cronologia del '77 

GIUGNO

MERCOLEDÌ 1: a Genova viene ferito dalle BR il vicedirettore del Secolo XIX, Vittorio Bruno, che viene colpito alle braccia e alle gambe.

GIOVEDÌ 2: a Roma nella notte viene compiuto un attentato contro la sede del Pci in via Catanzaro, nel quartiere Nomentano. A Milano, nella mattina, le BR feriscono alle gambe Indro Montanelli, direttore del Giornale Nuovo, colpendolo con tre pallottole, in via Manina. L’attentato viene rivendicato con una telefonata: “Siamo le Brigate Rosse, colonna Walter Alasia. Abbiamo colpito il servo delle multinazionali”. Una serie di attentati, incendi ed esplosioni sconvolge Milano e Torino: a Torino Prima Linea prende di mira gli impianti dell’azienda tranviaria comunale. Un altro attentato, rivendicato dalle Unità Comuniste Combattenti, distrugge l’ufficio di riscossione dell’Istituto case popolari. Quattro persone vengono arrestate nella notte. A Firenze vengono date alle fiamme le auto di due giornalisti, redattori della Nazione. L’azione viene rivendicata dalle BR. A Napoli un giovane di 20 anni, simpatizzante della sinistra extraparlamentare, viene ferito a coltellate da estremisti di destra in via del Vomero (e rischia la vita).

VENERDÌ 3: a Roma, davanti alla sede della RAI, in via Teulada, viene ferito dalle BR il direttore del TG1, Emilio Rossi, con 12 colpi di pistola alle gambe. I due attentatori, un uomo e una donna, scaricano le loro pistole e si dileguano. Il giornalista viene soccorso e operato in ospedale. Ha ambedue i femori e una tibia fratturati. Sul suo corpo vengono trovati 22 fori di proiettile. L’attentato è rivendicato dalle BR con un volantino (in cui viene fra l’altro detto: “... Possiamo sempre alzare il tiro di una spanna...”). A Roma sull’ordine pubblico diventa intanto più vicino l’accordo DC-Pci. A Roma il nappista Ignazio Cabitza, un giovane cagliaritano di 26 anni, è arrestato dopo un conflitto a fuoco con la polizia (nel quale ha forse coperto la fuga di Maria Pia Vianale). A Forlì evade insieme ad altri detenuti il militante delle BR Savino. A Massa Carrara falliscono due attentati alle auto di un corrispondente della Nazione di Firenze e di uno del Telegrafo di Livorno. Un furgone del Corriere della sera viene dato alle fiamme. A Genova gli slogan scanditi dagli autonomi genovesi sono: Giornalista, sbirro maledetto, te lo scriviamo noi l’articolo perfetto, Bruno qui, Montanelli lì, la controinformazione si fa così.

SABATO 4: a Roma viene trovato un nuovo messaggio delle BR: “Colpiremo ancora e presto”. Il volantino, firmato dal Nucleo combattente romano Mara Cagol, viene fatto arrivare, con una segnalazione telefonica, alle redazioni romane del Tempo e dell’Unità. Il testo, oltre a promettere nuove azioni violente, è un invito ai militanti dell’Autonomia operaia ad abbandonare “l’ormai inutile scontro di piazza classico perché di facile repressione e perché pericoloso per i compagni che lo attuano”. A Roma l’automobile di una professoressa dell’Istituto tecnico XVI, di via Teano a Centocelle, viene distrutta dal fuoco. A Roma quattro fascisti sono in Corte d’Assise per la studentessa bruciata viva nella sua auto, il 15 giugno del 1975 (Iolanda Palladino). Viene incendiata a Milano la sezione del Pci di via Archimede. La polizia insegue tre giovani di destra in motorino, sparando in aria e alle gomme, e ferendo un giovane ad una gamba. Nella mattinata, il titolare della Coopega, Giuseppe Simeone, viene minacciato di morte da un gruppo che si definisce Squadre operaie armate. A Lecce scontri e spari al comizio del missino Rauti. Almeno 10 agenti di polizia feriti, 5 persone (tra cui due dimostranti) anch’esse ferite leggermente, 10 auto distrutte, una trentina di bombe molotov lanciate in due diverse zone della città.

