cronologia del '77 

MARZO

MARTEDÌ 1: a Roma migliaia di studenti manifestano davanti al Mamiani e al Castelnuovo occupato. Al liceo Augusto un gruppo di missini della vicina sezione di via Noto aggredisce gli studenti con una fitta sassaiola. Poco dopo l’istituto viene occupato dagli studenti. Vengono occupati anche il S. Francesco d’Assisi e l’Istituto tecnico XIV. Alcuni incidenti avvengono anche al Cavour, al liceo Dante e davanti al liceo Kennedy. A Roma riapre l’Università, con assemblee nelle facoltà. A Roma vengono annunciate nuove misure di polizia ed entrano in funzione le bande chiodate nei blocchi stradali.

MERCOLEDÌ 2: a Roma nove fascisti dell’Msi di piazza Tuscolo sparano contro gli studenti dell’Istituto magistrale Margherita di Savoia, nel quartiere Appio-Tuscolano. Nessun ferito. La polizia arresta otto iscritti all’Msi, tra cui lo squadrista “Angelino” Rossi, guardaspalle di Caradonna e Almirante, e il segretario della sezione di via Etruria, che viene perquisita. Intanto un corteo antifascista viene organizzato a piazza Cavour, per protestare contro l’assalto fascista davanti al Mamiani. A Roma nell’aula magna di Chimica le autonome del MLDA (Movimento di Liberazione della Donna Autonomo) cacciano dall’assemblea le femministe dell’UDI. A Roma un collettivo di donne di Torre Spaccata, vicine al Centro Primo Maggio, il circolo autonomo della zona, dopo aver trovato dei volantini firmati NOC (Nuclei orgiastici clandestini) processa e picchia un giovane anarchico di 19 anni. A Torino, dopo le nove, sfilano in piazza Solferino oltre duemila studenti medi in corteo, e molti militanti dei comitati di agitazione universitari, per una manifestazione indetta dai partiti di sinistra in risposta alle sparatorie fasciste di Roma. All’altezza di corso Vittorio Emanuele un gruppo di una decina di giovani assalta la sede dell’Unione monarchica. Il viso coperto da passamontagna, i dieci entrano nel portone e mentre tre di loro bloccano il custode, gli altri raggiungono i piani superiori esplodendo 11 colpi di pistola per le scale. Arrivati al secondo piano, dove ha sede l’Unione monarchica, lanciano 5 molotov. Dopo qualche minuto, mentre il corteo prosegue per le strade, altri gruppi di giovani rompono le vetrate dell’Hotel Suisse di via Sacchi, a pochi metri dalla stazione di Porta Nuova. Infine viene assaltata la sede di CL (Comunione e Liberazione) in via Po. Bilancio di danni di alcuni milioni. In seguito alcuni militanti della Fgci vengono aggrediti (con sacchi pieni d’acqua, poi anche con spranghe) e scacciati dall’assemblea a Palazzo Nuovo. Il giorno dopo il Pci schiera il suo servizio d’ordine davanti a Palazzo Nuovo e carica gli universitari raccolti sulla scalinata d’ingresso. Alla Cattolica di Milano viene scoperto un ordigno a base di clorato di potassio collegato ad una sveglia. A Padova è bloccato l’intero ateneo, in cui nuove facoltà vengono occupate. A Perugia vengono occupate le facoltà umanistiche.

GIOVEDÌ 3: a Roma si celebra la fase finale del processo a Fabrizio Panzieri e Alvaro Lojacono, i due giovani di sinistra accusati di “concorso morale” nell’omicidio dello studente greco di estrema destra Mikis Mantakas. Dopo la sentenza, resa nota a tarda sera, che condanna Panzieri a 9 anni e 4 mesi di reclusione e assolve, invece, Lojacono, la polizia carica i militanti del movimento che aspettano fuori dall’aula la conclusione del processo; Umberto Terracini definisce la sentenza un assurdo giuridico. A Roma viene archiviato dal giudice istruttore Leonardo Zamparella un procedimento contro i Comitati Autonomi Operai di via dei Volsci. Secondo il giudice sono stati “perpetrati illeciti” che però sono “occasionali e non derivanti da intesa preordinata”. Tuttavia gran parte degli imputati, tra cui Daniele Pifano, vengono rinviati a giudizio per alcuni episodi di violenza accaduti soprattutto al Policlinico. A Milano dopo le cariche ai picchetti di autonomi che protestano davanti all’ospedale di Niguarda, in una affollata assemblea sindacale il sindacato subisce una parziale sconfitta da parte dell’area autonoma. A Torino viene bloccato l’ateneo e simpatizzanti della FGCI vengono picchiati da gruppi di autonomi.

