Tutto ciò si frantuma...
"Tutto ciò si frantuma in moltissime parti. Non a caso è un periodo in cui vivevi in prima persona le storie di moltissimi suicidi. Solo per quanto riguarda l'area della libreria io ho conosciuto trentacinque persone che in quel periodo si sono tolte la vita. Per esempio ve n'è uno famoso, un ex di Avanguardia Operaia su cui è nato un libro della Feltrinelli. Tra i molti particolarmente drammatica e dolorosa è per noi la vicenda di Giancarlo Buonfino, uno dei nostri di Primo Maggio. Era forse uno dei più geniali grafici europei e aveva scelto di mettere i suoi saperi a disposizione del movimento invece di mercificarli nella professione o nella carriera. Era stato anche uno dei maestri di Zamarin, l'inventore di Gasparazzo, il personaggio operaio dei fumetti che pubblicava il quotidiano Lotta Continua (a sua volta morto mentre di notte faceva la distribuzione del giornale).

E' difficile persino spiegare l'enorme capacità creativa di Buonfino. Famoso, per esempio, è un suo film d'animazione intitolato Totem che realizzò praticamente da solo con una cinepresa a passo uno e decine di migliaia di disegni, o ancora una sua straordinaria ricerca sulla grafica e la propaganda operaia agli inizi del secolo che peraltro è rimasta per larga parte impubblicata. E così Zamarin che muore nella nebbia mentre svolge un compito militante o Buonfino che si interroga fino all'autodistruzione sul ruolo del lavoro intellettuale nella società del capitale, sono tutte espressioni della radicalità con cui ognuno doveva confrontarsi nel processo rivoluzionario.
Distruggere il ruolo del tecnico o dello scienziato come forza ostile alla liberazione della classe e ricomporre il rapporto tra lavoro manuale e intellettuale assumevano in questa direzione valenze estreme. D'altronde il tragico esito delle esistenze di alcuni collaboratori di Frigidaire (e prima de Il Male) negli anni Ottanta dimostra quanto profondi fossero gli interrogativi sulla funzione del lavoro creativo e con quanta radicalità gli stessi venissero vissuti.

Molti anni dopo ne parlai con Andrea Pazienza (geniale artista e autore di strip del movimento '77 e anch'egli travolto dalla morte giovanissimo) e lui mi ha disegnato un volto carico di orgoglio, rabbia e forse pazzia con sotto scritto: Non sarà la paura della follia a costringerci a tenere a mezz'asta la bandiera dell'immaginazione. Con questo voglio dire che era difficile capire fino in fondo questa frattura della comunità reale e soprattutto come starci dentro, con quali strumenti. Molti scappavano: dopo il '79 poi la fuga era diventata di massa.
D'altra parte, per parlare solo della mia esperienza, in un anno e mezzo, c'erano stati, solo tra quelli segnati nello schedario della libreria, 681 arrestati. Una parte di questi erano anche molto amici e compagni della mia vita. Se si mettono insieme questi amici agli amici morti, credo che risulti chiaro e comprensibile il perché per un certo periodo abbiamo rischiato un po' tutti di stare sospesi tra la follia e la ragione. Anzi credo che non ci siamo mai ripresi del tutto da quel periodo.
C'era mia figlia Maysa, allora aveva dieci anni, che vedeva alla televisione passare le immagini degli arrestati accompagnate dalle definizioni assassino, terrorista, e mi diceva: ma papà questi non sono nostri amici?, come per dire che cazzo succede, è mai possibile che i miei migliori amici siano così?. Molte volte ha anche pianto e Sabina che era addolorata e disorientata quanto lei, doveva trattenere a sua volta le lacrime e lo sconforto. Molti di questi compagni erano abituali frequentatori della nostra casa, con molti avevamo fatto le ferie insieme e Maysa li considerava come una grande collettività dolce e protettiva."
(PRIMO MORONI - "Ma l'amor mio non muore" in ARCHIVIO PRIMO MORONI)