LUNEDÌ 6: a Milano 2 automobili, appartenenti rispettivamente ad Antonio Massiani, ex consigliere comunale democristiano, e a Marco Noja, dirigente in un’industria di San Donato Milanese, vengono incendiate nella notte da un commando dell’organizzazione clandestina Lotta armata per il comunismo.

MARTEDÌ 7: a Roma viene bocciata al Senato la legge sull’aborto. Sette franchi tiratori laici regalano la vittoria alla DC. Le femministe scendono subito in piazza per protestare, (con slogan pieni di rabbia: il voto nero non ci fa paura, la lotta delle donne sarà sempre più dura; Con il voto al Senato, l’aborto clandestino è legalizzato; Cucchiai d’oro, sarete contenti, aumenteranno i vostri proventi). A Roma 20 avvisi di reato per le violenze squadristiche dei fascisti. Viene aperta un’inchiesta sui picchiatori della sezione missina di viale Medaglie d’oro. L’accusa è di ricostituzione del disciolto partito fascista. Numerose perquisizioni vengono eseguite nella zona di Monte Mario. A Roma, sotto l’abitazione del Presidente della Corte d’Appello, Augusto De Andreis, compare una scritta minacciosa: “Porco in auto blu: farai la fine di Coco”. In piazza Giovenale la polizia arresta tre studenti, tra cui un militante dell’Msi, dopo una rissa tra giovani di opposte vedute. A Torino due nuovi arresti per Prima Linea. A Bologna 23 docenti costituiscono un collegio “a disposizione” della difesa di Diego Benecchi, il leader del Movimento arrestato il 7 maggio per istigazione a delinquere e apologia di reato. A Milano tutti i cinema vengono presidiati da agenti dopo una telefonata che annuncia una catena di attentati delle BR nelle sale cinematografiche, a “scopo dimostrativo”. Altre minacce vengono fatte arrivare ai giudici del processo Curcio. A Massa Carrara, in pieno centro, un furgone abbandonato, imbottito di esplosivi e benzina, diffonde messaggi da un altoparlante. Da un registratore esce una voce, amplificata da un megafono, che ricorda il secondo anniversario della morte di Mara Cagol. Il nastro continua a girare per tre quarti d’ora affermando che il furgone salterà in aria al termine della registrazione.

MERCOLEDÌ 8: a Roma il Commando comunista Ulrike Meinhof rivendica un attentato incendiario compiuto contro il Centro BMW sulla Salaria. A Bologna il tribunale è in stato d’assedio, mentre si processano i giorni della rivolta. Comincia il processo per il saccheggio del “Cantunzein”. Il ristorante, al centro della zona universitaria, devastato l’11 marzo, era frequentato, oltre che dalla buona borghesia, dai dirigenti del Pci e da amministratori locali. Già sottoposto ad “esproprio” 5 giorni prima, il 12 marzo il “Cantunzein” fu incendiato, con danni per 300 milioni. Sparirono 15.000 bottiglie di vini d’annata, liquori, due quintali di cafîe, decine di prosciutti, salami, mortadelle, posate d’argento, piatti e bicchieri, tovaglie, tovaglioli, arredi e ogni altro ben di dio. Gli autori materiali della devastazione sono sconosciuti: l’unica accusata del saccheggio vero e proprio è una donna di 66 anni, Piera Toletti, in carcere da un paio di mesi ed ora processata insieme a 37 giovani imputati di ricettazione. Polizia e carabinieri li bloccarono qualche ora dopo l’assalto al ristorante, mentre se ne andavano con bottiglie di vino. Qualcuno, poi, è stato “incastrato” da padelle, posate o altri oggetti del ristorante che aveva in casa. “Li abbiamo trovati per strada” dicono i giovani. Stessa cosa ripete la Tonelli per le tovaglie e i tovaglioli che erano nell’appartamentino dove abitava insieme ad uno stuolo di gatti (rischia dagli 8 ai 15 anni). Anche gli altri imputati (tre dei quali detenuti) sembrano personaggi che hanno poco a che fare con la rivolta. In seguito, la sentenza, emessa il 10 sarà di 301ievi condanne, 8 assoluzioni e scarcerazione generale dopo tre mesi di galera. La condanna più pesante verrà inflitta alla Tonelli, con un anno e 100 mila lire di multa. A Milano per il processo Curcio la sinistra si mobilita. Anche Magistratura democratica si dichiara disponibile per la difesa d’ufficio. A Trento le “Brigate combattenti per il comunismo” minacciano due avvocati. A Torino un altoparlante BR alla Mirafiori rivendica gli attentati ai giornalisti (“Non avvicinatevi a queste auto che possono esplodere”). Nel comunicato le BR escludono un loro legame con "quelli della P38”, definiti provocatori al servizio dello Stato.