VENERDÌ 4: a Roma si svolgono cortei con alcuni incidenti per l’occupazione della facoltà di Fisica. Il Rettore Ruberti, dopo la notizia dell’aggressione subita dal prof. Gianfranco Chiarotti, decide di far entrare la Celere per sgomberare la facoltà. In duemila i militanti del movimento escono dall’Università e raggiungono piazza Bologna. Dopo alcuni momenti di tensione davanti la sede dell’Msi di via Livorno, il corteo rientra nell’università. Nel pomeriggio una affollatissima assemblea del movimento decide di organizzare un corteo per sabato sotto il carcere di Regina Coeli in solidarietà con Panzieri. A Roma, in mattinata, alcuni rappresentanti del movimento intervengono in un’assemblea aperta alla FATME, una delle maggiori fabbriche della città. A Torino, dopo un fronteggiamento con i simpatizzanti della Fgci, gli autonomi lasciano l’ateneo e in un centinaio si barricano nel liceo Avogadro. Quattro colpi di pistola vengono esplosi da una finestra dell’Avogadro mentre la polizia tratta con gli occupanti. La polizia interviene facendo uso di lacrimogeni, ma gli autonomi la precedono abbandonando l’edificio, al cui interno vengono trovate decine di spranghe e catene. Tre persone vengono arrestate. A Milano un commando formato da tre donne e da due uomini fa irruzione negli uffici di via Varese dell’azienda “Mondial Lus” (penne a sfera, articoli di cancelleria, uno stabilimento a Saronno che occupa molte donne e appaltatrice di lavoro all’interno del carcere di San Vittore). Dopo aver legato e imbavagliato i quattro presenti impiegati le tre ragazze gettano acido sulle macchine da scrivere, sulle calcolatrici e sui telefoni per renderli inutilizzabili. Su un muro lasciano scritte contro il lavoro nero, firmandole Donne combattenti per il comunismo.

SABATO 5: a Roma la questura vieta la manifestazione per Panzieri e, mentre i delegati dei collettivi cercano di trattare, la polizia comincia a sparare lacrimogeni contro il corteo che si è formato all’interno della città universitaria. Mentre le prime file fronteggiano la polizia, circa diecimila persone escono da un altro ingresso e, aggirando l’accerchiamento della polizia, raggiungono compatte piazza Argentina, dove la polizia le raggiunge e le carica. A Campo de’ fiori gruppi di dimostranti fronteggiano ancora la polizia. In serata la piazza di Campo de’ fiori viene assediata dalla polizia, che fa uso di armi da fuoco e lancia lacrimogeni eseguendo un lungo rastrellamento. In via Arenula avviene una breve sparatoria tra poliziotti e militanti di sinistra. La polizia compie sette arresti. Un agente e un commissario di polizia restano leggermente feriti da colpi di pistola. A Torino manifestano diecimila persone contro la sentenza Panzieri. A Milano, mentre si svolge un corteo contro la sentenza Panzieri, vengono attaccate tre scuole private frequentate da fascisti. Al collegio San Carlo sassi e molotov vengono lanciati contro un convegno della DC contro l’aborto.

