Una cultura diversa

"Tutto ciò portava anche a una cultura completamente diversa dalla precedente, quella basata sul concetto di militanza rigida e verticale che separava il politico dal personale o il privato dal sociale. 

Tutto questo invece nel movimento '77 veniva a cambiare: il personale è politico espresso precedentemente dalle femministe voleva a quel punto diventare prassi collettiva e la critica della forma-partito diveniva così definitiva e irreversibile. 

Il lungo percorso della rivolta antiautoritaria iniziato con gli hippies e i giovani delle magliette a righe degli anni Sessanta e in qualche modo interrottosi con la stagione dei gruppi politici verticali, riprendeva di colpo rinnovato da più densi contenuti e da una nuova e diversa composizione di classe. 

In un breve periodo di tempo si assisteva così a una profonda modifica delle culture diffuse, dei comportamenti collettivi, degli immaginari di riferimento. Per esempio venne riscoperta interamente la letteratura che invece prima era stata sotterrata a favore della saggistica politica. Noi lo avvertivamo dal fatto che in libreria aumentavano vertiginosamente le richieste di poesia, fra tutti Rimbaud, ma anche di tutta la grande letteratura mitteleuropea, quella, per intenderci, della grande crisi dell'unità individuale dei soggetti e delle grandi domande sul presente e sul senso dell'esistenza. Sostanzialmente un'autentica rivoluzione culturale ed esistenziale in cerca di punti riferimento, di nutrimenti e di conferme. 

Il grande successo di un testo difficile come l'Anti-Edipo di Deleuze e Guattari, una specie di Bildungsroman generazionale, era l'indice più evidente delle modifiche in corso. Certamente ciò significava anche il tramonto della storica centralità operaia e cioè di quel motore centrale che aveva assicurato la riproduzione del conflitto e che aveva fatto sì che qui da noi, a differenza della Francia, il '68 fosse durato un decennio di più. E in effetti gli operai in Italia hanno avuto un ruolo determinante. Probabilmente il nostro '68 non ha mai avuto la radicalità e la profondità culturale di quello del maggio francese, ma lì, in Francia, nell'inverno di quell'anno il movimento era già finito con la svolta gollista e gli operai erano tornati silenziosi nelle fabbriche; mentre in Italia con l'autunno caldo la centralità della fabbrica era diventata l'asse portante di tutto il conflitto e la sua egemonia aveva investito tutta la società.

 Il movimento dei consigli di fabbrica è stato probabilmente la più complessa espressione della maturità operaia in Europa. Sostanzialmente ha rappresentato una vasta democrazia di base sorretta dai processi materiali che si assumeva il compito generale di rinnovare la società in direzione egualitaria. Basti pensare che nella piattaforma dei metalmeccanici (FLM) del '74-75, tra le rivendicazioni, vennero contemplati il diritto allo studio, il diritto alla casa, il diritto alla salute, cioè i contenuti, gli obiettivi generali che in genere sono di un partito, come del resto la conquista delle 150 ore (ossia l'ottenimento del titolo di studio) durante l'orario di lavoro e quindi a spese del padrone. Si può dire che proprio questo grande ciclo di lotte assicurava al resto della società quegli spazi di libertà che consentivano ai movimenti sociali di riprodursi in continuazione."

(PRIMO MORONI - "Ma l'amor mio non muore"  in ARCHIVIO PRIMO MORONI)


 

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