GIOVEDÌ 9: a Roma due uomini e una donna armati devastano una agenzia della “Fabbri editore”, in via Topino, ai Parioli. Un impiegato e un cliente vengono legati e imbavagliati, macchine da scrivere e altre suppellettili vengono danneggiate, vengono lasciate scritte sulle pareti: “Abbasso il lavoro nero”. A Milano viene ferito dalle BR un caporeparto della Breda siderurgica, Fausto Sillini, simpatizzante della DC. L’attentatore aspetta che scenda dall’autobus e gli spara sei colpi all’altezza delle gambe, di cui due vanno a segno. L’attentato viene rivendicato dal Nucleo Walter Alasia – Brigate Rosse. L’attentato fa crescere la tensione a Milano, dove un altro dei giurati popolari scelti per giudicare Curcio si ritira esibendo un certificato medico.

 

 

 

VENERDÌ 10: a Roma trentamila donne manifestano per l’aborto (slogan delle radicali: DC e Pci, l’avete fatta grossa, questa volta scavatevi la fossa, slogan delle autonome: Cossiga e Berlinguer, vi spareremo in bocca, la donna proletaria non si tocca). A Roma quindici giovani irrompono e nella sede dell’Msi di via Quinto Pedio, al quartiere Tuscolano, distruggendola. A Roma nel pomeriggio un commando composto da un uomo e tre donne mascherati fa irruzione nel centro interfacoltà dell’Università, che elabora il materiale della ricerca scientifica, colpiscono il cuore del centro elettronico, incendiando un calcolatore del valore di almeno un miliardo. Le “Unità combattenti per il comunismo” hanno rivendicato l’incendio all’ateneo con un volantino fatto trovare in una cabina telefonica precisando che hanno voluto “distruggere materialmente gli strumenti che il sistema capitalista si dà per centralizzare, programmare e pianificare il suo controllo sui processi economici legati alla produzione delle merci, della cultura, del pensiero e dell’intelletto”). A Bologna nuovo attentato contro un giornalista: una bomba incendiaria scoppia nel pomeriggio davanti alla porta dell’abitazione di Alberto Pasolini Zanelli, del Giornale Nuovo. Nello spegnere l’incendio un vigile del fuoco riporta gravi ustioni. A Milano un avvocato rinuncia alla difesa nel processo Curcio.