DOMENICA 6: a Roma il Rettore Ruberti e il Senato accademico, decidono di chiudere l’Università fino all’11 marzo, perché “sussiste una situazione di criticità per le persone e per le cose”. In realtà l’Università riaprirà soltanto il 16, con un presidio di polizia all’interno. A Roma un comunicato degli indiani metropolitani rivendica il carattere di massa della risposta dei dimostranti nelle manifestazioni del 5 e ironizza sulla versione data dall’Unità, che attribuisce gli scontri a “bande di squadristi aderenti ai cosiddetti collettivi autonomi”: “(...) Noi in effetti eravamo scesi in piazza credendo erroneamente di svolgere una manifestazione unitaria contro la sentenza Panzieri, ma in difesa delle istituzioni giuridiche. Non essendo abituati al libero arbitrio e mancando di una sana e salda guida, non abbiamo compreso che il lancio dei candelotti e le raffiche di mitra della polizia ci comunicavano che la manifestazione era illegale e così abbiamo seguito 50 autonomi con la seguente tecnica: 200 di noi dietro ognuno di loro. Riconoscibili dai rigonfiamenti a forma di pistola che avevano nella giacca, costoro ci hanno guidato a Campo de’ fiori dove siamo stati raggiunti da cittadini che avevano risposto a un appello dell’emittente sovversiva Radio Città Futura scendendo in piazza contro la loro volontà: in questa manipolazione della coscienza degli ascoltatori ravvisiamo il reato di concorso morale. Questi 50 squadristi ci hanno poi convinti a tirare delle bottiglie contro le autoblindo che con nostro stupore si incendiavano. Mentre la più parte di noi ancora in stato confusionale e vittima delle sottili arti di persuasione occulta di questi criminali si trascinava al loro seguito, costoro iniziavano a distribuire fucili automatici spacciandoli per innocenti fiaccole (...) Firmato: I Raggirati del movimento”. Gustavo Selva, direttore del GR2, fa finta di non capire o effettivamente non capisce e, il giorno seguente, nel corso di un notiziario, ne propone una geniale interpretazione: “(...) Si segnala un comunicato dei cosiddetti indiani metropolitani che addossa ad alcuni esponenti del movimento autonomo la principale responsabilità degli incidenti. Essi - dice il comunicato - ci hanno convinto a tirare bottiglie contro le autoblinda della polizia e ci distribuivano fucili automatici spacciandoli per fiaccole...”.

LUNEDÌ 7: a Roma si tiene al Policlinico un’assemblea del movimento. Nel pomeriggio il movimento si riunisce in assemblea alla Casa dello Studente, decidendo una settimana di mobilitazione fino al corteo nazionale del 12 marzo. A Roma i vigili urbani bloccano un’occupazione di case all’Esquilino. Nella notte, a Roma, tre attentati colpiscono la caserma dei carabinieri di via Felice Nerini, una sezione della Dc a Primavalle e la stazione della metro Colosseo. A Civitavecchia vengono arrestate sette femministe militanti del MLD durante l’occupazione simbolica della sede dell’Ente comunale assistenza. A Padova la polizia sgombera l’Università e ferma tutti gli occupanti di Magistero e Anatomia. Migliaia di studenti rispondono con un corteo, mentre un gruppo va a danneggiare lo studio del prof. Antonio Onnis, direttore della clinica ginecologica, che si è dato da fare per ottenere l’intervento della polizia. A Firenze viene sventato un nuovo attentato al PM Vigna.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MARTEDÌ 8: a Roma nel pomeriggio, dopo la manifestazione svoltasi nella mattina, delle studentesse liceali, un agguerritissimo corteo di cinquantamila donne sfila per le vie della città. Mentre in circa 8.000 partecipano alla manifestazione indetta dall’UDI, oltre 20.000 si ritrovano con i collettivi femministi a piazza S. Maria in Trastevere. Intanto a Civitavecchia le femministe rioccupano l’ECA. A Roma, mentre si sta svolgendo una riunione del Consiglio comunale al Campidoglio, i senza casa occupano il Comune. Viene occupato il liceo Tasso per protesta contro la sentenza Panzieri.

MERCOLEDÌ 9: a Roma trecento studenti protestano davanti la sede RAI contro l’informazione di regime e la falsa versione data sugli incidenti di sabato 5. A Padova si verificano alcuni incidenti durante un corteo. A Firenze si chiude la conferenza nazionale dei delegati metalmeccanici. Nei due giorni precedenti alcune delegazioni studentesche si sono riunite in commissione con alcuni delegati della FLM, riuscendo a trovare un accordo solo su un breve comunicato. Un grosso corteo del movimento fiorentino raggiunge il Palazzo dei congressi dove si svolge la conferenza e fa leggere un comunicato polemico rispetto alla logica del "confronto di vertice”.

GIOVEDI 10: a Roma trenta fascisti assalgono e danneggiano il cinema “Rouge et noir”, dove si proietta il film Salò e le 100 giornate di Sodoma. Quattro giovani armati entrano in un negozio di interruttori “Ticino” in via dell’Olmata, intendendo dimostrare contro l’utilizzo da parte della Ticino del lavoro nero carcerario. Nel pomeriggio il Senato accademico rimanda l’apertura dell’Università a lunedì 14, per motivi di ordine pubblico.

