sotto lo sterno Franco Visca, 38 anni, responsabile del
servizio assistenza e manutenzione delle presse della FIAT di Mirafiori.
Esplosioni e molotov in altre città: A Pordenone nella notte 3 vagoni
ferroviari della Zanussi, carichi di lavatrici, frigoriferi e lavastoviglie
vengono fatti saltare in aria con cariche di tritolo collegate a congegni ad
orologeria. L’azione viene rivendicata dall’organizzazione Fronte
combattente. Ad Augusta vengono scoperti quattro chili di gelignite, collegati a
detonatori, destinati alla Liquichimica. A Bologna all’esterno dell’ufficio
dei vigili urbani nel quartiere Barca viene fatto esplodere un ordigno di
tritolo e all’Associazione Industriali un rudimentale ordigno non esplode e
viene trovato da una guardia notturna. Le due azioni vengono rivendicate dai
Nuclei proletari rivoluzionari. A Spoleto le BR fanno esplodere una bomba contro
il muro di cinta del carcere, causando gravi danni. A Catania una sparatoria
contro una caserma dei carabinieri viene rivendicata dai NAP. A Bari un ordigno
al tritolo viene lanciato contro l’abitazione del segretario della sezione
comunista di San Michele di Bari. L’esplosione provoca il crollo parziale
dell’ingresso e infrange i vetri di vari edifici circostanti.
[da "Una sparatoria tranquilla" - Odradek Edizioni]