SABATO 11: a Milano viene arrestato un giovane dirigente autonomo durante le cinque perquisizioni fatte nei giorni scorsi nell’ambito delle indagini per l’attentato a Indro Montanelli. Maurizio Gibertini, 24 anni, ex militante del gruppo Gramsci, attualmente leader dell’Autonomia, abitante in una casa di via Gluck, in cui si sarebbero trovate sostanze anticrittogamiche che mischiate producono effetti esplodenti, polveri metalliche che hanno gli stessi effetti, sveglie, batterie, saldatori elettrici e alcune taniche di benzina. A Bologna viene colpito da mandato di cattura Diego Benecchi, sempre per i fatti di marzo. Viene arrestato anche un vigile urbano, Alberto Armaroli, che avrebbe partecipato agli scontri sulle barricate dell’Università.

DOMENICA 12: a Roma un attentato, contro il lavoro nero, colpisce un istituto di bellezza; un altro la sezione della Dc di Pietralata.

LUNEDÌ 13: a Milano viene compiuto un attentato contro un circolo cattolico; ferimento dei carabinieri di scorta del giudice Trimarchi.

MARTEDÌ 14: a Roma decine di giovani assaltano il bar “Ciampini” di piazza Pio XI, ritrovo abituale del neofascismo romano.

MERCOI.EDÌ 15: a Roma la polizia fa irruzione nei covi fascisti, vengono trovate numerose pistole, due estremisti finiscono in prigione e vengono emessi una ventina di avvisi di reato per violazione della legge Scelba (contro la ricostituzione del disciolto partito fascista). Si scoprirà poi che alcune delle armi trovate in casa del fascista Pierluigi Lilli, uno degli arrestati, provengono dall’armeria di via Paolo Orsi 51, saccheggiata la notte tra il 6 e il 7 maggio. A Milano burrascoso inizio del processo contro il capo delle BR. Curcio minaccia i giudici: “Risponderemo con atti di guerra”. Vengono mobilitati mille poliziotti e il tribunale di Milano è sotto assedio per il processo.

GIOVEDÌ 16: a Roma viene distrutta la macchina di un dirigente dell’ATAC, accusato di essere un “aguzzino” sul posto di lavoro. A Milano, nel secondo anniversario della morte di Margherita Cagol, poco dopo le dieci della mattina una vecchia Fiat 500 viene abbandonata dalle BR in piazza Zavettar, davanti al portone della Sit-Siemens. Dall’auto viene diffuso un comunicato. A Milano il BR Semeria viene condannato a 5 anni per detenzione e porto d’armi, carte d’identità, patenti e altri documenti rubati.

VENERDÌ 17: a Modena Valerio Minnella, uno degli arrestati di “Radio Alice”, viene picchiato da sei guardie di custodia che lo avrebbero scambiato per uno dei quattro detenuti ripresi domenica mentre tentavano di evadere dal carcere di Bologna.

SABATO 18: a Roma nella notte viene compiuto un attentato contro l’avvocato Edoardo Pontecorvo, segretario dell’Ordine degli avvocati di Roma, da ignoti che incendiano l’auto della moglie. A Roma vengono depositate due perizie per i fatti di piazza Indipendenza. Dopo 37 giorni viene scarcerato Giovanni Cappelli, l’avvocato milanese di Soccorso Rosso.