VENERDÌ 11: a Bologna, dopo che quattro militanti del movimento vengono malmenati e cacciati da una assemblea di Comunione e Liberazione nella facoltà di Anatomia, una cinquantina di studenti autonomi si scontra con il servizio d’ordine del movimento cattolico integralista, che si barrica all’interno dell’aula, finché non arriva la polizia che li fa uscire scortandoli fuori dall’Università. A questo punto i carabinieri caricano il gruppo di giovani che stanno ancora vicino alla facoltà di Anatomia. Le cariche si ripetono in tutta la zona universitaria. Un giovane di 25 anni, militante di LC, Pier Francesco Lorusso, viene colpito a morte da un colpo di fucile sparato da un carabiniere. Quando si diffonde la notizia migliaia di militanti del movimento si riuniscono all’Università, finché, verso le 18, decidono di uscire in corteo. Mentre gli studenti occupano la stazione ferroviaria, scontrandosi duramente con la polizia, quattromila giovani si dirigono verso il centro della città sconvolgendola: danno fuoco ad una libreria, devastano negozi. Alla fine gli arresti sono 46. A Bologna le BR compiono un’incursione negli uffici dell’immobiliare Gabetti. A Roma, in seguito ai fatti di Bologna si riuniscono in assemblea, presso la Casa dello Studente, migliaia di giovani.

 

SABATO 12: a Roma in centomila, provenienti da tutte le parti d’Italia, scendono in piazza per una manifestazione nazionale dopo l’uccisione di Lorusso. Duri gli striscioni: “Violenza proletaria”, “I nostri vessilli sono oggi a lutto. Per i compagni morti pagherete tutto”. Il corteo parte da piazza Esedra, ma la polizia lo blocca già in via Nazionale. Dopo alcune trattative viene concesso un percorso alternativo. Il corteo, aperto da una folta delegazione bolognese, arriva a piazza del Gesù, dove un gruppo di autonomi lancia un grappolo di molotov contro la sede della Dc e la polizia carica il corteo lanciando lacrimogeni e spezzandolo. Il corteo riesce comunque a raggiungere piazza del Popolo, dove avrebbe dovuto concludersi. Anche qui i dimostranti, che lanciano bottiglie incendiarie contro il bar “Rosati” e il comando dei carabinieri, vengono caricati dalla polizia. Per ore il centro della città viene sconvolto da sparatorie, scontri, autobus rovesciati, macchine incendiate. Vengono saccheggiate due armerie. Vengono assaltate la caserma dei carabinieri della “Legione Lazio” a piazza del Popolo, il commissariato di PS di Borgo, la sede del Popolo e l’ambasciata del Cile presso la Santa Sede. Inoltre vengono devastate la filiale FIAT di via Flaminia, la Gulf del lungotevere, gli uffici della SIP di via Gianturco, l’hotel Palatino, il bar Rosati, e numerosi negozi vengono saccheggiati. Moltissime auto parcheggiate (di cilindrata superiore alla 500) hanno i vetri fracassati. 10 agenti, due dei quali in modo grave, sono stati feriti da colpi d’arma da fuoco. Feriti anche due dimostranti e un giovane, Eugenio Castaldi, che, fermato ad un posto di blocco, ha sparato ed è stato a sua volta colpito. In serata, soprattutto alla stazione Termini, la polizia e le squadre in borghese scatenano pestaggi e rappresaglie. Sono 126 i fermati, 31 dei quali trattenuti in stato d’arresto. L’Università viene chiusa nuovamente. In mattinata il corteo nazionale era stato anticipato da due cortei cittadini e da un assalto alla sezione Dc di Monte Mario. A Bologna, dopo uno sciopero di tre ore indetto dai sindacati e una manifestazione a piazza Maggiore, in cui il servizio d’ordine del Pci tenta di non far entrare il corteo di universitari, si verificano ancora, nel pomeriggio, gravi scontri tra polizia e studenti, nella zona dell’Università. Durante gli scontri viene appiccato il fuoco a un ristorante, un’armeria viene assaltata e saccheggiata e in qualche caso si risponde al fuoco della polizia. Vengono fermate una cinquantina di persone, la maggior parte delle quali viene poi arrestata. Alle 23 Radio Alice viene chiusa dalla polizia e cinque redattori vengono arrestati, [con l’accusa di “concorso in associazione per delinquere, in relazione all’attività di radiodiffusione illegale, nella circostanza di grave perturbamento dell’ordine pubblico”]. A Milano, durante la manifestazione indetta dalla nuova sinistra, alcuni gruppi di giovani si staccano dal corteo e assaltano l’Assolombarda con una cinquantina di molotov e colpi di pistola contro le vetrine. Un vigile urbano, minacciato a viso aperto, viene disarmato della rivoltella d’ordinanza. Un altro lancio di molotov colpisce la compagnia aerea spagnola "Iberia”. Anche se numerose delegazioni partono per partecipare alla manifestazione di Roma, cortei per l’uccisione di Lorusso si svolgono in moltissime città, anche in piccoli centri, con una grande partecipazione degli studenti medi (a Palermo, Catania, Noto, Cagliari, Iglesias, Bari, Napoli, Firenze, Senigallia, Ravenna, Modena, Reggio Emilia, Cremona, Brescia, Varese, Como, Padova, Trento). A Torino si svolge un corteo, durante il quale vengono lanciate molotov contro una sezione della Dc, al grido di: “La sede della Dc deve essere bruciata, non ci accontentiamo della passeggiata”. A Torino, verso le 8 della mattina, Giuseppe Ciotta, brigadiere della squadra politica della questura, viene ucciso in un attentato dalle Brigate Comuniste Combattenti.

