Vivere a sinistra in quegli anni (2)

"Questo fatto dell'essere di sinistra, per lo meno per la mia generazione ci metto quelli che hanno fatto ricerca, indifferentemente dai valori qualitativi e quantitativi, quelli cioè che hanno partecipato a Quaderni Rossi, a Classe Operaia o a Potere Operaio, e poi all'Autonomia e al movimento del '77 non ha mai significato fare un uso della teoria marxista come di un Talmud, come cioè un punto irrinunciabile di riferimento. 

Ci si richiamava al marxismo critico come a uno strumento di conoscenza, e non come a una Weltanschauung, a una concezione generale del mondo. Marx verrà affiancato da Fanon, da Joyce, da Rosa Luxemburg, da Don Milani, da Sartre, da Foucault. Non c'era un criterio: tutt'al più una trama di fondo che attraversava la storia dall'Ottocento a oggi. Era un modo di leggere le trasformazioni economico-produttive, ma non solo quelle perché, a quelle analisi, gli si affiancavano Laing, Cooper, Basaglia, la grande cultura del modernismo che va dal Faust di Goethe per arrivare a Mondrian, alla musica del Novecento e in più mantenendo dentro tutto ciò la rivolta esistenziale della generazione degli anni Sessanta. Quindi c'era molto Camus o Musil, Sartre e Joyce. Il che voleva dire che alla radice tu ponevi come problema te stesso e la destrutturazione di quello che avevi dentro come percezione del mondo. 

Era capire che quello che eri come soggetto spontaneo a 18, 19 anni era esattamente tutto quello che avevi dentro e che però non avevi scelto di avere: ti era stato portato da altri senza che ci fosse una difesa possibile. E' un concetto specificatamente sartriano, un uso marxista del pensiero sartriano: per questo motivo c'è stato quell'incrocio teorico sulle istituzioni totali, con Laing, con Cooper, con Basaglia o con altri, dovevi destrutturare e capire allora perché nella sessualità avevi paura della omosessualità, perché se trovavi una donna eri geloso, perché avevi un contrasto con la figura materna o paterna che poi trasferivi nella società. 

E poi ancora, che tipo di rapporto avevi con il denaro o con il corpo: per fare ciò non era sufficiente lo strumento marxiano, dovevi dilatarlo all'infinito con una serie di questioni che in realtà, per lungo tempo, ti destrutturavano come soggetto perché diventavi senza più riferimenti. Questo mantenere l'inquietudine del mondo produce solitudine, angoscia e, a volte, determina un confine sottile fra follia e ragione. Ti confronti con il dominio del potere rovesciando i saperi e creandone altri. 

Questo non avere riferimenti od orizzonti determinati, ma possedere gli strumenti per rendere flessibile la propria capacità soggettiva di rapportarsi al mondo destrutturando però se stessi, è una delle fasi più determinanti perché una volta innescato quel meccanismo non ci si ferma più, non puoi tornare indietro. Non si ferma più e diventa una continua dilatazione: quindi è comprensibile che una parte dei giovani hippies degli anni Sessanta pensassero che per scoprire ancora di più profondamente quello che realmente erano loro e che non avevano scelto di essere, fosse necessario ricorrere all'acido lisergico, perché sotto l'effetto dell'LSD, nel viaggio, scoprivi quello che eri veramente e una volta terminato l'effetto allucinogeno potevi davvero eliminare quelle parti negative che venivano individuate. Il ricorso all'acido era un tentativo estremo: se non lo facevi con l'acido lo facevi con una grande concentrazione e una serie di letture disordinate e sterminate ma che a un certo punto diventavano armonia e quindi eri capace di capire immediatamente, aprendo un testo, ascoltando una musica, che forse tutto ciò rientrava in quella filigrana di fondo molto diversificata che contribuiva a darti forza e capacità di analisi o di relazione con il mondo. 

La sensazione è che, negli anni Ottanta, questo percorso che era durato vent'anni andasse in malora anche perché, come ho già detto, sparivano tutte le culture di riferimento creando questo vuoto, questo collasso che dura tuttora. 

A volte, durante i moltissimi dibattiti in giro per l'Italia cui partecipo, distribuisco bibliografie di riferimento in relazione ai temi affrontati e mi rendo conto che non esistono più i libri che cito: non ci sono proprio più. Per di più sono scomparse quasi tutte le riviste di dibattito: solo ultimamente sono riapparsi segnali di autogestione della comunicazione, il che vuol dire che forse sta cambiando qualche cosa, ma per anni e anni non c'è stato più niente."

(PRIMO MORONI - "Ma l'amor mio non muore"  in ARCHIVIO PRIMO MORONI)


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