LUNEDÌ 20: a Roma, nonostante il ‘blocco’ degli esami voluto da parte del personale non docente che da più di un mese è in agitazione per rivendicazioni economiche, il Senato accademico si esprime per il ripristino immediato degli esami universitari. Mentre si svolge il corteo dei lavoratori e degli studenti solidali con queste lotte, il prof. Rodotà viene costretto ad abbandonare l’aula degli esami da un gruppo di autonomi. A Roma si verificano scontri tra aderenti dell’Msi di via Assarotti e giovani del Circolo antimperialista e antifascista di via Marchesini. A Roma un messaggio firmato dalle “Squadre della morte caduti carabinieri” viene recapitato alla sede centrale del l’ANSA. Il dattiloscritto annuncia la formazione di squadre della morte simili a quelle brasiliane. A Milano le “Squadre operaie combattenti” sparano contro un capo operaio della Sit-Siemens, Giuseppe D’Ambrosio, ferendolo alle gambe. A Milano danni per 50 miliardi alla Sit e alla Marelli, dove due depositi vengono dati alle fiamme da falsi carabinieri. Gli incendi, rivendicati da Prima Linea, non vengono del tutto domati per un altro paio di giorni. A Venezia polizia e carabinieri continuano le indagini per identificare il militante di Autonomia operaia fuggito da un appartamento del centro storico subito dopo l’esplosione di alcune molotov che lui stesso, in compagnia di altri due giovani già arrestati, stava confezionando. A Prato. verso le due di notte, a poco meno di 12 ore dagli attentati di Milano, un commando di Prima Linea penetra all’interno di un grande autoparcheggio FIAT e colloca numerosi ordigni incendiari. Le fiamme distruggono tredici auto e danneggiano alcuni autocarri poi vengono domate dai vigili del fuoco prima che possano estendersi alle altre 100 vetture parcheggiate. A Torino dieci candelotti di dinamite, non collegati però a congegni per lo scoppio, vengono rinvenuti all'interno dello stabilimento Spa-Centro della FIAT. A Bologna vengono arrestati due autonomi, Franco Ferlini, 39 anni e Paolo Brunetti, 32 anni, entrambe aderenti all’area dell’autonomia, perché accusati del 'sequestro’ di Francesco Spisso, 22 anni, collaboratore di “Radio Alice”.

MARTEDÌ 21: a Roma nella mattina due donne sparano ferendo il preside della facoltà di Economia. L’attentato viene rivendicato dalle BR. Il professor Cacciafesta, 66 anni, candidato per la Dc alle ultime elezioni politiche, sindaco della RAI-TV, viene colpito mentre esce dalla sua abitazione ai Parioli. Intanto continua l’agitazione dei lavoratori dell’Università. A Roma nella notte un carro armato uccide tre persone, uscendo di strada all’altezza del chilometro 44 della via Cassia. Il mezzo cingolato investe una Fiat 127 uccidendo le tre persone che vi viaggiano. A Milano vengono chiesti per Curcio 21 anni di carcere. A Legnano due autobus vengono distrutti dalle fiamme, mandando in frantumi le vetrate delle officine circostanti, con danni già accertati per cento milioni. A Milano un falso allarme blocca il metrò.

MERCOLEDÌ 22: a Roma per la seconda volta nel giro di una settimana viene incendiata l’automobile del prof. Mattu, direttore della Casa dello Studente. A Bologna viene arrestata anche Patrizia Gubellini, l 8 anni, per il sequestro di Francesco Spisso. A Pistoia un impiegato della Breda e vicesegretario della Dc pistoiese, Giancarlo Niccolai, viene ferito alle gambe da Prima linea con quattro colpi di pistola.

GIOVEDÌ 23: A Milano la Corte condanna Curcio a sette anni di carcere. A Padova gli autonomi vengono condannati per dieci anni complessivi (cinque condanne e un perdono giudiziale). Il PM parla di “adesione psichica” agli scontri da parte di “tutti i circa ottanta partecipanti, perché le trecento molotov usate significano quasi quattro bottiglie a testa”. Dopo la sentenza, mentre una parte del pubblico sosta davanti al tribunale e un’altra parte si avvia verso il centro, partono le prime cariche della polizia contro gruppi di giovani. A un certo punto una guardia notturna della Civis spara in aria verso i giovani che scappano. In seguito un gruppo di agenti in borghese piomba davanti al bar “Liviano”, frequentato da universitari, sparando altri colpi di pistola.