DOMENICA l3: a Roma Cossiga vieta per 15 giorni tutte le manifestazioni pubbliche di qualsiasi genere, mentre il comitato centrale del Pci chiede fermezza. Il Rettore Ruberti rinvia al 16 la riapertura dell’Università. A Bologna i carabinieri occupano con mezzi pesanti l’Università. Dalle 5,30 del mattino un migliaio di carabinieri armati fino ai denti e coperti da carri blindati, entrano nell’Università, trovandola vuota. Per tutto il giorno, nella città presidiata, piccoli gruppi di giovani cercano di radunarsi, ma vengono dispersi. In serata il bilancio è di un centinaio di fermi e 41 arresti.

LUNEDÌ 14: a Bologna il prefetto vieta il corteo per il funerale di Francesco Lorusso e i suoi compagni possono accompagnare il feretro solo per alcuni metri, nei pressi del cimitero. Nel pomeriggio gli studenti vanno nei quartieri operai di San Donato e della Bolognina, tentando di organizzare assemblee, ma i carabinieri disperdono ogni assembramento e sparano nuovamente. A Genova tremila studenti vanno in corteo per partecipare ad una assemblea all’Ansaldo, a cui sono stati invitati dal consiglio di fabbrica, in occasione dell’apertura della vertenza nazionale.

MARTEDÌ 15: a Roma, mentre si riapre l’ateneo, la lotta si estende tra gli studenti medi. Altre tre scuole vengono occupate, il Croce, il Salvemini e il XXV.

MERCOLEDÌ 16: a Roma. alla riapertura dell’Università, a Lettere si tiene una partecipata assemblea studentesca che dichiara Cossiga responsabile delle violenze avvenute durante il corteo del 12 marzo. A Roma i fascisti assaltano l’istituto Valadier. Continuano le occupazioni nei licei, mentre il Virgilio sceglie l’autogestione. A Bologna quasi duecentomila persone partecipano alla manifestazione dei partiti contro la violenza. Quasi diecimila giovani del movimento, tenuti sotto controllo da un imponente servizio d’ordine, si riuniscono a pochi metri dalla manifestazione unitaria, in un contro-comizio in cui parla il fratello di Francesco Lorusso.

