Vivere a sinistra in quegli anni (1)

"Per molti, a quel punto, la riflessione sugli anni Settanta divenne indispensabile perché la sconfitta non solo coinvolgeva tutti i movimenti ma anche quella forza principale che aveva permesso la conquista degli spazi di libertà all'esterno, nella società, cioè il corpo centrale della classe operaia, il sindacato dei consigli, che erano stati fatti fuori in tre o quattro anni dal Partito comunista e dal sindacato confederale. 

Da quella riflessione e dalla rilettura storica di quel periodo il paradosso che emergeva e diventava evidente era la constatazione che, durante gli anni di forza del movimento, c'era stata la lunga stagione della strategia della tensione poi, con quella di Brescia del '74 e in coincidenza con l'inizio della crisi del movimento e con i nuovi indirizzi del PCI, le stragi si erano interrotte di colpo fino a quella di Bologna che venne compiuta sei anni dopo. 

La domanda politica del perché le forze della strategia della tensione per tutto quel periodo non avessero fatto più attentati aveva una risposta molto inquietante e anche drammatica. Il fatto era che in Italia, ormai da anni, si stava attuando una svolta istituzionale tale e quale a un autentico e strisciante colpo di stato e la cosa spaventosa e impressionante era che veniva gestito, coperto e appoggiato dal sindacato e dal Partito comunista. 

Questo fu un dramma politico culturale di enorme complessità perché un Partito comunista sostanzialmente votava la gran parte delle leggi speciali che erano tutte in deroga ai principi costituzionali e allo stato di diritto. Non che il PCI sia stato mai particolarmente libertario: l'ideologia del gruppo dirigente del PCI è stata piuttosto repressiva da sempre. Da ciò però passare direttamente alla gestione della repressione fu una modifica del quadro complessivo tale da far sì che quella che prima era stata la strategia della tensione, fatta essenzialmente di trame occulte, diventasse invece palese e direttamente gestita dai ministri, dal governo come strategia complessiva: era un'altra cosa rispetto alle bombe ma con obiettivi altrettanto violentemente repressivi. 

L'unica spiegazione da dare a posteriori è che queste forze occulte si sentivano soddisfatte della svolta istituzionale in corso e non avevano bisogno di fare le stragi come strumento di pressione. Però questo poneva una serie di questioni non irrilevanti perché grandi pensatori come Asor Rosa, come Cacciari, come Tronti, che in quel momento erano nel Partito comunista ma che erano stati anche molto vicini alla cultura e all'elaborazione teorica del marxismo critico della Nuova Sinistra, non capirono che cosa stesse in realtà succedendo e non fecero niente se non alcune battaglie genericamente garantiste. 

Altro e con altri mezzi sarebbe stato il problema più radicale da affrontare: mutava il sistema produttivo, mutava il complesso del sistema dei partiti e della centralità democristiana e dello schieramento internazionale, tutto ciò significava che si stavano modificando interamente le regole del gioco, gli spazi di libertà individuali e che, conseguentemente, tutte le culture che erano di segno opposto venivano fatte fuori. 

Se poi si pensa che a tutto ciò si aggiunse il dramma dei processi politici con il problema dei pentiti e dei dissociati ci si rende conto che cosa significasse vivere a sinistra in quegli anni…"

(PRIMO MORONI - "Ma l'amor mio non muore"  in ARCHIVIO PRIMO MORONI)


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