VENERDÌ 24: a Roma si conclude, con due assoluzioni e una condanna, il processo per direttissima contro tre aderenti al collettivo di via dei Volsci, accusati di fabbricazione, porto e detenzione illegale di materiale esplosivo. I giudici condannano Raul Tavani e assolvono Ludovico Basile e Patrizia Carrozza. A Roma nel pomeriggio, a largo Boccea, un comizio di trenta missini si trasforma in corteo. Immediata la reazione degli abitanti di Primavalle e Torrevecchia, che attaccano i neofascisti: un centinaio di giovani di sinistra fa improvvisamente irruzione nella piazza scandendo slogan antifascisti e iniziano gli scontri, durante i quali vengono lanciati sassi e biglie d’acciaio. Vanno in frantumi le vetrine di alcuni negozi. La polizia interviene e lancia numerosi lacrimogeni per disperdere i contendenti. Durante la fuga di un gruppo di giovani di destra vengono esplosi colpi di pistola. Un giovane di destra, Umberto lanzi, 18 anni, viene colpito ad una gamba da un proiettile. A Roma vengono emessi due mandati di cattura per la rissa tra estremisti di destra e di sinistra avvenuta il 1º aprile, contro Carlo Cantinieri e Massimo Di Priamo. I due sono accusati di omicidio preterintenzionale, “per avere, in concorso tra loro e con altre persone non identificate, in numero complessivo di circa tredici, cagionato la morte di Bruno Giudici, deceduto per infarto al miocardio in seguito all’aggressione e alle percosse patite da lui e dal proprio figlio Enzo ad opera degli imputati”. A Milano in serata, poco dopo le 19, sette colpi di pistola vengono sparati alle gambe del dottor Roberto Anzalone, 49 anni, presidente dell’associazione medici mutualisti. Prima linea rivendica la responsabilità del ferimento del medico, “persecutore dell’assenteismo in fabbrica”. A Milano viene emesso un altro mandato di cattura per i sette operai autonomi già arrestati alla fine di aprile nei boschi di Verbania, dopo un’esercitazione con armi da fuoco. Il nuovo provvedimento della magistratura parla di “associazione sovversiva” e “bande armate”, cioè di appartenenza alle BR. L’accusa si riferisce a un’irruzione fatta nell’aprile ‘75 nell’ufficio di Matteo Palmieri, capo delle guardie giurate della Magneti Marelli di Sesto San Giovanni. A Milano viene fermata un’operaia della Magneti Marelli, Tiziana Opizzi. In casa sua viene trovata una copia del volantino col quale le BR avevano rivendicato il ferimento di Montanelli. A Bologna vengono scarcerati due redattori di “Radio Alice” (Mario e Valerio Minnella), arrestati il 12 marzo nei locali della radio.

SABATO 25: a Roma le Ronde proletarie rivendicano l’incendio della porta d’ingresso dello studio medico del dott. Elio de Sensi a Montesacro. Il medico aderiva al “Fronte dell’uomo qualunque” e il suo studio era ritenuto dagli attentatori un ritrovo di neofascisti. A Roma si apre nel salone delle conferenze del Civis il convegno nazionale del movimento degli studenti indetto da Lotta continua, con l’intenzione di “fare il punto su quattro mesi di lotte”. A Roma resta in carcere l’avvocato napoletano Senese, di Soccorso rosso, arrestato per “partecipazione a banda armata” e sospettato di appartenere ai NAP. A Novara gli operai e i rappresentanti del consiglio di fabbrica presidiano la “CGE” dopo che alla direzione milanese della fabbrica è pervenuto, giovedì sera, un comunicato delle BR in cui si minaccia un attentato contro uno degli stabilimenti del gruppo. “La CGE fa parte”, viene detto nel messaggio, “di una società multinazionale americana e quindi è un nostro obiettivo d’assalto”.

LUNEDÌ 27: a Roma sono emersi questi obiettivi dal convegno del movimento degli studenti promosso da LC: iscrizione in massa alle liste del collocamento, formazione di cooperative di lavoro per giovani, creazione di centri sociali nei quartieri, convocazione per settembre di una conferenza internazionale contro la repressione. A Napoli un dirigente dell’Alfasud di Pomigliano d’Arco, Vittorio Flick, viene ferito a colpi d’arma da fuoco alle gambe. L’attentato viene rivendicato da un commando di Operai combattenti per il comunismo. A Milano vengono fermate altre due persone per l’inchiesta sulle BR (Oreste Strano, ex ML e Pietro Villa, operaio della Sit-Siemens).