GIOVEDÌ 17: a Roma i neofascisti militanti di Tradizione e libertà aggrediscono i giovani del Tecnico-navale. Al Righi il preside ordina la chiusura dell’istituto che è stato attaccato poco prima dagli squadristi. Il liceo Avogadro, dove era prevista una settimana di autogestione, viene dato alle fiamme da estremisti di destra. A Torino i carabinieri uccidono un giovane incensurato (Bruno Cecchetti, 20 anni, senza particolari simpatie politiche). A Lucca, poco dopo la mezzanotte, una carica di tritolo viene fatta esplodere alla base del muro di cinta che circonda la caserma dei carabinieri di San Concordio, contrada alla periferia della città. VENERDÌ l8: i sindacati manifestano quasi in tutta Italia in occasione dello sciopero di quattro ore, generale al Sud, limitato ad industria e agricoltura al Nord. A Roma, dato il clima di tensione, lo sciopero è rinviato al 23 marzo. A Milano cinquecento giovani dell’Autonomia operaia assaltano la sede legale della Magneti Marelli e gli uffici della Bassani Ticino. Alla Marelli tre impiegati e il consigliere delegato sono costretti a consegnare i portafogli. Gli assalitori lanciano bombe incendiarie e fracassano a colpi di spranga tutti i mobili. Alla Bassani Ticino vengono esplosi colpi di pistola nelle stanze in cui lavorano gli impiegati. Non ci sono feriti. Poco dopo un agenzia di pubblicità, la “Lagrange”, viene assaltata e data alle fiamme. Durante le incursioni viene scandito lo slogan: Lotta, violenza, sabotaggio, contro lo Stato sciopero selvaggio. A Firenze viene compiuto un attentato contro la Corte d’Appello e la Procura: alle 3,10 di notte due potenti cariche esplodono a qualche attimo l’una dall’altra. L’attentato è rivendicato con un volantino dall’organizzazione Lotta armata per il comunismo. A Bari in serata salta in aria una caserma della polizia.

SABATO 19: a Roma. si tiene nell’aula magna del Rettorato un’assemblea cittadina di migliaia di persone che decide di partecipare allo sciopero sindacale del 23 marzo se il sindacato permetterà ad una delegazione del movimento di parlare dal palco senza porre limitazioni all’accesso in piazza. La proposta non viene accettata dal sindacato. A Bologna, ‘Bifo’ (Francesco Berardi) di radio Alice viene raggiunto da un mandato di cattura per associazione sovversiva e istigazione a delinquere.

DOMENICA 20: a Montalto di Castro si tiene la manifestazione nazionale contro la costruzione della centrale nucleare: a Pian de’ Cangani, per la “festa della primavera”, ventimila persone occupano pacificamente il luogo in cui l’ENEL intende installare la centrale nucleare.

LUNEDI 21: a Roma i sindacati e il governo raggiungono un accordo per l’Università, con 12.000 posti di insegnamento messi a concorso, riconoscimenti per il personale non docente, accordi sull’istituzione di dottorati di ricerca, “come forma di reclutamento del personale docente” e alcune indicazioni per la riforma dell’Università, sulla programmazione della ricerca, i dipartimenti, gli organi di gestione. A Padova vengono eseguite una trentina di perquisizioni domiciliari; con 13 arresti e un fermo, per lo più tra militanti dei Collettivi politici padovani per il potere operaio. Perquisita anche Radio Sherwood. Vengono denunciati, per associazione a delinquere, anche cinque ricercatori e docenti dell’istituto di Scienze Politiche, tra cui Toni Negri. Altrettante perquisizioni vengono eseguite a Venezia. A Cagliari, in serata, un gruppo di autonomi con i volti coperti, provenienti dalla zona universitaria, fa irruzione in una sezione missina, a trecento metri dall’Università, rovesciando i mobili e spaccando tutto. I quattro missini che si trovano all’interno riescono ad allontanarsi incolumi. Mentre rientrano all’Università, i giovani vengono raggiunti da una volante della polizia, contro cui lanciano pietre, circondandola e tentando di capovolgerla. Uno dei militari esce dall’auto e spara in aria una raffica di mitra. Sopraggiungono intanto altre auto della polizia e dei carabinieri e gli studenti si rifugiano nel recinto universitario, richiudendo il cancello con una catena. Carabinieri e polizia non operano alcun fermo. All’isola di Favignana un nucleo di detenuti, tra cui il BR Ognibene, fa un’incursione e tenta di appiccare un incendio all’interno del carcere. A Bologna vengono arrestati su un autobus sette studenti trovati in possesso di fazzoletti predisposti per coprirsi il viso e limoni con cui i dimostranti sono soliti cospargersi la parte esterna degli occhi per resistere agli effetti dei gas lacrimogeni. Sull’autobus viene trovata una fionda e bulloni di metallo. Accusati di adunata sediziosa, possesso di fazzoletti e porto d’armi improprie, verranno assolti il giorno seguente. MARTEDÌ 22: a Roma uno studente di sinistra del “Genovesi” viene aggredito da alcuni fascisti. A Padova trentuno perquisizioni vengono eseguite in mattinata tra gli autonomi. Quasi tutto l’Istituto di Dottrina dello Stato dell’Università viene incriminato per “associazione a delinquere”. A Roma. nella notte, a poche ore dall’inizio dello sciopero generale, i nappisti Maria Pia Vianale e Antonio Lo Muscio, entrambi latitanti, vengono riconosciuti su un autobus in via Portuense. L’agente Claudio Graziosi viene ucciso dopo che ha convinto l’autista a deviare la corsa verso il più vicino commissariato di polizia. Più tardi, una guardia zoofila (poliziotto volontario nelle notti romane) viene freddata per sbaglio da agenti della polizia che lo scambiano per uno dei nappisti sfuggiti all’arresto. A Milano cinquemila femministe assediano una clinica. Protestano per una donna morta durante la gravidanza dopo che le è stato negato l’aborto

 

 

MERCOLEDÌ 23: a Roma, dove il prefetto concede una deroga al decreto che vieta di manifestare fino alla fine del mese, il sindacato e il Pci portano in piazza San Giovanni centomila persone per lo sciopero generale, di otto ore. Mentre Lama, Benvenuto e Macario parlano in piazza San Giovanni, ventimila studenti sfilano in corteo e senza incidenti da piazza Vittorio a piazza S. Croce in Gerusalemme. A Padova vengono arrestate delle femministe. A Sassari si verificano nuovi incidenti con i fascisti. A Bologna vengono eseguite perquisizioni nell’estrema sinistra.

GIOVEDÌ 24: a Roma, in serata, sulla Laurentina, Lucia Carnevali, di 17 anni, militante della FGCI, viene sfregiata dai fascisti, che dopo averla picchiata le tagliuzzano il volto con un taglierino da compensato (17 tagli al volto e 9 al collo). A Roma le femministe si costituiscono parte civile contro sette giovani accusati di aver violentato una diciottenne. A Roma la polizia scopre una base dei NAP nel quartiere Gianicolense. Dopo un attentato, a Cassino resta bloccata per due giorni la produzione FIAT. A Milano, in un’assemblea, quattrocento femministe processano il maschio violentatore, uno studente del VI liceo scientifico “Donatelli”. A Padova tremila persone manifestano contro gli arresti e le denunce.

VENERDÌ 25: a Roma le femministe ottengono che il processo per la ragazza seviziata si svolga a porte aperte. A Roma il preside della facoltà di Magistero, prof. Petrocchi, si dimette a causa delle contestazioni del movimento.

SABATO 26: a Roma duemila giovani manifestano in corteo per la ragazza sfregiata. A Roma due studenti di sinistra vengono aggrediti da un gruppo di noti picchiatori fascisti nei pressi del liceo Azzarita. A Roma le Formazioni Combattenti Comuniste rivendicano l’attentato contro la caserma dei carabinieri a piazza del Popolo. A Venezia le femministe si mobilitano per Loredana, una studentessa fermata a Mestre e spogliata in questura dalla polizia. A Milano per la “settimana anticomunista” indetta dal FdG, si verificano alcuni incidenti. Dopo che nella notte i fascisti sparano contro il bar Magenta, luogo di ritrovo dei giovani di sinistra, un corteo di militanti di estrema sinistra percorre San Babila e aggredisce alcuni giovani di destra, dando fuoco alle loro moto. Anche un agente in borghese, scambiato per un missino, viene picchiato e disarmato. A Padova si svolge una manifestazione contro gli arresti e le denunce, con circa quattromila persone. A Brescia vengono occupate le scuole superiori.

LUNEDÌ 28: a Roma, in via Calpurnio Fiamma, nel quartiere Tuscolano, alcuni giovani col volto coperto bloccano un furgone di un panificio e distribuiscono il pane gratuitamente ai passanti. A Roma, all’Università, i proff. Asor Rosa e Colletti vengono contestati dagli “indiani”. Gli studenti dapprima interrompono una lezione di Asor Rosa, gridando ironicamente: Più studio, Più normalizzazione. Poi si recano nell’aula dove Colletti sta svolgendo esami di Storia economica, e ripetono i loro slogan “ironici” (“Colletti è mio e lo gestisco io”, ecc.). Colletti però non accetta l’insolita contestazione: esce immediatamente dall’aula, seguito dai suoi assistenti, tutti esponenti di primo piano del vecchio movimento del ’68. Gli “indiani” però non si rassegnano: lo seguono per i viali del l’Università gridando Colletti superstar, noi vogliamo solo studiar. A Bari viene incendiata dai fascisti la sede dei Radicali.