MARTEDÌ 28: a Roma riapre l’ateneo. A Roma continua la mobilitazione contro le centrali nucleari, e in serata, nella ex-Pretura di via del Governo Vecchio, occupata da mesi dalle femministe del MLD, si tiene una manifestazione-spettacolo organizzata dal Comitato romano antinucleare. A Roma migliaia di persone scendono in piazza per la manifestazione unitaria promossa dalle associazioni partigiane “in difesa dell’ordine democratico e contro il terrorismo e la violenza”. Per il giorno 30 viene annunciato un comizio del missino G. Almirante. A Genova poco dopo le sette di mattina un commando delle BR spara nove colpi alle gambe di un capo officina del reparto caldareria dell’Ansaldo di Sampierdarena, Sergio Prandi, di 39 anni.

MERCOI.EDÌ 29: A Cassino viene incendiato un deposito della FIAT: numerosi pneumatici sono distrutti dalle fiamme. Dei volantini anonimi definiscono l’attentato “una forma di lotta contro l’abolizione della festività di San Pietro e Paolo”. A Napoli baraccati e missini assaltano l’aula comunale. A Torino vengono incendiate tre auto, appartenenti ad un medico e a due capisquadra della FIAT. A Firenze nella notte un potente ordigno scoppia nella chiesa del Sacro Cuore, in via Capodimonte. In un volantino lasciato in una cabina telefonica si accusa la chiesa di essere un centro di propaganda antiabortista. L'attentato, rivendicato da un fantomatico gruppo femminista, però potrebbe essere opera di un commando fascista.

GIOVEDÌ.30: a Roma i Giovani proletari rivendicano quattro attentati contro macchine e abitazioni di neofascisti. La segreteria del liceo Malpighi viene devastata da ignoti. A Firenze tre fascisti assassinano un agente, Remo Pieroni, dopo essere stati sorpresi mentre preparano un attentato che intendevano firmare con il nome di Prima Linea. A Milano le BR sparano sei colpi alle gambe contro Luciano Maraccani, 49 anni, dirigente della FIAT-OM, che viene colpito da un proiettile ad una gamba. A Torino, verso le 14,30, le BR alzano il tiro e feriscono appena sotto lo sterno Franco Visca, 38 anni, responsabile del servizio assistenza e manutenzione delle presse della FIAT di Mirafiori. Esplosioni e molotov in altre città: A Pordenone nella notte 3 vagoni ferroviari della Zanussi, carichi di lavatrici, frigoriferi e lavastoviglie vengono fatti saltare in aria con cariche di tritolo collegate a congegni ad orologeria. L’azione viene rivendicata dall’organizzazione Fronte combattente. Ad Augusta vengono scoperti quattro chili di gelignite, collegati a detonatori, destinati alla Liquichimica. A Bologna all’esterno dell’ufficio dei vigili urbani nel quartiere Barca viene fatto esplodere un ordigno di tritolo e all’Associazione Industriali un rudimentale ordigno non esplode e viene trovato da una guardia notturna. Le due azioni vengono rivendicate dai Nuclei proletari rivoluzionari. A Spoleto le BR fanno esplodere una bomba contro il muro di cinta del carcere, causando gravi danni. A Catania una sparatoria contro una caserma dei carabinieri viene rivendicata dai NAP. A Bari un ordigno al tritolo viene lanciato contro l’abitazione del segretario della sezione comunista di San Michele di Bari. L’esplosione provoca il crollo parziale dell’ingresso e infrange i vetri di vari edifici circostanti.

 

[da "Una sparatoria tranquilla" - Odradek Edizioni] 



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