MARTEDÌ 29: a Roma un commando di tre militanti delle Unità Comuniste Combattenti spara a Vittorio Morgera, direttore del Poligrafico di Stato. A Roma viene organizzato un corteo “contro la repressione”, da piazza Cavour a piazzale Clodio, per il processo ai militanti arrestati il 12 marzo. All’Università, Carlo Salinari, preside della facoltà di Lettere, anche lui iscritto al Pci, fa scattare la sua circolare, che prevede la serrata in caso di interruzione delle attività dei docenti. Ma i cancelli, dietro a cui si raccoglie un migliaio di studenti, vengono riaperti dopo poche ore. Intanto alla facoltà di Fisica vengono interrotti gli esami scritti e vengono contestati i professori. Nel pomeriggio, a Roma. un gruppo di cinque persone fa irruzione nella sede della “Federlazio”, minacciando con pistole gli impiegati presenti. A Roma una squadra di fascisti, delle sezioni del Msi di Ottaviano e Balduina, va all’assalto di un ristorante frequentato da militanti di sinistra (“Da Peppino”), a Borgo Pio. All’arrivo della polizia i fascisti si coprono la fuga sparando raffiche di mitra, provocando due feriti, un agente e una giovane di passaggio, nipote dell’ex ministro Scelba. Altri, intanto, riescono a fuggire in una chiesa di via della Conciliazione e dal tetto della chiesa sparano contro le volanti della polizia. La polizia arresta 11 neofascisti, tra cui il figlio del giudice Alibrandi, che saranno rilasciati dopo pochi giorni. A Roma si verifica anche un selvaggio episodio di violenza: mentre è in corso il processo per violenza, gli accusati seviziano a coltellate la femminista che li accusa, Claudia Caputi. A Prato gli uffici della “Tecnotessile” vengono assaliti dalle Unità Comuniste Combattenti. Anche a Firenze viene assalita dalle Unità Comuniste Combattenti, poche ore dopo, l’associazione dei piccoli industriali toscani.

MERCOLEDI 30: viene raggiunto a Roma un accordo tra il governo e i sindacati sul costo del lavoro. A Roma 5 condanne e 5 assoluzioni per la sparatoria fascista del 2 marzo all’Appio-Tuscolano. Viene condannato anche il fascista che aveva sparato, Danilo Simbari, arrestato il 28. A Napoli cortei e blocchi stradali. A Milano. alla “Bocconi”, viene rinvenuta una bomba. A Torino vengono arrestati due evasi e una NAP. A Lucca viene scoperta una base delle BR.

GIOVEDÌ 31: a Roma nel pomeriggio viene organizzato un corteo in Prati per protestare contro i raid fascisti dei giorni precedenti (slogan: Fascisti di Ottaviano uscite adesso, ve lo facciamo noi un bel processo). A Roma, nella facoltà di Lettere, una delegazione di docenti partecipa all’assemblea dei giovani discutendo la piattaforma e le proposte fatte nei giorni scorsi. Il prof. Rosario Romeo (Storia moderna) accusa il prof. Antonio Capizzi (Filosofia teoretica) di fiancheggiare gli “squadristi rossi”. Il battibecco si fa talmente vivace che il Romeo schiaffeggia il Capizzi. Gli indiani metropolitani rincorrono Romeo gridando: Compagno Capizzi, te lo giuriamo, ogni Romeo preso te lo schiaffeggiamo. A Roma Bruno Giudici, iscritto al Pci e padre di Enzo, un diciannovenne militante dell’Msi coinvolto, in una pizzeria di Montesacro, in una rissa con giovani di sinistra, è ridotto in fin di vita in seguito alle percosse subite. A Roma quindicimila donne sfilano in corteo per la Caputi. A Bologna. alla vigilia del processo Curcio, le BR incendiano l’auto di un magistrato, Antonino Trizzino, presidente del Tribunale. A Firenze due arresti per gli attentati delle Unità Comuniste Combattenti.

 

[da "Una sparatoria tranquilla" - Odradek Edizioni] 



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